L’Irlanda del Nord compie 100 anni ma non ha niente da celebrare

Avvenire, 20 ottobre 2021

Ci ha pensato il presidente della Repubblica d’Irlanda, Michael D. Higgins, a suggellare il fallimento delle celebrazioni per il centenario della nascita dell’Irlanda del Nord in programma quest’anno. Respingendo al mittente l’invito alla cerimonia interconfessionale che si terrà il 21 ottobre prossimo ad Armagh, nella cattedrale anglicana di Saint Patrick, il presidente irlandese ha preso una posizione coraggiosa e controversa – come dimostra il coro di critiche innescate – ma ha anche scoperto definitivamente il vaso di Pandora sulle contraddizioni di un centenario costellato dalle polemiche, svolto finora in sordina non soltanto a causa della pandemia. La storica ricorrenza ha evidenziato il profondo solco che ancora oggi divide le due principali comunità irlandesi: quella cattolico-nazionalista e quella unionista-protestante, facendo riemergere i fantasmi di uno stato che fu creato artificialmente dagli inglesi nel 1921. Continua a leggere “L’Irlanda del Nord compie 100 anni ma non ha niente da celebrare”

La “memoria condivisa” è un ossimoro

Fuori binario, agosto 2021

Per liberare Firenze dal nazifascismo, nell’estate del 1944, non bastò una battaglia ma ne furono necessarie addirittura due, come spiegò a suo tempo Piero Calamandrei. Una di natura strategica, combattuta a distanza tra le artiglierie alleate disposte sui colli a sud dell’Arno contro quelle tedesche schierate sul semicerchio contrapposto delle colline di Fiesole. L’altra tattica, nel cuore di Firenze, che fu combattuta con armi leggere per le strade e le piazze della città, tra il popolo insorto e i nazifascisti che si barricarono tra le rovine dei palazzi, lasciando che i suoi monumenti fossero ridotti in macerie per poter poi incolpare gli Alleati. Continua a leggere “La “memoria condivisa” è un ossimoro”

Quando i nazisti entrarono nella Resistenza

Avvenire, 21 luglio 2021

Ci sono voluti più di settant’anni per riabilitare i soldati tedeschi che si ribellarono all’idea distorta di patria inculcata dal nazismo. Coloro che in nome di valori universali seppero dire “no” agli orrori del Terzo Reich e si fecero guidare dalla coscienza verso una scelta rischiosa, spesso mortale: abbandonare la divisa e passare dalla parte del nemico, trasformando il proprio dissenso in resistenza attiva. Per la Germania è stata una delle pagine del passato più difficili da affrontare. Fino a poco tempo fa quelli che avevano trovato nella diserzione l’unica scelta morale possibile erano stati relegati nell’oblio oppure erano rimasti sepolti sotto il peso di uno stigma quasi incancellabile. Continua a leggere “Quando i nazisti entrarono nella Resistenza”

Del Boca, la cattiva coscienza dell’Italia coloniale

(Raffaele Salinari, da Il Manifesto del 7 luglio 2021)

Ci ha lasciato Angelo Del Boca, la coscienza critica del colonialismo degli «italiani brava gente». Nato a Novara il 23 maggio del 1925; il padre aveva combattuto come fante nella prima battaglia dell’Isonzo durante la Grande Guerra e dunque già da piccolissimo si era dovuto confrontare con gli interrogativi che immancabilmente attraversano quanti hanno vissuto, più o meno direttamente, un’esperienza così traumatica. Nei libri autobiografici, in particolare in quelli che ricordano la sua esperienza partigiana, il ruolo testimoniale del padre e le ombre gettate sul suo mondo giovanile dalla Grande Guerra, diventano centrali nella formazione di una sensibilità verso i processi storici in generale e quelli coloniali in particolare. Continua a leggere “Del Boca, la cattiva coscienza dell’Italia coloniale”

McCann: “racconto due padri divisi dalla guerra ma uniti dal dolore”

Avvenire, 1 giugno 2021

Due padri uniti dall’empatia del dolore dopo la tragica morte delle giovani figlie. Un ebreo e un palestinese: potevano odiarsi rinfacciandosi i rispettivi lutti, invece diventano amici e insieme cercano la redenzione di fronte a un dolore così atroce. Rami Elhanan e Bassam Aramin sembrano due personaggi usciti dall’Iliade eppure sono autentici, reali, in carne e ossa. Smadar, la figlia 14enne di Rami, fu uccisa da un kamikaze palestinese mentre faceva shopping con le amiche, nel centro di Gerusalemme. Abir, 10 anni, figlia di Bassam, fu colpita a morte fuori dalla sua scuola da un giovane soldato israeliano che sparava proiettili di gomma su civili inermi.
 La tragica simmetria di quelle morti distrugge due giovani vite ma per una volta non genera desideri di vendetta perché i loro padri fanno conoscenza grazie a un’organizzazione di sostegno per genitori che hanno perso i figli nel conflitto. Continua a leggere “McCann: “racconto due padri divisi dalla guerra ma uniti dal dolore””

Bobby Sands, poesie dall’inferno

Avvenire, 12 maggio 2021

Sono riemerse dall’oblio all’improvviso, quasi come un fiume carsico, nuove testimonianze dall’inferno carcerario di Bobby Sands e dei prigionieri politici irlandesi. Scritti, lettere e memorie che a distanza di quarant’anni riaprono ferite lontane e mai rimarginate del tutto. Minuscoli pezzi di carta ormai erosi dal tempo, alcuni con quella firma inconfondibile – “Marcella, blocco H5” -, lo pseudonimo che Sands usò a lungo per firmare i suoi scritti clandestini dal carcere di Belfast, tra il 1977 e il 1981. Continua a leggere “Bobby Sands, poesie dall’inferno”

Jovan Divjak: eroe di guerra, costruttore di pace, uomo giusto

Avvenire, 9 aprile 2021

“Non chiamatemi generale, quelli sono tutti all’Aja”: l’umorismo, la modestia e la profonda umanità avevano reso il serbo Jovan Divjak un uomo popolarissimo nella sua Sarajevo, la città che aveva provato a difendere dal più lungo assedio del Novecento. Scomparso ieri all’età di 84 anni dopo una lunga malattia, Divjak è stato un soldato ma soprattutto un costruttore di pace. Continua a leggere “Jovan Divjak: eroe di guerra, costruttore di pace, uomo giusto”

Quando Bobby Sands voleva essere George Best

Avvenire, 13 marzo 2021

Quelli erano gli anni in cui George Best infiammava gli stadi di tutta Europa con la casacca rossa del Manchester United. Nei campetti di Belfast, sua città natale, c’erano schiere di ragazzini che sognavano di imitarlo. Uno di loro abitava poco distante da casa Best e qualche anno dopo sarebbe passato alla storia anche lui. Ma per ragioni assai lontane dallo sport. Da ragazzino, alla metà degli anni ‘60, Bobby Sands divideva il suo tempo libero tra le gare podistiche e la squadra di calcio della sua scuola, la Stella Maris di Rathcoole, un sobborgo di Belfast che a quei tempi era una zona mista in cui vivevano famiglie cattoliche e protestanti. Giocava mezzala, era esile, non aveva i piedi buoni ma correva veloce e soprattutto non mollava un pallone agli avversari. In breve tempo divenne un pilastro di quella squadra, la Star of the Sea, dove giocavano i cattolici come lui ma anche i protestanti e persino un mormone. Continua a leggere “Quando Bobby Sands voleva essere George Best”

Gli sport gaelici provano a unire Belfast

Venerdì di Repubblica, 8 gennaio 2020

Erano cinquant’anni che non si vedevano palloni da calcio gaelico e mazze da hurling a Belfast est. Più o meno da quando l’escalation di violenza che travolse l’Irlanda del Nord alla fine degli anni ‘60 non costrinse anche il St. Colmcille Gaelic Athletic Association a sciogliersi per sempre. La squadra intitolata a Columba di Iona, uno dei santi patroni dell’isola, promuoveva gli sport gaelici in uno spirito di fratellanza e inclusione ma avendo la sede e il campo da gioco nel cuore della roccaforte unionista protestante della città rappresentava un’anomalia insopportabile in tempi in cui a prevalere erano l’odio e l’intolleranza. Continua a leggere “Gli sport gaelici provano a unire Belfast”