Jovan Divjak: eroe di guerra, costruttore di pace, uomo giusto

Avvenire, 9 aprile 2021

“Non chiamatemi generale, quelli sono tutti all’Aja”: l’umorismo, la modestia e la profonda umanità avevano reso il serbo Jovan Divjak un uomo popolarissimo nella sua Sarajevo, la città che aveva provato a difendere dal più lungo assedio del Novecento. Scomparso ieri all’età di 84 anni dopo una lunga malattia, Divjak è stato un soldato ma soprattutto un costruttore di pace. Continua a leggere “Jovan Divjak: eroe di guerra, costruttore di pace, uomo giusto”

Quando Bobby Sands voleva essere George Best

Avvenire, 13 marzo 2021

Quelli erano gli anni in cui George Best infiammava gli stadi di tutta Europa con la casacca rossa del Manchester United. Nei campetti di Belfast, sua città natale, c’erano schiere di ragazzini che sognavano di imitarlo. Uno di loro abitava poco distante da casa Best e qualche anno dopo sarebbe passato alla storia anche lui. Ma per ragioni assai lontane dallo sport. Da ragazzino, alla metà degli anni ‘60, Bobby Sands divideva il suo tempo libero tra le gare podistiche e la squadra di calcio della sua scuola, la Stella Maris di Rathcoole, un sobborgo di Belfast che a quei tempi era una zona mista in cui vivevano famiglie cattoliche e protestanti. Giocava mezzala, era esile, non aveva i piedi buoni ma correva veloce e soprattutto non mollava un pallone agli avversari. In breve tempo divenne un pilastro di quella squadra, la Star of the Sea, dove giocavano i cattolici come lui ma anche i protestanti e persino un mormone. Continua a leggere “Quando Bobby Sands voleva essere George Best”

Gli sport gaelici provano a unire Belfast

Venerdì di Repubblica, 8 gennaio 2020

Erano cinquant’anni che non si vedevano palloni da calcio gaelico e mazze da hurling a Belfast est. Più o meno da quando l’escalation di violenza che travolse l’Irlanda del Nord alla fine degli anni ‘60 non costrinse anche il St. Colmcille Gaelic Athletic Association a sciogliersi per sempre. La squadra intitolata a Columba di Iona, uno dei santi patroni dell’isola, promuoveva gli sport gaelici in uno spirito di fratellanza e inclusione ma avendo la sede e il campo da gioco nel cuore della roccaforte unionista protestante della città rappresentava un’anomalia insopportabile in tempi in cui a prevalere erano l’odio e l’intolleranza. Continua a leggere “Gli sport gaelici provano a unire Belfast”

Craig Hodges, pioniere dell’antirazzismo nella NBA

Avvenire, 19 dicembre 2020

Il primo ottobre 1991 a Washington è una splendida giornata di sole. I Chicago Bulls, freschi vincitori del campionato Nba, sono ospiti del presidente degli Stati Uniti George Bush nei giardini della Casa Bianca. Ci sono tutti tranne Michael Jordan, già leader di una squadra che si prepara a dominare gli anni ‘90. Ma quel giorno in pochi si accorgono dell’assenza del miglior giocatore delle finali perché un suo compagno di squadra ruba la scena a tutti. In mezzo a dirigenti e giocatori in rigoroso completo scuro e cravatta spicca un uomo vestito di bianco che indossa un dashiki, la tunica tradizionale dell’Africa occidentale. Per fugare ogni equivoco Phil Jackson, allenatore dei Bulls, spiega che il ragazzo in bianco è Craig Hodges, il miglior tiratore della squadra, e lo invita a dar prova delle sue abilità. Al termine dell’esibizione, che lo vede infilare nove tiri consecutivi da tre punti nel canestro della Casa Bianca, Hodges va dal presidente e lo informa di aver consegnato alla sua segreteria una lettera scritta di suo pugno. Era un disperato appello a migliorare le condizioni di vita dei neri.
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Igiene e distanziamento: così il ghetto di Varsavia sconfisse il tifo

Avvenire, 12 dicembre 2020

Per lo storico polacco Emanuel Ringelblum, fondatore dell’archivio del Ghetto di Varsavia, si trattò di un fenomeno semplicemente inspiegabile. Negli appunti ritrovati dopo la sua fucilazione da parte dei nazisti, lo studioso spiegava che quell’epidemia di tifo scoppiata nel ghetto all’inizio del 1941 doveva aumentare in modo esponenziale fino a raggiungere il suo picco in autunno. Invece la curva dei contagi calò improvvisamente del 40 percento fino a svanire del tutto proprio in concomitanza con l’arrivo del freddo, senza alcuna apparente spiegazione razionale. Continua a leggere “Igiene e distanziamento: così il ghetto di Varsavia sconfisse il tifo”

La Scozia saluta il suo “patriota”

Avvenire, 1 novembre 2020

“Alba Gu Bràth” (“Scozia per sempre”): fino all’ultimo dei suoi giorni Séan Connery ha portato con orgoglio la scritta che si era tatuato sul braccio da ragazzino, quand’era solo un cadetto della Marina britannica. Quello dell’indomito indipendentista è il ruolo che ha interpretato con maggior convinzione in tutta la sua lunga e straordinaria carriera. Salvo rifiutarsi di partecipare al film più filoscozzese di sempre, Braveheart di e con Mel Gibson del 1995. La motivazione ufficiale fu che era già impegnato nelle riprese di un’altra pellicola ma di certo non gli dispiacque più di tanto lasciare a Patrick McGoohan il ruolo che gli avevano offerto, quello di Edoardo I Plantageneto, il re britannico noto come “il martello degli scozzesi”. Continua a leggere “La Scozia saluta il suo “patriota””

La resa dei conti

Focus Storia, ottobre 2020

Agosto 1948. Grazie a una soffiata, vengono ritrovati in un campo i resti martoriati dei conti Manzoni Ansidei: la contessa Beatrice e i figli Luigi, Giacomo e Reginaldo insieme alla domestica di famiglia. Tre anni prima erano stati prelevati dalla loro villa a Lugo di Romagna, condotti in un podere a pochi chilometri di distanza e uccisi da un gruppo di partigiani che poi avevano occultato i cadaveri. I Manzoni erano una famiglia di nobili proprietari terrieri, sostenitori del fascismo fin dagli albori, e uno dei figli della contessa aveva fatto carriera nella Repubblica di Salò. Continua a leggere “La resa dei conti”

Il coraggio di una donna nell’inferno jiahidista

Avvenire, 9 ottobre 2020

Giunta sulla soglia dei novant’anni Edna O’Brien non smette di stupire. È sempre stata una scrittrice coraggiosa, fedele soltanto alla sua memoria, alla sua immaginazione e alla geometrica bellezza della sua scrittura. Esattamente sessant’anni fa il suo primo romanzo Ragazze di campagna – destinato a diventare un bestseller internazionale – fu prima bandito poi addirittura dato alle fiamme perché descriveva il desiderio sessuale femminile, la povertà, l’alcolismo e la misoginia tipiche delle campagne irlandesi in cui era cresciuta. Da quel libro sarebbe nata la trilogia che l’ha fatta conoscere in tutto il mondo anche come ambasciatrice letteraria dei diritti delle donne. Continua a leggere “Il coraggio di una donna nell’inferno jiahidista”

Turchia, Grup Yorum di nuovo sotto processo e in sciopero della fame

di Gianni Sartori

La prima udienza del maxi processo contro una trentina di musicisti di Grup Yorum si è svolta il 14 febbraio. Al momento, alcuni sono in carcere, due latitanti e altri due in sciopero della fame ormai da oltre 240 giorni.

Su questa questione sgombriamo il campo dagli equivoci. Al solito, qualcuno farà confronti con lo sciopero della fame del 1981 costato al vita a dieci Repubblicani irlandesi. I sette militanti dell’IRA e i tre dell’INLA morirono mediamente dopo un paio di mesi di astensione dal cibo. Bisogna però precisare che l’incredibile durata di questi scioperi nelle prigioni turche (così come di quelli in cui persero la vita oltre un centinaio di militanti della sinistra rivoluzionaria turca ormai venti anni fa) è dovuta ad alcuni accorgimenti, come l’utilizzo preventivo di vitamine. In realtà quella che si prolunga è soprattutto l’agonia, la sofferenza per i militanti che comunque, anche in caso di eventuale sospensione, rischiano danni irreparabili, sia fisici che mentali.
Detto questo, diventa prioritario “agire prima che qualcuno di loro perda la vita” come sostengono da tempo varie organizzazioni. In particolare, l’Associazione del foro di Istanbul, un’Associazione di medici di Istanbul, l’Iniziativa degli artisti e l’Assemblea artistica che hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, un appello rivolto alle autorità affinché si comportino in maniera responsabile nei confronti degli imputati. E in particolare di chi è in sciopero della fame (ora diventato digiuno fino alla morte) ormai da oltre 240 giorni per protestare contro le restrizioni (proibizione dei loro concerti per il carattere politico delle canzoni) e la continua repressione a cui i membri di Grup Yorum vengono sottoposti da anni. Prima del processo iniziato il 14 febbraio, per molti di loro la “detenzione provvisoria” era durata due anni.
La cantante Helin Bölek e il chitarrista Ibrahim Gökcek non si alimentano dal 16 maggio 2019 rivendicando il diritto alla libera espressione artistica. Trattati dal governo turco alla stregua di delinquenti, musicisti e cantanti sono stati arrestati per “appartenenza a una organizzazione terrorista”. Per la precisione, sono accusati di far parte del DHKC-P (Devrimci Halk Kurtuluş Partisi-Cephesi) o comunque di fare propaganda per questa organizzazione armata. Continua a leggere “Turchia, Grup Yorum di nuovo sotto processo e in sciopero della fame”