Bosnia, una legge per le vittime degli stupri di guerra

Avvenire, 30 agosto 2023


Ci sono voluti anni di battaglie legali, di petizioni e iniziative di protesta. Oltre alla caparbietà di chi non si è mai voluto arrendere di fronte a una colossale ingiustizia. Alla fine, però, i “figli dimenticati” della guerra di Bosnia hanno vinto: sono riusciti a farsi riconoscere come categoria sociale e giuridica, a far valere i loro diritti, forse persino a tracciare un percorso replicabile in altre parti del mondo. Trent’anni dopo la guerra che sconvolse i Balcani, la nuova legge approvata dal parlamento della Federazione di Bosnia-Erzegovina riconosce per la prima volta i bambini nati dagli stupri e le donne che subirono violenza come vittime civili di guerra, offrendo loro la possibilità di scegliere tra una pensione di invalidità e un assegno mensile di assistenza.
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Addio a Marko Vešović, il poeta resistente

Avvenire, 19 agosto 2023


Se n’è andato ieri all’età di 78 anni Marko Vesovic, uno degli ultimi grandi intellettuali dell’ex Jugoslavia, il poeta che combatté con i versi per difendere l’anima di Sarajevo di fronte al feroce assedio degli anni ‘90. Durante la guerra avrebbe potuto lasciare la città ma scelse di non andarsene e di continuare a stare dalla parte delle vittime, perché la sua presenza e la sua scrittura infondevano coraggio e speranza ai sarajevesi. Per anni era stato docente di estetica all’università, editorialista e critico dei principali quotidiani bosniaci e montenegrini, autore di una trentina di libri in poesia e prosa.
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La nuova rispettabilità dei produttori di armi

Avvenire, 9 luglio 2023


Sembra trascorso un secolo da quando il parlamento italiano, anche in seguito alle pressioni della Rete italiana pace e disarmo, bloccava definitivamente l’esportazione in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti di circa ventimila bombe prodotte dalla Rwm Italia di Domusnovas, nel sud della Sardegna. Eppure accadde appena due anni fa, nel 2021. Poi qualcosa è cambiato, e una deriva etica favorita dal ritorno della guerra in Europa sta diffondendo sempre più la percezione che esistano armi “buone”. Che produrle ed esportarle verso paesi responsabili di massacri e crisi umanitarie sia un business come un altro. Continua a leggere “La nuova rispettabilità dei produttori di armi”

La Germania ha storicizzato la Resistenza. L’Italia no

Avvenire, 3 giugno 2023


(da Berlino)
Quello che Primo Levi definì “il libro più importante sulla resistenza tedesca al nazismo” fu scritto in una casa al numero 19 dell’odierna Rudolf-Ditzen-Weg, nel quartiere berlinese di Pankow. Lì abitava Hans Fallada, il massimo esponente del neorealismo tedesco che nel 1947 dette alle stampe il suo capolavoro, Ognuno muore solo, un ritratto agghiacciante della Germania sotto il nazismo. Alcolizzato, più volte incarcerato e rinchiuso in istituti psichiatrici, Fallada lo ultimò in meno di un mese, poco prima di morire. La sua casa si trova nel cuore del famigerato Majakowskiring, la strada a forma di ellisse in cui fino a non molti anni fa sarebbe stato quasi impossibile addentrarsi, poiché soltanto chi era in possesso di un permesso speciale era autorizzato ad entrare.
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Georgofili, il dolore è ancora vivo

Avvenire, 27 maggio 2023


Da quella notte di trent’anni fa, in cui perse gran parte della sua famiglia, non c’è stato un giorno in cui Luigi Dainelli non abbia ripensato alle sue nipotine Nadia, 9 anni, e Caterina, appena 50 giorni. Furono inghiottite entrambe dal crollo della Torre dei Pulci insieme ai loro genitori, il padre Fabrizio Nencioni e la madre Angela Fiume, custode dell’Accademia dei Georgofili. L’autobomba che Cosa Nostra fece esplodere il 27 maggio 1993 a due passi dalla Galleria degli Uffizi li uccise tutti sul colpo insieme a Dario Capolicchio, 22enne studente universitario fuori sede che viveva nel palazzo di fronte. Altre quarantotto persone rimasero ferite.
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“A Londra qualcuno non voleva l’accordo di pace in Irlanda”

Intervista a Gerry Adams (Avvenire, 11 maggio 2023)


C’è chi giura che Gerry Adams stia preparando l’ennesimo colpo di teatro della sua lunga carriera politica. E punti a farsi eleggere presidente della Repubblica d’Irlanda nel 2025, quando Michael D. Higgins lascerà al termine del suo secondo mandato. Quel che è certo è che l’uomo che ha traghettato l’IRA verso la fine della lotta armata continuerà a battersi fino alla fine dei suoi giorni per difendere l’Accordo di pace del Venerdì Santo dalle onde d’urto della Brexit e dalle minacce dei gruppi armati dissidenti. Cinque anni fa lasciò la presidenza dello Sinn Féin dopo aver guidato il partito ininterrottamente per 35 anni e averlo reso capace di raccogliere la maggioranza di consensi in tutta l’isola. Dal 2020 non ricopre più alcuna carica elettiva ma continua a essere un leader carismatico ascoltato sia in Irlanda del Nord che nel resto del mondo.
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Isole Aran, poesia ai confini del mondo

Avvenire, 28 aprile 2023

foto di Riccardo Michelucci

Inishmore (isole Aran), Irlanda

Nell’isola ai confini del mondo è facile smarrire del tutto la concezione del tempo. Da quando il traghetto molla gli ormeggi dal porticciolo di Rossaveel, immerso nelle nebbie eterne del Connemara, l’orologio segna tre quarti d’ora di traversata per raggiungere Inishmore, la più grande delle isole Aran. Ma forse è un’illusione, perché in questa striscia di roccia calcarea sferzata dal vento e sperduta nell’Atlantico il tempo sembra essersi fermato. Gli abitanti più anziani la chiamano ancora Inis Mór, e ricordano l’epoca in cui era considerata l’ultima roccaforte della cultura gaelica contro l’anglicizzazione dell’Irlanda. Una terra che dette i natali al più grande poeta in lingua irlandese, Máirtín Ó Direáin, e poi allo scrittore Liam O’Flaherty, l’illustre esponente del Rinascimento irlandese che sull’isola ambientò molti suoi romanzi.
Al volgere del XIX secolo vi mise piede per la prima volta anche un drammaturgo dai baffi cadenti e dall’aria malinconica che sarebbe diventato uno dei grandi del teatro irlandese, John Millington Synge.

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Belfast, 25 anni di pace con qualche ombra sul futuro

Avvenire, 9 aprile 2023

Erano le 17,36 del 10 aprile 1998 quando il senatore statunitense George Mitchell uscì dalle stanze del palazzo di Stormont e annunciò davanti alle telecamere di tutto il mondo che l’accordo di pace era stato sottoscritto. La più lunga guerra europea del XX secolo, che affondava le radici nei secoli precedenti, poteva dirsi finalmente conclusa. La fase decisiva dei negoziati era durata trenta ore ininterrotte e fino all’ultimo aveva rischiato di saltare facendo precipitare di nuovo l’Irlanda del Nord nel caos. Gli unionisti guidati da David Trimble erano stati sul punto di andarsene ma Blair era riuscito a trattenerli mettendo per iscritto vincoli temporali precisi sullo smantellamento degli arsenali dell’IRA. A Belfast il vento della storia soffiava forte in quei giorni e nel corso delle trattative un gruppo di bambini aveva legato ai cancelli del palazzo di Stormont palloncini colorati e cartelli che invocavano la pace. Un corrispondente statunitense osservò che mentre a Dayton serbi, croati e musulmani avevano fatto la pace in Bosnia sotto la minaccia dei bombardieri americani, a Belfast i negoziatori erano stati costretti a mettersi d’accordo per non deludere quei bambini.

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Sarajevo, il romanzo dell’assedio

Avvenire, 29 marzo 2023

Il racconto intimo della pulizia etnica di una metropoli europea. La cronaca di un urbicidio. Un ambizioso romanzo politico che diventa anche l’affresco di un’epoca tragica che speravamo di esserci lasciati alle spalle. Il bosniaco Damir Ovcina non sarebbe mai riuscito a scriverlo, se da ragazzo non avesse vissuto sulla propria pelle l’orrore nella sua città, Sarajevo, durante il più lungo assedio dai tempi della Seconda guerra mondiale. Il suo romanzo Preghiera nell’assedio (Keller, traduzione di Estera Miocic, pagg. 704, euro 22) è un’opera prima che trasforma quell’orrore in letteratura con uno stile diretto, un’oggettività descrittiva fatta di dettagli minuti ma vigorosamente esplicativi e una lingua che è specchio della desolazione e dell’impotenza di chi visse quei quattro anni di assedio. E anche un romanzo in parte autobiografico, in cui l’esperienza personale si fa narrazione quasi documentaria.

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