Sabotaggi, diserzioni, proteste. Il malessere dei soldati russi

Avvenire, 11 maggio 2022

L’ultimo episodio verificato risale al 3 maggio scorso quando, in piena notte, un uomo a volto coperto ha lanciato bottiglie molotov contro il centro di reclutamento dell’esercito della città di Nizhnevartovsk, in Siberia. Qualche giorno prima era accaduto lo stesso anche al commissariato militare di Zubova Polyana, a circa 400 chilometri a sud di Mosca. Il rogo ha distrutto i computer dell’archivio e ha cancellato i database con l’elenco dei coscritti, costringendo le autorità a interrompere gli arruolamenti in diversi distretti della Federazione. Continua a leggere “Sabotaggi, diserzioni, proteste. Il malessere dei soldati russi”

Ricordo di Jenin. In memoria di Shireen Abu Akleh

di Shireen Abu Akleh

La giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh è stata uccisa a sangue freddo da un cecchino dell’esercito israeliano mentre stava lavorando nel campo profughi di Jenin.
Quello che segue è uno degli articoli che Akleh scrisse l’anno scorso da Jenin.

Probabilmente è stata una coincidenza a riportarmi indietro di vent’anni. Quando sono arrivata a Jenin a settembre, non mi aspettavo di rivivere questa sensazione travolgente. Jenin è sempre la stessa fiamma inestinguibile che ospita giovani senza paura che non sono intimiditi da alcuna potenziale invasione israeliana. Il successo della fuga dalla prigione di Jalbou è stato il motivo per cui ho trascorso diversi giorni e notti in città. È stato come tornare al 2002, quando Jenin visse qualcosa di unico, diverso da qualsiasi altra città della Cisgiordania. Verso la fine dell’Intifada di Al-Aqsa, cittadini armati si sparpagliarono per tutta la città e sfidarono pubblicamente le forze di occupazione a fare irruzione nel campo. Continua a leggere “Ricordo di Jenin. In memoria di Shireen Abu Akleh”

Da Bobby a Michelle. Rivincita a Belfast

il Venerdì di Repubblica, 29 aprile 2022

Quella domanda era destinata a cambiare la storia. “Qualcuno, qui, avrebbe qualcosa da obiettare se prendessimo il potere in Irlanda con la scheda elettorale in una mano e la mitragliatrice nell’altra?” Danny Morrison, figura-chiave della comunicazione dell’IRA negli anni del conflitto, la rivolse all’assemblea del partito repubblicano indipendentista Sinn Féin nell’ottobre del 1981. Sei mesi prima, un prigioniero politico di nome Bobby Sands era stato eletto al parlamento di Westminster durante lo sciopero della fame in carcere che l’avrebbe condotto alla morte. Oltre trentamila voti suggellarono il suo sacrificio e convinsero il movimento repubblicano irlandese che la guerra si poteva vincere anche con le armi della democrazia. Di quella memorabile campagna elettorale Morrison fu il portavoce e l’alter ego di Sands, che era in fin di vita e non poteva muoversi dalla sua cella. Continua a leggere “Da Bobby a Michelle. Rivincita a Belfast”

“Troppi intellettuali russi hanno chiuso gli occhi sul regime”

Intervista a Sergej Lebedev
Avvenire, 19 aprile 2022

“Un solco profondo divide gli ucraini dai russi. Oggi in Ucraina vediamo il coraggio, la responsabilità, la solidarietà. In Russia soltanto la negazione della realtà, l’impotenza o la lealtà verso i criminali. L’idea di vicinanza, o fratellanza delle Nazioni, come si chiamava ai tempo dell’Unione Sovietica, è stata usata dai russi come strumento di dominio. Adesso parlare di vicinanza è persino irrispettoso nei confronti delle sofferenze degli ucraini”. Lo scrittore moscovita Sergej Lebedev, 41 anni, una delle voci più autorevoli della letteratura russa contemporanea, pronuncia un duro atto d’accusa nei confronti del suo Paese e non lesina critiche neanche nei confronti degli intellettuali russi, spiegando che “negli ultimi vent’anni hanno chiuso gli occhi di fronte al regime”. Continua a leggere ““Troppi intellettuali russi hanno chiuso gli occhi sul regime””

DDR, quando la poesia divenne un’arma contro l’Occidente

Avvenire, 15 aprile 2022

Berlino est, 1982. Un gruppo di uomini inizia a ritrovarsi una volta al mese all’ora del tè per discutere di poesia e letteratura. Studiano il pentametro giambico utilizzato da Shakespeare, le rime incrociate, i sonetti di Petrarca. Si cimentano nella scrittura di versi e poi li leggono a voce alta. Non sono dissidenti del regime comunista o intellettuali amanti della libertà bensì spie, ex agenti, giovani reclute e veterani della Seconda guerra mondiale. La stanza che li accoglie è infatti tappezzata di ritratti di Lenin e di Erich Honecker, leader della Germania orientale, e si trova all’interno del Ministero per la sicurezza dello Stato nel quartiere di Adlershof, un luogo così segreto da non essere nemmeno presente nelle mappe della città. Continua a leggere “DDR, quando la poesia divenne un’arma contro l’Occidente”

La marea dei pacifisti italiani a Leopoli

Avvenire, 3 aprile 2022

(Da Leopoli)
La lunghissima giornata dei duecentocinquanta pacifisti italiani in Ucraina inizia prima dell’alba, dopo una notte quasi insonne trascorsa nei pressi della cittadina polacca di Przemysl. Alle quattro del mattino un serpentone infinito, composto da decine di furgoni, minivan, auto, persino un pullman si incammina nel buio della campagna polacca per raggiungere il confine di Korczowa-Krakovets, incolonnandosi per affrontare controlli doganali sfiancanti. C’è chi dorme nei veicoli avvolto nella bandiera della pace, altri invece sono rimasti svegli tutta la notte per l’adrenalina. Poi si entra finalmente nel Paese in guerra, in direzione ostinata e contraria rispetto a quello che raccontano le cronache di queste settimane. Continua a leggere “La marea dei pacifisti italiani a Leopoli”

Bosnia, il sangue dimenticato dei cronisti di guerra

Avvenire, 1 aprile 2022

Sarajevo, marzo 1996
foto di Mario Boccia

Il primo giornalista che cadde nel conflitto dell’ex Jugoslavia si chiamava Egon Scotland. Era un reporter tedesco di 43 anni, inviato del periodico Sueddeutsche Zeitung. Fu colpito dai paramilitari serbi in Croazia, il 26 luglio 1991, mentre cercava di raccontare la fuga dei civili di fronte ai primi sussulti dell’orrore balcanico. Finora è anche l’unico giornalista assassinato in quegli anni per il quale sia stata fatta giustizia, condannando i responsabili. Le guerre nei Balcani sono state tra le più letali della storia per i giornalisti: alcuni divennero un “danno collaterale” cadendo in attacchi indiscriminati contro i civili, oppure furono colpiti dai cecchini mentre raccontavano gli scontri in prima linea, altri sono stati uccisi nelle strade delle loro città, fuori dalle loro case o nei loro stessi uffici. Continua a leggere “Bosnia, il sangue dimenticato dei cronisti di guerra”

Il viaggio più assurdo? A Mariupol con Tripadvisor

di Niccolò Rinaldi

È già viaggio ma è ancora prima della partenza: quel mettersi a navigare sul computer per progettare tappe e programmi di visite. Una volta decisa la destinazione, sui siti dedicati si scelgono gli alberghi e i luoghi da non perdere, ci si fa un’idea leggendo recensioni di chi ci ha preceduto, si prende qualche appunto e si comincia a farsi un’idea di dove stiamo per andare. Un anticipo del viaggio che ne è preparazione, ma oggi anche un surrogato non per guardare a ciò che ci attende una volta arrivati, ma per guardare all’indietro, là dove non andremo, là dove una città nel frattempo devastata è rimasta cristallizzata su internet.
Accade per Mariupol, come per tante altre città dell’Ucraina. I fusi orari della storia non sono sincronizzati, e Tripadvisor persiste nell’illustrare le attrazioni, con i “24 luoghi in ordine di preferenza dei viaggiatori”: si comincia con la Moschea del Sultano Solimano, con un voto da 5/5, e commenti del genere: “Bell’edificio e altrettanto bel giardino, luogo ideale da fotografare”. Continua a leggere “Il viaggio più assurdo? A Mariupol con Tripadvisor”

La guerra in Ucraina rischia di riaccendere il caos nei Balcani?

Avvenire, 13 marzo 2022

L’attacco russo all’Ucraina rischia di far scoppiare nuovamente il caos nei Balcani occidentali, innescando nuove tensioni in Serbia, in Kosovo e in Bosnia. A preoccupare i servizi di intelligence europei e statunitensi è soprattutto la Serbia, che ha storici legami culturali ed economici con la Russia, dalla quale dipende totalmente per il proprio approvvigionamento energetico. Ma soprattutto, Belgrado vede in Mosca un alleato politico capace di impedire che il Kosovo diventi membro dell’Onu avvalendosi del suo potere di veto in seno al Consiglio di sicurezza. E proprio in sede Onu non è passata inosservata la reazione del presidente serbo Aleksandar Vucic di fronte alla crisi ucraina. Continua a leggere “La guerra in Ucraina rischia di riaccendere il caos nei Balcani?”