Sangue e silenzi. I giorni dell’IRA

Avvenire, 14 febbraio 2021

È l’agosto del 2003 quando una tempesta estiva sulla costa orientale dell’Irlanda fa riemergere dalle acque del mare i poveri resti di un cadavere, come un lontano fantasma del passato. L’analisi del Dna fuga ogni dubbio: è il corpo di Jean McConville, una vedova quarantenne, madre di dieci figli, che aveva vissuto in povertà a Belfast prima di scomparire nel nulla, nel lontano 1972. Quattro anni prima di quel macabro ritrovamento l’IRA aveva ammesso la propria responsabilità nell’assassinio, spiegando che la donna era stata ‘punita’ perché ritenuta una collaboratrice della polizia britannica. Un gruppo di individui a volto coperto aveva bussato al suo appartamento a Divis Flats, un labirinto di case popolari nel cuore del ghetto cattolico di Falls Road, e l’aveva portata via mentre i suoi bambini gridavano in preda al terrore. Nessuno dei vicini sentì, né vide niente. Continua a leggere “Sangue e silenzi. I giorni dell’IRA”

Gli scheletri nell’armadio di Gerry Adams

adamsiragraffitiÈ l’agosto del 2003 quando una tempesta estiva sulla costa orientale dell’Irlanda fa riemergere dalle acque del mare i poveri resti di Jean McConville, come un lontano fantasma del passato. Sono trascorsi oltre tre decenni dal brutale omicidio di quella donna, vedova e madre di dieci figli, che aveva vissuto fino ad allora in povertà nel quartiere nazionalista di Falls Road, a Belfast. Quattro anni prima di quel macabro ritrovamento, l’I.R.A. aveva ammesso la propria responsabilità nell’assassinio, spiegando che la donna era stata ‘punita’ perché ritenuta una collaboratrice della polizia. Nel 1972, pochi giorni prima di Natale, un commando dell’esercito repubblicano irlandese l’aveva prelevata da casa sua e l’aveva condotta in una località ignota. La donna era stata sottoposta a un violento interrogatorio culminato in feroci torture – l’autopsia parlò di ossa spezzate e mani mozzate – e infine uccisa con un colpo di pistola alla nuca. Nella lunga storia costellata di lutti del conflitto in Irlanda del Nord, quello di Jean McConville sarebbe diventato il caso più noto ed emblematico nella lista delle persone “scomparse”, cioè delle vittime sepolte in luoghi segreti per depistare le indagini sulla loro tragica fine.

Jean McConville (a sinistra) con tre dei suoi dieci figli
Jean McConville (a sinistra) con tre dei suoi dieci figli

Il modus operandi dell’I.R.A., in quegli anni, prevedeva che gli informatori della polizia o dell’esercito britannico venissero ammazzati con un colpo di pistola alla testa e i loro corpi fossero lasciati sulla strada, ben visibili, per essere da monito per la comunità. Ma quando un omicidio veniva considerato imbarazzante per la stessa I.R.A. – come nel caso della McConville, madre di dieci figli e da poco rimasta vedova – il suo corpo ‘spariva’, veniva cioè sepolto in un luogo ignoto. Neanche la morte era sufficiente per cancellare la colpa di un informatore, il cui nome diventava sinonimo della peggiore abiezione: quella di aver tradito la propria gente aiutando il nemico, l’invasore inglese, per trarne un beneficio personale. Per questo i figli della McConville non hanno mai smesso di battersi non solo per conoscere tutta la verità sulla fine della donna, ma anche per riabilitarne il nome, affermando la sua innocenza. Una tesi confermata nel 2006 anche dal difensore civico dell’Irlanda del Nord Nuala O’Loan, al termine di un’inchiesta indipendente condotta sul caso: “la donna non era un’informatrice della polizia – conclude il rapporto – si era solo limitata ad aiutare un soldato inglese ferito nei pressi di casa sua”.
Ma quell’oscura vicenda risalente al 1972 era destinata ad andare ben oltre la dimensione familiare di una delle tante tragedie causate dal conflitto e a riemergere da un passato che pareva ormai rimosso, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’immagine del capo indiscusso, dell’icona vivente, dei repubblicani irlandesi: Gerry Adams. In anni recenti il caso di Jean McConville è stato tra quelli al centro dell’analisi dell’archivio di storia orale del Boston College, impegnato a raccogliere le testimonianze degli ex leader dei gruppi paramilitari irlandesi. Il patto con i ricercatori statunitensi prevedeva che gli intervistati rompessero il codice del silenzio e parlassero con la massima franchezza, ricevendo in cambio la promessa che niente sarebbe stato pubblicato prima della loro morte. Una delle testimonianze centrali è stata quella di Brendan Hughes, noto come The Dark, ex comandante della brigata dell’I.R.A. di Belfast, considerato una delle figure di maggior spicco del conflitto anglo-irlandese. Dopo la sua morte avvenuta nel 2008, le sue testimonianze sono state rese pubbliche integralmente nel libro Voices from the Grave curato dal noto giornalista irlandese Ed Moloney. Le parole di Hughes hanno denunciato e circostanziato il coinvolgimento di Gerry Adams nel caso McConville. “La donna – affermò Hughes – era un’informatrice degli inglesi. L’unità che inviai a perquisire la sua abitazione trovò una ricetrasmittente. L’arrestammo e la interrogammo, ma l’ordine di ucciderla arrivò dall’uomo che da anni guida il Sinn Fein. Non ho mai compiuto un’operazione del genere senza l’ordine o l’avallo da parte di Gerry Adams”.

Gerry Adams e Brendan Hughes insieme nel carcere di Long Kesh
Gerry Adams e Brendan Hughes insieme nel carcere di Long Kesh

Secondo le rivelazioni di Hughes, lo stesso Adams ordinò personalmente alcuni noti omicidi ‘punitivi’ compiuti dall’IRA nei primi anni ’70 e guidò il gruppo degli “sconosciuti”, un’unità speciale dell’esercito repubblicano irlandese che divenne attiva dal 1972 per assumere il comando della brigata di Belfast. Le parole di Hughes – poi confermate da altri ex esponenti di spicco dell’I.R.A. – gettano ombre pesantissime sul passato di Adams, perché sono state pronunciate da uno che per anni è stato uno dei suoi più stretti collaboratori e compagni di lotta. Non a caso, tre anni fa una Corte federale statunitense ha fatto causa al Boston College per ottenere le trascrizioni di quelle interviste e l’anno scorso la Corte d’Appello ha ordinato all’università di consegnare una parte delle interviste. È lì che la polizia del Nord Irlanda ha rinvenuto i nuovi indizi che nei giorni scorsi hanno portato al fermo e al prolungato interrogatorio di Adams. Se il leader del Sinn Fein sarà riconosciuto colpevole di aver commissionato quel brutale omicidio, potrà essere condannato al massimo a due anni di prigione perché un accordo tra unionisti e repubblicani prevede che nessun crimine commesso durante il conflitto prima del 1998 possa essere condannato a più di 24 mesi di carcere. Ma al di là degli sviluppi giudiziari e dell’eventuale incarcerazione di Adams, il caso McConville rischia di seppellire definitivamente la carriera politica del leader del più grande partito nazionalista d’Irlanda, un personaggio riconosciuto a livello mondiale come uno dei protagonisti dello storico processo di pace. La sua credibilità politica – da anni messa in discussione da chi sostiene che gli ideali indipendentisti siano stati traditi – appare ormai minata in modo irrimediabile, a causa delle sue ripetute menzogne. In primo luogo dalla sua ostinazione a negare il proprio ruolo attivo nella lotta armata e la propria adesione all’I.R.A. negli anni del conflitto. Senza scordare il ruolo controverso e mai chiarito dello stesso Adams e del suo vice McGuinness in alcuni dei momenti-chiave del conflitto, come lo sciopero della fame del 1981, nel quale Bobby Sands e altri nove attivisti si lasciarono morire di fame in carcere, al culmine di un tragico braccio di ferro col governo inglese.
RM

“Fu Gerry Adams a ordinare quegli omicidi”

Le testimonianze di Brendan “The Dark” Hughes contenute nel nuovo libro di Ed Moloney gettano nuove pesanti ombre sul passato del presidente di Sinn Fein. Ma stavolta con possibili conseguenze giudiziarie.

È appena uscito nelle librerie irlandesi e britanniche Voices from the Grave, il nuovo attesissimo libro del giornalista Ed Moloney, basato sulle testimonianze di due figure centrali del conflitto anglo-irlandese: Brendan Hughes, ex comandante della brigata dell’IRA di Belfast e David Ervine, leader del gruppo paramilitare protestante Ulster Volunteer Force. Il libro è basato sulle interviste raccolte alcuni anni fa dagli studiosi del Boston College. L’obiettivo dei ricercatori era quello di raccogliere le testimonianze degli ex leader dei gruppi paramilitari prima che fosse troppo tardi: il patto era che questi rompessero il codice del silenzio e parlassero con la massima franchezza, ricevendo in cambio la promessa che niente sarebbe stato pubblicato prima della loro morte (Hughes è morto nel 2008, Ervine un anno prima). Il libro era talmente atteso in Irlanda che 85 copie sono state vendute in mezz’ora subito dopo il loro arrivo negli scaffali della piccola libreria di Andersonstown, quartiere popolare repubblicano di Belfast ovest. Anche nel sud dell’isola si sono registrati molti casi simili. Appare particolarmente rilevante il fatto che nelle sue pagine un uomo di spicco dell’esercito repubblicano come “The Dark” confermi, per la prima volta, il coinvolgimento di Gerry Adams nella lotta armata: Hughes è stato per lunghi anni amico e compagno di lotta di Adams, che ha sempre invece negato di aver fatto parte dell’IRA. Secondo le rivelazioni di Hughes (un estratto qui), il presidente di Sinn Fein avrebbe ordinato personalmente alcuni noti omicidi ‘punitivi’ compiuti dall’IRA nei primi anni ’70. Uno di questi vide la morte e la sparizione del cadavere di Jean McConville nel 1972. La donna, che abitava nel quartiere nazionalista di Falls Road con i suoi dieci figli, fu punita per aver collaborato con l’esercito britannico, divenendo forse la più famosa tra le vittime dell’IRA “scomparse”, cioè sepolte in luoghi segreti per depistare le indagini sulla loro fine. “Non ho mai compiuto un’operazione del genere senza l’ordine o l’avallo da parte di Gerry – racconta Hughes – e vederlo seduto in parlamento negando il suo passato è come vedere Hitler che nega l’esistenza dell’Olocausto”. “La donna – prosegue Hughes – era un’informatrice degli inglesi. Inviai un’unità a perquisire la sua abitazione e trovò una ricetrasmittente. L’arrestammo e la interrogammo. L’ordine di ucciderla arrivò dall’uomo che da anni guida il Sinn Fein”. Far parte dell’Ira, per Brendan “The Dark” Hughes, era un onore, non una vergogna. Le sue dichiarazioni postume sono quindi una sorta di vendetta, perché il defunto volontario repubblicano riteneva inammissibile che Gerry Adams, suo vecchio amico e compagno, continuasse a negare il suo coinvolgimento. Lo considerava anche una mancanza di rispetto nei confronti dei compagni caduti. Adams avrebbe guidato il gruppo degli “sconosciuti”, un’unità speciale dell’esercito repubblicano che divenne attiva dal 1972, subito dopo il suo rilascio dalla prigione di Long Kesh, per prendere il comando della brigata di Belfast. Quando si scopriva che un nazionalista di Belfast lavorava come informatore per la polizia o l’esercito britannico, veniva ammazzato con un colpo alla testa e il suo corpo veniva lasciato sulla strada, perché fosse da monito per gli altri. Ma quando un omicidio veniva considerato imbarazzante per l’IRA – come nel caso della McConville, madre di dieci figli – il suo corpo ‘spariva’, veniva cioè sepolto in un luogo ignoto. Se il diretto coinvolgimento di Adams fosse confermato anche a livello giudiziario, il leader di Sinn Fein potrebbe fare la fine dell’ex presidente peruviano Fujimori, condannato un anno fa per violazioni dei diritti umani, tra cui la ‘sparizione’ di alcuni studenti.
Riccardo Michelucci