Peter, colpevole di avere diciott’anni a Belfast nel 1992

Sembra ieri, eppure sono passati due decenni esatti da quel 4 settembre del 1992, quando il diciottenne Peter McBride ebbe la sfortuna di imbattersi con la sua auto in un posto di blocco dell’esercito britannico, a Belfast. I militari gli intimarono l’alt e lui si fermò consegnando i documenti per i controlli di rito, incurante dei toni sprezzanti e vagamente razzisti che uscivano dalle bocche dei soldati del reggimento delle Scots Guards. Era pieno giorno nel quartiere repubblicano di New Lodge, e niente faceva presagire l’ennesima assurda tragedia che stava per compiersi. Prima di rimettere in moto l’auto, Peter si fece perquisire e aspettò che i soldati gli restituissero i documenti, insieme al cenno d’assenso che gli consentiva di ripartire. In quegli anni accadeva quasi ogni giorno di essere fermati ai posti di blocco, in Irlanda del Nord. Il ragazzo non si era scomposto e aveva mantenuto la calma, anche perché tutto si sarebbe aspettato, tranne che di essere freddato alle spalle dopo una perquisizione. James Fisher e Mark Wright, questi i nomi dei due assassini travestiti da Guardie Scozzesi, facevano parte di un contingente militare ufficialmente inviato in Irlanda per mantenere la pace, eppure non si fecero alcuno scrupolo a prendere la mira e a far fuoco sul povero Peter McBride.

Peter McBride

A Belfast nel non lontano 1992 si sparava sui civili disarmati come se fossero volatili, e la stagione della caccia durava tutto l’anno. Da quel 4 settembre di vent’anni fa la famiglia di Peter lotta per ottenere giustizia ma continua a sbattere inesorabilmente sul muro dell’ingiustizia britannica. Fisher e Wright non sono mai stati allontanati dall’esercito, neanche mentre erano in carcere in attesa di processo per omicidio.

Mark Wright e James Fisher

In prigione sono rimasti appena tre anni e mai è arrivata da parte loro o del reggimento di cui facevano parte una parola di pentimento o di condanna nei confronti del loro gesto.
RM