In carcere chi nega la dittatura

Venerdì di Repubblica, 4 ottobre 2019

Punire con il carcere chi nega, giustifica o minimizza il genocidio perpetrato dalla dittatura militare argentina negli anni ‘70. È quanto prevede la proposta di legge presentata nelle settimane scorse da Horacio Pietragalla Corti, deputato di Unidad Ciudadana, il partito dell’ex presidente Cristina Kirchner che ha trionfato alle primarie dell’agosto scorso. “Se alle elezioni del 27 ottobre riusciremo a far cadere il presidente Macri la legge sarà sicuramente approvata dal nuovo parlamento argentino”, garantisce Pietragalla Corti. Secondo il deputato 43enne l’Argentina deve imitare la Germania e altri paesi, che da anni sanzionano con la galera il negazionismo dell’Olocausto. Il suo disegno di legge va in quella direzione, e se il condannato è un funzionario dello Stato prevede anche l’interdizione dalle cariche pubbliche per un periodo di tempo pari al doppio della condanna.

Horacio Pietragalla Corti

“Purtroppo negli ultimi anni il mio paese ha fatto enormi passi indietro in tema di diritti umani”, spiega. “Il presidente di centrodestra Mauricio Macri ha fatto venir meno il consenso sulla gravità dei crimini commessi dalla dittatura tra il 1976 e il 1983. Ha messo in discussione il numero dei desaparecidos e continua a negare che nel nostro paese sia stato compiuto un genocidio”. Ma ancor più grave – denuncia Pietragalla Corti – è il fatto che questo governo abbia interrotto il percorso di democratizzazione delle forze dell’ordine e dell’esercito, incoraggiando nuovamente l’uso della forza indiscriminata. “In Argentina abbiamo di nuovo i prigionieri politici, molti di essi sono ex funzionari del governo precedente che si trovano in carcere senza alcuna condanna”. Da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, Pietragalla Corti non è un deputato come tutti gli altri: nel 2003, all’età di 27 anni, scoprì di essere figlio di due desaparecidos uccisi all’inizio della dittatura. A cinque mesi venne rapito dal tenente colonnello Hernán Tefzlaff che lo affidò alla sua governante. Ma crescendo iniziò ad avere sospetti sulla sua vera identità. Decise di sottoporsi al test del Dna dopo aver visto sul sito delle Nonne di Plaza de Mayo la foto di Liliana Corti, una vittima della dittatura che si sarebbe rivelata la sua vera madre. Oggi Horacio è uno degli uomini di punta della coalizione guidata dal candidato presidente Alberto Fernández. “Se vincereremo le prossime elezioni – conclude – saremo chiamati a ricostruire l’economia argentina dalle macerie lasciate dall’ultimo governo ma dovremo anche tornare a occuparci di diritti umani. Ad esempio ripristinando l’inchiesta parlamentare sulle aziende che furono complici della dittatura. Anche quella è stata insabbiata da Macri”.
RM