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Pinochet, Neruda e la “Lady di ferro”

Marzo 1999: Thatcher visita Pinochet a Wentworth, nel Regno Unito, dove l’ex dittatore era agli arresti domiciliari.
Marzo 1999: Thatcher visita Pinochet a Wentworth, nel Regno Unito, dove l’ex dittatore si trovava agli arresti domiciliari.

“È curioso”, scrive Jon Lee Anderson sul New Yorker, “che Margaret Thatcher sia morta lo stesso giorno in cui in Cile è stata riesumata la salma del grande poeta Pablo Neruda. Autore di Venti poesie d’amore e una canzone disperata e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1971, Neruda morì il 23 settembre 1973, dodici giorni dopo il colpo di stato con cui l’esercito cileno spodestò il presidente socialista Salvador Allende e portò il generale Augusto Pinochet al potere”. Neruda era un amico intimo e sostenitore di Allende. Era malato, ma nei giorni dopo il colpo di stato stava pensando di trasferirsi in Messico. Ai suoi funerali, migliaia di cileni sfilarono per le strade di Santiago, e al cimitero i presenti intonatarono l’Internazionale, nell’unico gesto pubblico di dissenso possibile dopo il colpo di stato. Nel frattempo, gli uomini del regime andavano in giro per la città a bruciare i libri di autori non graditi e a cercare, per uccidere o torturare, i sospetti dissidenti politici.
Un paio d’anni fa l’ex autista di Neruda ha espresso dei sospetti sulla morte del poeta: l’uomo ha raccontato che i dottori avevano fatto un’iniezione a Neruda, in seguito alla quale le sue condizioni di salute erano drasticamente peggiorate. Ci sono anche altri indizi che fanno pensare che il poeta possa essere stato avvelenato, ma bisognerà aspettare i risultati dei medici legali per sapere di più.
Ma cosa c’entra Margaret Thatcher con questa storia? L’8 aprile Barack Obama ha omaggiato l’ex premier britannica definendola “un esempio di libertà”. A dire la verità, non lo è stata affatto. Nel 1980, un anno dopo essere andata al potere, Thatcher ha eliminato l’embargo per la fornitura di armi al regime cileno che era stato deciso in precedenza dal governo britannico. Nel 1982, durante la guerra delle Falkland, Pinochet ha aiutato il governo britannico fornendo informazioni di intelligence sull’Argentina. Da quel momento in poi, la relazione tra i due politici è diventata una vera e propria amicizia: ogni anno la famiglia Pinochet si recava a Londra, e il generale e la premier si incontravano spesso per pranzare insieme o bere un bicchierino di whisky. Jon Lee Anderson racconta anche che nel 1998, quando Pinochet è stato arrestato per ordine del giudice spagnolo Baltasar Garzón, Thatcher ha mostrato la sua solidarietà andandolo a trovare. In quell’occasione, di fronte alle telecamere della tv britannica, ha detto: “So quanto siamo in debito con te, per il tuo aiuto durante la guerra delle Falkland”. Poi ha concluso: “Sei stato tu che hai portato la democrazia in Cile”. Pinochet è morto nel 2006, agli arresti domiciliari e con più di trecento capi d’accusa sulle spalle, dalla violazione di diritti umani alla frode. Fino alla fine, la sua unica difesa è stata un’umiliante dichiarazione di incapacità di intendere e di volere.
Negli anni della transizione alla democrazia, il Cile non ha fatto molto per esorcizzare i suoi demoni, e Pinochet ha continuato a esercitare una forte influenza sul paese. “Anche per questo è importante”, scrive Jon Lee Anderson, “sapere la verità su Neruda. Anche se si accertasse che il poeta è effettivamente morto di cancro, è importante per riaffermare un messaggio agli autocrati di tutto il mondo: le parole di un poeta sopravvivono alle loro, e sopravvivono anche agli elogi ciechi dei loro amici potenti”.

Gli scheletri nell’armadio della Spagna moderna

A quasi quarant’anni dalla morte di Franco la Spagna non è ancora riuscita a fare i conti con la memoria della guerra civile e dei successivi decenni di dittatura. Soltanto dopo la faticosa transizione democratica, con la fine della censura, l’apertura degli archivi e la scoperta delle fosse comuni, è stato finalmente possibile avviare un serio lavoro di ricerca su quei tragici anni. Ma quanto accaduto di recente a Baltasar Garzon ci ha confermato che l’eredità della guerra civile, nella Spagna odierna, non appartiene soltanto al passato: il paese si è diviso di nuovo sulla sorte del noto giudice, prima condannato e poi assolto dal Tribunale supremo di Madrid in una causa aperta contro di lui per abuso delle proprie funzioni in un’inchiesta sugli scomparsi del franchismo. Un contributo fondamentale al processo di costruzione di una memoria storica il più possibile condivisa lo stanno fornendo alcuni grandi storici della scuola britannica come Helen Graham, Antony Beevor, Gabriel Jackson e soprattutto Paul Preston, considerato oggi il principale esperto europeo sulla storia della Spagna moderna. La recente uscita del suo nuovo volume, The Spanish Holocaust (edito da Harper Collins, ma Mondadori manderà presto in libreria l’edizione italiana), non ha mancato di suscitare prevedibili polemiche a partire già dal titolo, ma lo storico inglese, docente alla London School of Economics e autore di autorevoli biografie di Franco e re Juan Carlos, ha chiarito i motivi di una scelta che può a prima vista apparire discutibile. “Ho scelto il termine ‘Olocausto’ – ci ha spiegato – per sottolineare il numero enorme di vittime registrate tra i civili. E per colpire quei lettori che hanno ancora un giudizio positivo di Franco e del suo regime. Ricordiamoci che la Spagna, al contrario della Germania e dell’Italia, non ha mai avuto un processo di defascistizzazione e denazificazione”. Continua la lettura di Gli scheletri nell’armadio della Spagna moderna