Perché l’Italia ricorda le Foibe ma non la pulizia etnica compiuta dai fascisti in Slovenia?

“La legge che ha istituito la “Giornata del Ricordo” risulta nella sua essenza antieuropea, perché i giovani che si recano in pellegrinaggio alla foiba sanno solo dei “sanguinari slavi”, come si lesse nel comunicato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre non sono al corrente dei sanguinari fascisti che hanno preceduto di una quindicina d’anni quelli slavi. Non si crea quindi una relazione di equità e di amicizia tra vicini”. A pronunciare queste parole è stato Boris Pahor, famoso scrittore di origini slovene nato a Trieste nel 1913 e candidato al Nobel alcuni anni fa. Uno dei suoi ultimi volumi tradotti in italiano, “Piazza Oberdan”, sarà presentato oggi a Firenze alla biblioteca delle Oblate (ore 17), per un caso della sorte proprio nella Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe. Il libro di Pahor raccoglie testimonianze, racconti, aneddoti, memorie, biografie e parte da una piazza per raccontare la storia del Novecento. Cercando di ristabilire una doverosa simmetria in quanto accadde in quelle terre nella prima metà del secolo scorso. Nella quarta di copertina si legge: “Piazza Oberdan è un contributo fondamentale, duro, un atto di accusa verso l’Italia che vuole dimenticare le colpe impunite commesse durante il periodo fascista”.
Migliaia di sloveni, a Trieste, negli anni ’20 del secolo scorso, videro cancellare i simboli della propria storia, della propria lingua e cultura: 2141 furono costretti a italianizzare il proprio cognome in seguito a un decreto regio che aveva il compito di attuare la “bonifica etnica” dell’Italia. Le associazioni sportive slovene vennero sciolte, i luoghi di cultura e di ritrovo della minoranza incendiati. Il ricordo delle fiamme che divampavano dal Narodni Dom, la casa della cultura slovena situata su piazza Oberdan, è più vivo che mai nello scrittore triestino, che ripercorre quei drammatici momenti con straordinaria lucidità. L’edificio ora non si affaccia direttamente sulla piazza giuliana, perché davanti a esso venne costruito un palazzo, per coprire il nero della cenere e della devastazione.
Sulla stessa piazza in cui il fascismo cercò di spazzare via ogni traccia degli sloveni e in cui negli anni furono ospitate la sede della Gestapo e il tribunale costruito dai tedeschi, è collocato anche il mausoleo di Guglielmo Oberdan, eroe dell’irredentismo italiano, che venne impiccato nel 1882 per avere organizzato un attentato all’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Guglielmo in realtà aveva origini slovene dalla parte materna, ma si era fatto togliere la k finale del cognome per diventare italiano. Rappresentava una sintesi perfetta delle diverse culture di queste terre, che il fascismo tentò di annientare.

Sullo stesso argomento vedi anche:
Foibe e Risiera, una strana ”simmetria” per pacificare la memoria

16 commenti su “Perché l’Italia ricorda le Foibe ma non la pulizia etnica compiuta dai fascisti in Slovenia?”

  1. Allora parliamo della “francesizzazione forzata” di Nizza? Mi sembra che siano due situazione diverse: l’epurazione etnica titina e la italinizzazione di Trieste. Con rispetto
    M.

  2. Non sono d’accordo con te Maurizio, e ti spiego perché. Intanto sia l’italianizzazione forzata di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia che la tragedia delle Foibe sono due fenomeni che sono avvenuti nello stesso territorio, e in rapida successione. Inoltre le Foibe sono state anche in parte una reazione alla repressione culturale (e fisica) compiuta dai fascisti dagli anni ’20. Lungi però da me (e dalle molto più autorevoli voci come Pahor, Rumiz ecc.) voler parlare dell’italianizzazione della Venezia Giulia per giustificare o sminuire la tragedia delle Foibe. Sarebbe ingiusto, oltre che assurdo. Penso sia però importante inquadrare quei fatti nella loro complessità storica. Da qui la domanda “Perché l’Italia…?” Il fatto è che per lo stato italiano è comodo rimuovere quello che è stato fatto dal Duce, ma le colpe dell’Italia è opportuno ricordarle. Le vittime innocenti sono vittime innocenti sempre, quale che sia il colore delle armi e degli eserciti che le hanno colpite.
    RM

  3. Il cosiddetto impero austriaco (austro-ungarico dopo il 1866) si è reso responsabile nei confronti della nazione italiana di una gran quantità di crimini e violenze.
    È noto come esso abbia contribuito in modo decisivo a perpetuare a lungo lo stato di divisione dell’Italia, il possesso coloniale d’ampi suoi territori sotto dominio straniero, la condizione di sfruttamento economico, repressione culturale, oppressione politica e discriminazione etnica dei suoi sudditi italiani. È invece meno conosciuto come esso abbia progettato e portato a compimento dopo il 1866 un autentico genocidio a danno degli Italiani residenti nei propri possedimenti.

    Una valutazione obiettiva e veritiera della natura dell’impero asburgico, fondato sul principio dell’egemonia dell’elemento etnico austriaco, può essere introdotta ricordando la verbalizzazione della decisione imperiale espressa nel Consiglio dei ministri il 12 novembre 1866, tenutosi sotto le presidenza dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Il verbale della riunione recita testualmente:
    “Sua maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno” [La citazione della decisione imperiale di Francesco Giuseppe di compiere una pulizia etnica contro gli Italiani in Trentino-Alto Adige, Venezia Giulia, Dalmazia, si può reperire in Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971; la citazione compare alla Sezione VI, vol. 2, seduta del 12 novembre 1866, p. 297]
    La decisione governativa, presa al più livello dall’imperatore Francesco Giuseppe e dal suo consiglio, di procedere alla germanizzazione e slavizzazione delle regioni a popolamento italiano, Alto Adige, Venezia Giulia e Dalmazia, “con energia e senza riguardo alcuna”, attesta in maniera inequivocabile la natura discriminatoria ed oppressiva dell’impero asburgico nei confronti della minoranza italiana: si ricordi comunque come questo sia solo un esempio fra i molti della politica anti-italiana dell’Austria.
    Tale atto di governo, preso direttamente dall’imperatore stesso, esprimeva la chiara volontà di condurre un genocidio anti-italiano, il quale fu poi effettivamente realizzato in Dalmazia ed intrapreso in Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige: soltanto la guerra e la vittoria italiana poterono impedire che anche in queste due ultime regione la presenza italiana fosse cancellata, come era avvenuto in quella dàlmata.

    1. Questa è ideologia risorgimentale, una propaganda savoiarda del 1850, poco veritiera e anacronistica, il documento del imperatore aveva un suo giusto senso per ciò che stava avvenendo in termini di violenze. 1° L’uso delle armi e del terrorismo alla oberdan contro il diritto ed il trattato è sempre sbagliato. si cambia con referendum non con le bombe di piccoli gruppi eversivi. 2° l’italia si formò come conquista militare savoiarda e non come atto popolare, non fu vittima di nessuno e le divisioni italiche sono da imputare agli italiani. . 3° Gioberti prefigurava un italia federativa che non poté prendere vita a causa delle aggressioni piemontesi agli altri stati favorevoli al italia federale e pacifica. L’austria sarebbe stata un alleato del italia federativa e pacifica, non un nemico 4° fu l’Italia dei savoia a fare 5 guerre all’ austria che gestiva il lombardo veneto dopo che gli era stato affidato da un trattato di pace del 1915. Occorre conoscerlo prima di scrivere. Non si cambia un ordinamento con le armi è criminale
      5° Nel Impero austriaco convivevano tutte le religioni, tutte le lingue, tutte le etnie e le culture, regolate dal Editto della Tolleranza di Maria Teresa. ( studiare per favore) Quella austriaca era una amministrazione che concedeva le libertà fondamentali a tutti i sudditi A trieste anche la libertà di commercio.
      6° per porre sotto la sovranità una regione occorre un referendum, matite non armi. Trieste fu Austriaca per sua volontà ( plebiscito ) lungo 535 anni, veramente pochi avrebbero votato l’annessione all’Italia. Trieste era una delle città più ricche del mondo, guarda come è finita. 7° Non esiste la regione alto adige perché si chiama Sud Tirolo ed è sempre stata di lingua germana, il fatto che sia in italia lo si deve al patto di londra del 1915 ( studiare per favore ) ed al successivo vergognoso libro della pace di saint germain. Avrebbe dovuto tornare Austriaca nel 1995, ma Rimase in italia per avere votato il pacchetto altoadige proposto da un certo Magnago del partito di maggioranza altoatesino, che riconosceva privilegi ed autonomia al Sud Tirolo. 8° Anche il Trentino non avrebbe votato per l’Italia, Trento e la sua provincia prosperarono per 800 anni in grande ricchezza e per loro propria volontà nella contea Tirolese Austriaca. per curiosità guarda la bandiera del Trentino e capirai meglio delle parole. 9° le inaudite atrocità italiane, le pulizie etniche nei territori del ex Litorale adriatico, nel Quarnaro ed in Dalmazia lungo 20 anni sono tra i crimini più efferati del secolo scorso Le vendette di Tito sono solo una conseguenza di venti anni di ingiustizie. 10° se parliamo di Dalmazia non possiamo parlare di regione italiana ma Croata. I friulani presenti erano coloni della serenissima posti la dal 1300 al 1400 per sfruttare gratis le ricchezze del territorio , erano una minima minoranza e comunque andava chiesto loro con chi volessero stare. 11° Dal 1848 al 1945 i re d’Italia hanno provocato guerre costanti, senza soluzione di continuità e sono responsabili di massacri, deportazioni, guerre civili, genocidi e crimini di ogni genere. Si parla di milioni di vittime. in italia, sicilia, libia, abissinia, eritrea, etiopia, sudan, turchia, grecia, albania, dalmazia, Quarnaro, istria, montenegro, croazia, slovenia, asia. Sempre guerre di aggressione, mai difesa. Noi italiani non siamo ne vittime ne brava gente …. anzi sanguinari e spesso ignoranti. leggiti il libro ” Italiani Brava gente ?” capirai meglio.

  4. Io sono triestino e vi posso dire che tantissimi cognomi triestini ( di origine austroungarica e balcanica ) sono stati italinizzati e che 30-40 mila triestini sono emigrati in australia a partire dal 1954 per sfuggire all’occupazione italiana su trieste.Meditate!

    1. l’italia è nata male sotto i savoia, che hanno compiuto nefandezze di ogni genere, a cominciare dal sacco di genova invasa e devastata dai gloriosi bersaglieri di la marmora con diritto di saccheggio e stupro per proseguire poi con la tragedia di pontelandolfa anche qui i bersaglieri,certo che questa gente gente ha fatto scuola vedi bavabeccaris che sparava cannonate a milano .ci si può imma ginare quando alla fine della prima guerra con i nuovi territori acquisiti come vennero trattati i nuovi italiani ,obbligati a lasciare la loro cultura e la lingua.poi inizia la seconda guerra con l’invasione italiana dei balcani ed il pugno di ferro contro chi tentava di liberare il proprio paese dagli occupanti italiani,con fucilazioni di persone inermi ,adesso ,tuttele violenze sono condannabili ,ma si sa che la vendetta esiste e ……vedi le foibe dove per atti compiuti da criminali ne pagano le conseguenze degl’innocenti

    2. Verissimo, si era messo in moto un feroce meccanismo trascinato dalla politica, che aveva come obiettivo cambiare drasticamente la multietnia territoriale, per far posto a vari importati esuli e meridionali, che avrebbero garantito un futuro politico nazionalista …..una destra cattolica che piano piano ci ha portati al nosepol…..

  5. Sono un triestino che non abita nella sua città natale, seguo sempre con attenzione maniacale le vicende storiche di Trieste e di tutta la zona dell’Italia Orientale e dell’area un tempo sotto sovranità Asburgica. La polemica relativa alle foibe e alle precedenti violenze italiane nei confronti degli slavi dura ormai da decenni e continuerà a essere viva in quanto, ormai, odio e risentimento si sono sedimentati, esattamente come in Irlanda o nel Caucaso. il mio personale parere è, sinteticamente, il seguente: l’Impero Asburgico era una formazione statale plurinazionale e multireligiosa, come la quasi totalità degli stati sovrani dell’epoca. Ritengo che, almeno sino agli anni 70′ avanzati del XIX secolo solo il Giappone fosse un paese etnicamente omogeneo, in Europa tutti gli stati avevano minoranze allogene e alloglotte all’interno dei loro confini, solo che alcuni, per esempio la Francia, la Spagna o l’Italia non le riconoscevano come tali, l’Austria imperiale si. La decisione della conferenza imperiale ricordata nella lettera “rinascimento” riportata sopra mi era sconosciuta ma, per le mie conoscenze restò lettera morta, tutti i miei parenti che vissero sotto gli Asburgo e tutte le fonti storiche cui ho avuto accesso, concordano sull’assoluta imparzialità dell’Austria e dei suoi funzionari. Prova ne sia che se si scorre l’elenco degli ufficiali più alti in grado delle forze armate imperiali nel primo conflitto mondiale si resterà stupiti dal numero relativamente contenuto di cognomi germanici e questo è solo uno degli innumerevoli esempi che si possono fare al riguardo. E’ invece vero che la presenza italiana si stava assottigliando in tutti i territori asburgici in favore di popolazioni slave demograficamente più dinamiche, e che, specialmente a Trieste e nella cosiddetta Venezia Giulia, gli italiani, o meglio gli italofoni, vedevano minacciata anche la loro predominanza economica dal sorgere di una classe imprenditoriale slava e magiara di immigrazione recente. I fuoriusciti irredentisti propagandarono nel Regno d’Italia l’idea, falsa, di una Trento e di una Trieste italianissime, mentre si trattava di centri abitati plurietnici, come del resto tutte le realtà urbane asburgiche di grandi dimensioni. Al loro arrivo nel 18′ gli italiani, quelli “veri” si ritrovarono in una realtà imprevista e non seppero far altro che agire come conquistatori, cosa che, del resto, fecero anche i francesi in Alsazia. Il fascismo completò l’opera, propugnando un’idea di superiorità culturale italiana da contrapporre alla pochezza dei popoli slavi, di cui in Italia poco si sapeva e di cui non venivano comprese la psicologia, la storia, le aspirazioni, in una parola l’anima. Questo atteggiamento portò a un tentativo di italianizzazione forzata e, una volta constatato l’inevitabile fallimento, di un regime simile ad un’apartheid, anche se non dichiarato esplicitamente. Guerra, repressione antipartigiana e vittoria jugoslava fecero il resto. Certo, gli italiani non giunsero mai a infoibare gli slavi, ma le violenze, anche del tutto ingiustificate, ci furono eccome, la reazione era prevedibile, inevitabile e fù di ferocia inaudita. Il futuro non è roseo, almeno secondo me, l’Italia tutta è diventata demograficamente immobile, economicamente sbriciolata, politicamente marginale in Europa e nel mondo. Temo che, se le cose non cambiano, fra non molto il suo confine orientale tornerà a occidente dell’Isonzo e a sud se non di Ala almeno di Salorno.

  6. Nel rileggere il mio scritto mi sono reso conto di aver disatteso la domanda principale, limitandomi a una disamina, necessariamente succinta, degli avvenimenti storici. Vorrei rimediare adesso, spero senza annoiare nessuno. L’Italia non ricorda le violenze fasciste in Slovenia, ma anche in Croazia e nel Montenegro, così come omette di ricordare le azioni antipartigiane in Grecia e Russia, nonchè il comportamento ben poco misericordioso mantenuto nelle colonie, specialmente in Etiopia, essenzialmente per due ragioni. Prima di tutto perché i popoli, come i singoli individui, preferiscono ricordare gli eventi gloriosi del loro passato e cercano sempre di far cadere nell’oblio le vicende meno edificanti. Secondo perché, a partire dal dopoguerra, l’Italia si è sforzata di apparire, agli occhi degli italiani stessi, come un paese vincitore del II° conflitto mondiale e non ciò che era stato veramente, cioè uno dei perdenti. Anzichè accettare la sconfitta, chiamare il periodo dall’8/9/43 al 25/4/45 con il suo nome, guerra civile, ha preferito tentare un’impossibile mistificazione, ponendo l’accento sulla Resistenza e sull’antifascismo, tacendo tutto il periodo precedente. Quest’operazione di maquillage storico non era diretta verso l’estero, dove non avrebbe avuto alcuna accoglienza, ma verso le giovani generazioni di italiani, nati sul finire o dopo la guerra. Ricordo benissimo i sussidiari delle scuole elementari e i libri di storia delle scuole medie, pagine e pagine dedicate ai romani, ai comuni, alle repubbliche marinare, al risorgimento e alla grande guerra, una paginetta sul secondo conflitto mondiale. Ovvio che in questo quadro non fosse possibile affrontare problemi come l’occupazione militare italiana nei Balcani, la guerra di resistenza, quando a subirla siamo stati noi e anche le foibe, delle quali per lunghissimo tempo, in Italia non si parlò mai o quasi mai. In seguito parlare delle foibe è tornato utile a questo disegno, conclamata l’impossibilità di tramandare la leggenda dell’Italia vincitrice, se non vincitrice completa almeno vittoriosa, per così dire “a metà” le foibe sono tornate utili per rivendicare i torti patiti, contro quelli inflitti, con lo scopo di equiparare le violenze fatte a quelle subite, in modo da “andare in pari” nei conti della storia. In questo contesto vanno, secondo il mio parere, inquadrate anche le trasmissioni televisive, abbastanza frequenti ultimamente, sulla guerra in Italia e il fiorire di pubblicazioni relative ai bombardamenti angloamericani ( es. Venti Angeli dedicato al primo bombardamento di Roma) o alle violenze delle truppe alleate in Italia ( due titoli su tutti La Gioia Violata e Il Paradiso Devastato). Infine un ultimo motivo, decisamente ignobile. Anche l’Italia ha avuto i suoi criminali di guerra. Non ai livelli Tedeschi o Giapponesi, non abbiamo mai usato i prigionieri per studiare gli effetti della peste o dell’antrace, come i nipponici in Manciuria e non solo, non è mai esistita una Auschwitz italiana, ma gente come il generale Pirzio Biroli che esordì come governatore del Montenegro dicendo ai suoi ufficiali “Qui si ammazza troppo poco” o come il generale Mario Roatta, che raccomandò di usare con i partigiani jugoslavi “non dente per dente ma testa per dente” li abbiamo avuti anche noi. E non tutti erano fascisti convinti. Tacere le loro gesta è stato, per molto tempo, molto opportuno. E qualcuno pensa lo sia ancora.

  7. Andrea sei un grande ! Pochi hanno il coraggio di dire queste cose, ma andrebbero dette perché occorre conoscere il nostro passato per capire il presente . Mi consola il fatto di non essere il solo revisore di vergognose menzogne impartiteci fin da piccoli. Il libro “Italiani Brava Gente ?” andrebbe pubblicizzato a livello nazionale.
    sto ultimando il mio libro che si Intitola “Eroi o Criminali ?” ed è una rivisitazione della storia Italiana dal 1848 alla repubblica. Ti posso solo dire che di eroico c’è davvero poco, risorgimento compreso. Furono 97 anni di massacri, guerre, guerre civili, genocidi, crimini inauditi su popoli inermi. Quasi un secolo di sofferenze mascherate da lotte per la patria. Qualche milione di morti ammazzati da una schiera di criminali, militari e politici. Infine concordo anche col tuo commento sul maquillage storico del 1943 . Si celebra ancora ogni 25 aprile ciò che io chiamo la “Festa della Vergogna” Straordinario vedere come si possano rivoltare i fatti più evidenti e farli divenire l’esatto opposto, ma ancora più straordinario è constatare che tutti ci credono.

  8. Mi permetto di intervenire nuovamente su questo blog in relazione all’argomento trattato. Ringrazio Giovanni per il suo apprezzamento, leggerò senz’altro il testo da Lui scritto quando uscirà. In realtà non credo che tutti siano disposti a credere pedissequamente alle mistificazioni storiche, certo è più facile propalarle quando sono consolatorie, la coperta di Linus è sempre bella calda ma, prima o poi è inevitabile accorgersi che non si tratta di una coperta bensì di uno straccio e che non di rado è anche uno straccio sporco e puzzolente. Nella fattispecie la storia dell’Italia moderna è stata mitizzata ad arte, per un bel pò il mito ha retto, adesso il clima culturale e l’accesso, reso possibile dalle tecnologie informatiche e non solo, a fonti storiche serie, alle opere di autori coscienziosi e ai documenti dell’epoca nelle loro versioni vere e non censurate o variamente purgate, ha portato al crollo del mito, lasciando spazio alla realtà. E, come si suol dire quando ti scontri con la realtà lei non riporta mai dei danni. Capisco che più di qualcuno abbia sbattuto la faccia su una storia scarsa di gloria e ricca di miserie, si sia fatto del male e sia infelice, neanche a me ha fato piacere conoscere certe cose, ma l’ignoranza non è mai un valore e preferisco la più orrenda delle verità alla più bella delle menzogne. Resta da capire perché, a livello accademico e istituzionale i produttori di panzane continuino indisturbati il loro pessimo lavoro. Andrebbero fermati, anche e sopratutto per evitare che infettino pure il presente e l’avvenire. Sono infatti del parere che molti dei guasti dell’Italia attuale abbiano i loro prodromi proprio nel modo in cui il paese è stato “unificato” tra il 1859 e il 1870, che il successo di una ristrettissima minoranza di intellettuali, politici, militari di carriera, alcuni in buona fede, altri solo mestatori e profittatori, abbia determinato l’instaurarsi di una mentalità distorta, in special modo nelle classi dirigenti. Mi auguro che i processi di disvelamento della realtà storica proseguano, ci sono molti altarini da scoprire, alcuni si riveleranno veri tabernacoli, altri solo sepolcri imbiancati.

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  10. La comprensione di ciò che è avvenuto durante il fascismo in Venezia Giulia necessita che si risalga alle persecuzioni subite dagli italiani sotto l’impero asburgico, con la slavizzazione forzata durata per mezzo secolo e punteggiata da innumerevoli violenze: http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1901:violenza-anti-italiana-nell-impero-asburgico-1866-1915&catid=84:storia-contemporanea&Itemid=28

  11. Gent.ma Signora, o signorina, Alessia, leggerò ciò che è riportato nei siti da ella citati ma, me lo permetta, non c’è mai stata, sotto l’Impero Asburgico, alcuna slavizzazione forzata, né a Trieste né altrove. D’altronde si può sapere perché il governo asburgico avrebbe dovuto favorire una slavizzazione degli italiani, o meglio, degli italofoni? La dinastia asburgica era di origine alsaziana, a corte la lingua corrente era, almeno sino al tardo ‘700 il francese, gli atti governativi venivano redatti in tedesco e, successivamente tradotti nelle lingue delle varie popolazioni dell’Impero, i documenti ufficiali delle amministrazioni locali nelle lingue prevalenti nelle singole regioni della duplice monarchia. Eventualmente un governo asburgico avrebbe avuto l’intenzione di germanizzare e non di slavizzare i suoi popoli. Non solo, gli italiani non subirono né persecuzioni né intimidazioni in quanto tali, erano alla pari con tutti gli altri sudditi dell’Impero, in tutti i campi. Più semplicemente a partire dalla seconda metà del XIX secolo Trieste e le zone costiere dell’Istria e della Dalmazia furono meta di un ‘immigrazione interna che vide popolazioni slave dell’interno spostarsi verso il mare, attirate da migliori condizioni di vita e dalla relativa abbondanza di lavoro. Demograficamente più vivaci, più coese degli italiani, non accettarono più ciò che per secoli era stato il loro destino, ovvero l’assimilazione all’elemento italiano, culturalmente più ricco e economicamente più florido. In altre parole Trieste smise di essere una “fabbrica di Italiani” quale era stata dall’epoca Teresiana in poi, gli slavi costituirono proprie associazioni, propri circoli culturali, si organizzarono e divennero consapevoli della loro forza. In questo il governo non ebbe parte alcuna, per l’amministrazione asburgica non era importante la lingua parlata in casa o fuori da un triestino, era importante che non violasse la legge e che pagasse le imposte, punto e basta. Inoltre basta scorrere l’elenco dei sindaci di Trieste o delle principali città del Litorale Adriatico o Dalmatico e vedere quanti erano italiani e quanti slavi. Oppure verificare gli elenchi dei presidenti delle camere di commercio, dei funzionari governativi, degli imprenditori dei magistrati degli avvocati, dei membri delle forze di polizia ( nel 1914 l’equivalente austriaco di un questore, a Trieste, era un italiano, italiano era il Barone De Banfield, asso della aviazione navale austro – ungarica, italiano era il fedlmaresciallo Scotti ) secondo lei questa è slavizzazione forzata? La saluto cordialmente.
    Andrea

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