Un romanzo sublime

Non era affatto facile trovare nuovi spunti originali per raccontare in forma romanzata il conflitto anglo-irlandese, trovare chiavi di lettura inedite per far capire gli ultimi decenni di una guerra di liberazione sulla quale a lungo si sono soffermati sia il cinema che la letteratura. Ci è riuscito in modo egregio Sorj Chalandon, prestigioso inviato di Libération, che per il quotidiano francese ha seguito il conflitto fin dai primi, cruenti anni ’70. traditoreMa la marcia in più che rende estremamente interessante “Il mio traditore” (da poco uscito in Italia per Mondadori) anche per chi non è appassionato d’Irlanda, è costituita dal fatto che Chalandon costruisce un romanzo struggente che trascende il contesto irlandese arrivando a porsi domande profondissime sull’amicizia e sulla natura dei rapporti umani. Il libro percorre oltre tre decenni di storia dell’isola, l’ultima fase del conflitto più lungo che l’Europa abbia conosciuto in tempi recenti, ispirandosi a una storia vera (l’amicizia tra l’autore e il leader dell’I.R.A. Denis Donaldson, che confessò pubblicamente di essere stato per decenni un informatore degli inglesi e venne per questo ammazzato dai suoi ex compagni nell’aprile 2006). Nel libro Chalandon si nasconde dietro le fattezze di Antoine, giovane liutaio parigino folgorato dall’Irlanda, dalla sua gente e da suo ideale di libertà, infine tradito da un amico che lo deruba della fiducia nei confronti dell’intero genere umano. “Tradiva da quasi venti anni. L’Irlanda che amava tantissimo, la sua lotta, i suoi familiari, i suoi ragazzi, i suoi compagni, me. Ci ha traditi tutti. Ogni mattina e ogni sera”. Un romanzo assolutamente sublime – e tale appare fin dalle prime pagine – perché riesce a raccontare con semplicità, ma non senza evidente trasporto emotivo, un universo complesso e a rendere in modo impareggiabile la tragedia e l’ironia, il dolore e il sacrificio di un popolo, senza mai perderne la matassa filologica.
RM