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Svetlana Aleksievic, la memoria morale dell’homo sovieticus

Da “Avvenire” di oggi

Migliaia di voci che rappresentano il ritratto di un’epoca, di una società tentacolare, di una cultura stratificata e complessa come quella dell’ex Unione Sovietica. Una straordinaria ricostruzione dei sentimenti, dei vissuti, delle riflessioni e dei sogni traditi di un intero popolo. Un progetto grandioso che non ha precedenti nella storia della letteratura e che è già valso a Svetlana Aleksievič la candidatura al premio Nobel: ricostruire il corso della storia sovietica e post-sovietica documentando la vicenda dell’homo sovieticus in forma letteraria. Un obiettivo che la scrittrice bielorussa – da molti considerata la memoria morale dell’ex Unione Sovietica – intende realizzare attraverso un ciclo di sette libri, quattro dei quali già usciti e tradotti in decine di lingue in tutto il mondo. Nata nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina, nella sua lunga carriera Aleksievič è passata dal giornalismo investigativo ai reportage, dai racconti brevi ai romanzi, fino a sviluppare un genere letterario originale, definito “romanzo di voci” perché basato sulla raccolta di centinaia di testimonianze. фото Кабаковой М.Come vivevano quelle persone? In cosa credevano? Come sono morte e perché hanno, invece, ucciso? E fino a che punto hanno cercato la felicità, senza riuscire a raggiungerla? “Il mio metodo d’indagine”, spiega Aleksievič, “non consiste nel porre domande sul socialismo ma sull’amore, la gelosia, l’infanzia, la vecchiaia. Sulle migliaia di dettagli di una vita che è andata perduta. È l’unico modo per inserire la catastrofe in un quadro familiare, perché la storia s’interessa ai fatti ma non alle emozioni. Io guardo il mondo con gli occhi di un letterato, non con quelli di uno storico”. Col suo lavoro è riuscita infatti a tracciare l’anatomia dell’anima di centinaia di esseri umani che negli anni si sono confessati di fronte al suo registratore in dialoghi svolti spesso nelle cucine, un luogo paradigmatico della cultura popolare russa. Un flusso ininterrotto di piccole storie che, raccolte insieme magistralmente, riescono a narrare la grande Storia. I suoi libri raccontano gli orrori del comunismo, i gulag di Stalin, le guerre, l’ecatombe di Chernobyl, ma anche l’enorme solitudine di un popolo che vent’anni dopo la caduta del regime ancora non è riuscito a dare una traiettoria alla propria vita e al proprio futuro.
E se l’Accademia di Stoccolma non l’ha ancora incoronata, l’associazione dei librai e degli editori tedeschi ha deciso quest’anno di conferirle il premio speciale per la pace che viene consegnato annualmente alla Fiera di Francoforte, “per essere riuscita a delineare in modo coerente ed efficace le esperienze di vita dei russi, degli ucraini e dei suoi compatrioti bielorussi raccontando le loro passioni e le loro sofferenze in modo umile e generoso”. Aleksievič ha infatti una capacità straordinaria di osservare la vita attraverso le sfumature e per scrivere un libro impiega anni di lavoro, intervistando dalle trecento alle cinquecento persone. “Non mi interessa un fatto in quanto tale – spiega – ma il modo in cui questo influisce sugli esseri umani, la loro reazione, il loro comportamento”. Continua la lettura di Svetlana Aleksievic, la memoria morale dell’homo sovieticus

Antifascisti sepolti nel Gulag

L’indifferenza di Togliatti per gli esuli arrestati in Urss nel nuovo saggio di Arrigo Petacco, “A Mosca, sola andata” (Mondadori)

gulag«Non rivedrò più te, né mio figlio, né fratelli, né compagni. E io che sognavo una morte gloriosa all’ombra di quella bandiera per cui ho dato e sono pronto a dare la vita! Mi trovo nella regione più infame che ci sia: 40 gradi di freddo e manca tutto. Guai se mi mettessi a raccontare quello che mi capita… Ti pare giusto arrestare altri dieci italiani solo perché erano miei amici, e tre operai russi che della mia questione non sanno nulla?». È straziante rileggere ? nel nuovo saggio di Arrigo Petacco A Mosca, solo andata, che la Mondadori manda oggi in libreria ? la lettera scritta dal Gulag alla moglie Angelina da Luigi Calligaris, un uomo che Leo Valiani ? confinato con lui a Ponza ? definì «una delle figure più eroiche della lotta antifascista», arrestato e deportato all’inizio delle purghe staliniane. «Angiolina mia, ti supplico, anche se non dovessi più scrivere, fin che hai un attimo di respiro insisti di voler sapere dove sono finito. Scrivi alla Croce Rossa, a Parigi, va a Roma dall’ambasciatore russo e insisti per sapere cosa hanno fatto di me. Se ti diranno che mi sono ammazzato, che sono finito sotto un’automobile, non credere e non credere neppure se ti mostrassero le firme dei testimoni. Questo (…) è il grido disperato di un comunista che, dopo avere visto la morte sui campi di battaglia della guerra imperialista e della lotta politica, non vuole fare una morte ingloriosa per mano dei propri fratelli». Continua la lettura di Antifascisti sepolti nel Gulag