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Helen, che lottò sola contro l’apartheid

Helen Suzman odiava i soprusi e amava la giustizia. Per questo l’ex deputata sudafricana morta qualche giorno fa a 91 anni fu a lungo l’unico membro del parlamento ad opporsi al regime dell’apartheid. Due volte candidata al Nobel per la pace, molto vicina a Nelson Mandela, Helen fu l’unico esponente politico, da quando il parlamento sudafricano fu istituito nel 1910, ad essere eletta in una circoscrizione bianca sulla base di un programma contro la discriminazione razziale. E dal 1961 al 1974 fu l’unica rappresentante del partito progressista in parlamento a non sostenere il regime segregazionista. I suoi ripetuti attacchi contro il sistema le valsero il soprannome di “gattina cattiva” da parte dell’allora premier PW Botha, e la sua vicinanza a Nelson Mandela ne suscitò l’ira.
Oggi sono proprio le immagini con Mandela a mettere in luce il lato più umano della Suzman accanto a quello più noto della pasionaria anti-apartheid che combatte imperterrita, anche in tempi in cui sembrava fosse una lotta contro i mulini a vento. Dovette guadagnarsi tutto con la tenacia, anche il rispetto dei connazionali neri, gli stessi ai quali dedicò la sua vita politica. La guardavano con sospetto, fino a quando non cominciò a visitare regolarmente in prigione Nelson Mandela, che scontava una condanna all’ergastolo. Ricordando la prima visita della Suzman alla sezione B della prigione di Robben Island nel ’67, Mandela ha detto: ”Era strano e meraviglioso allo stesso tempo vedere questa donna coraggiosa fare capolino nelle nostre celle e aggirarsi nel cortile”. Quasi tre decenni più tardi, nel 1994, Mandela, eletto primo presidente nero del Sudafrica, all’ex deputata conferì la medaglia d’oro al merito. Helen Suzman si era a quel punto ritirata dalla politica attiva ma con Mandela strinse un lungo e importante rapporto di amicizia durato fino alla morte, avvenuta nella sua casa di Johannesburg. Vincitrice di numerosi riconoscimenti nel campo della difesa dei diritti umani, Helen Suzman ha contribuito a cambiare il suo Paese, oggi tuttavia ancora piagato dalla povertà di molti, dal crimine, dall’Aids.
RM

Per gli Usa anche Nelson Mandela è un ‘terrorista’

Il premio Nobel per la pace Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, simbolo della fine dell’apartheid, compare sulla lista delle persone sospettate di legami con il terrorismo del governo americano e per entrare negli Stati Uniti ha tuttora bisogno di uno speciale permesso. La questione, della quale parla il quotidiano Usa Today, è definita «imbarazzante» dal segretario di Stato americano Condoleezza Rice e un pool di esponenti del Congresso promettono una soluzione in tempi brevi. Il problema non riguarda solo Mandela, che ha 89 anni, ma altri membri dell’African National Congress, il movimento anti-apartheid che ora esprime il governo di Johannesburg. Negli anni Settanta e Ottanta, l’Anc era bollato come un’organizzazione terroristica dalla minoranza bianca del Sudafrica, un’etichetta che aveva conseguenze anche in altri Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Le liste dei sospetti di terrorismo non sono mai state aggiornate e Rice ha ammesso, nel corso di una audizione al Senato, che il suo dipartimento ha dovuto concedere speciali nullaosta per consentire a Mandela di entrare negli Stati Uniti. Mandela è uscito dal carcere nel 1990 dopo 27 anni di prigionia e nel 1994 è stato eletto primo presidente nero del Sudafrica. A lui gli Stati Uniti riservano sostanzialmente lo stesso trattamento che avrebbero i membri di Hamas. (da Corriere.it)