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Finalmente giustizia per Victor Jara

Alcuni giorni fa le autorità cilene hanno ordinato l’arresto di otto ex luogotenenti dell’esercito per l’omicidio di Victor Jara, cantautore politicamente impegnato, ucciso il 16 settembre 1973, a pochi giorni dall’inizio della dittatura militare. Tra gli otto, spiega il magistrato della Corte d’appello Miguel Vazquez, ci sono Hugo Sanchez Marmonti e Pedro Barrientos Nunez, ritenuti autori dell’omicidio, mentre gli altri sei sono accusati di complicità. Tutti sono stati arrestati tranne Barrientos, che vive in Florida e per il quale è stato inviato un ordine di arresto internazionale, in attesa di estradizione.
Jara fu detenuto con un gruppo di professori e studenti all’Università tecnica statale del Cile il 12 settembre 1973, il giorno dopo il golpe contro Salvador Allende, guidato da Augusto Pinochet. Il suo corpo venne trovato alcuni giorni dopo, con 44 ferite da arma da fuoco ed evidenti segni di tortura. Nel 2009 la giustizia cilena ordinò la riesumazione del suo corpo e Santiago gli rese onore con un funerale al quale parteciparono decine di migliaia di persone.
RM

Il poeta dei poveri

Era molto più che un cantante e un musicista: Victor Jara, nonviolento e poeta, simbolo della resistenza cilena, voce degli oppressi e cantore della speranza negli anni durissimi della dittatura.

(di Francesco Comina)

Victor Jara era la voce. Nel Cile degli anni Sessanta era il poeta dei poveri, il cantante degli ultimi, il pianto dei campesinos. Nel 1973 era già famoso. Aveva composto canzoni insieme a Violeta Parra, ai Quilpayùn, agli Inti Illimani. Era stato il leader dei Cuncumén. Era docente alla scuola universitaria d’arte drammatica di Santiago e aveva influenzato cantautori di tutto il mondo. Si era speso tantissimo per aiutare Salvador Allende a salire al palazzo della Moneda nel 1970. Era uno dei riferimenti per il partito comunista cileno. Ma i conservatori lo odiavano. La destra lo aveva bollato come un sovversivo. Gruppi di facinorosi lo avevano aggredito davanti alla Facoltà o in mezzo alla strada. Nel 1973 Victor era il cantante più rappresentativo della Nueva canciòn chilena. Lui, a dire la verità, si sentiva più un attore, un narratore della vita che cresce e degli ostacoli che i poteri cercano di opporre per lacerare, sbriciolare, ferire la comunità degli uomini. Era un nonviolento, un inguaribile democratico, un uomo che non tollerava minimamente ogni sorta di sopruso e denunciava al mondo il rischio di una società divisa per classi e schiava del mercato e del profitto.

VITTIMA DEL TERRORE CILENO
Quando ci fu il colpo di stato in Cile, l’altro 11 settembre, quello del 1973, il giorno in cui il tiranno Pinochet fece bombardare il palazzo presidenziale uccidendo l’ultima disperata resistenza di Salvador Allende, Victor Jara fu uno dei primi a vivere i giorni del terrore e della spietatezza dell’esercito golpista. Fu anche uno dei primi a essere massacrato. Lo prelevarono durante un rastrellamento all’università e lo portarono nello stadio di Santiago dove nei giorni del sogno socialista aveva suonato e cantato tante volte. Ma ora quel campo da calcio si era trasformato in un centro di detenzione dove migliaia e migliaia di giovani, sindacalisti, operai, uomini e donne della sinistra, vennero torturati senza pietà. Era la macelleria di Pinochet e dei suoi aguzzini. “Canta bastardo!” gli disse il militare prima di ucciderlo. E Victor si mise a cantare con la sua voce mite e ben intonata attraverso i microfoni del campo, il canto di libertà di Sergio Ortega “Venceremos!”, testo musicato e cantato dagli Inti Illimani.
“Venceremos, venceremos, / mil cadenas habrá que romper / venceremos, venceremos, la miseria (al fascismo) / sabremos vencer”.
Dopo poco venne trucidato a colpi di mitragliatrice e siccome era un bravo chitarrista pensarono bene, prima di ucciderlo, di fargli lo sfregio più brutale, più immondo per un musicista: gli spezzarono entrambi i polsi. Continua la lettura di Il poeta dei poveri

“L’altro” 11 settembre, 35 anni dopo

Cerimonie in Cile per commemorare il 35° anniversario della morte del leader di Unidad Popular, Salvador Allende. La sala del palazzo presidenziale della Moneda dove morì l’11 settembre 1973 durante il golpe di Augusto Pinochet diventerà per il Cile un luogo emblematico di memoria. A dichiararlo è stata la presidente Michelle Bachelet, inaugurando il Salon Blanco Presidente Salvador Allende, appena restaurato, insieme alla deputata Isabel Allende e a Carmen Paz, figlie dell’ex capo dello Stato cileno, sostenendo che «questo spazio sarà un luogo di incontro e riflessione» contro il tentativo dei militari golpisti di «cancellare la memoria e la storia». Il sindaco di Santiago del Cile, Alvaro Erazo, poi ha reso omaggio con una targa alle vittime del Servizio di sicurezza presidenziale (Gap), definite «dieci uomini che credettero in una società più giusta». Associazioni per i diritti umani e di familiari delle vittime hanno visitato il monumento in ricordo di Allende eretto vicino al palazzo presidenziale e la celebre porta della facciata est della Moneda, da dove fu fatto uscire il cadavere di Allende, e che Pinochet fece poi murare.
In serata  militanti del Movimento patriottico Manuel Rodriguez si sono recati verso lo stadio dedicato al cantautore Victor Jara assassinato dai militari che simbolicamente gli mozzarono le mani con le quali suonava la chitarra.  Durante la giornata ci sono state anche commemorazioni di segno contrario. Nella Scuola militare della capitale, infatti, alla presenza di ex ufficiali a riposo si è tenuta una messa in ricordo di Pinochet e dei caduti tra le file dei suoi sostenitori.

Nuova condanna per il capo dei torturatori cileni

Manuel Contreras, capo della famigerata DINA, la polizia segreta cilena ai tempi della dittatura di Pinochet, è stato condannato a quindici anni di carcere da un tribunale di Santiago per la scomparsa del dissidente Marcelo Salinas, arrestato nel 1974. I giudici hanno ritenuto che l’uomo sia uno delle migliaia di “desaparecidos” uccisi dalla dittatura fra il 1973 e il 1990, vittime che si aggiungono ai circa 3200 morti accertati. Salinas, all’epoca trentunenne, lavorava come tecnico radiofonico ed era membro di un movimento della sinistra cilena. Fu visto l’ultima volta a Villa Grimaldi, uno dei principali centri segreti di detenzione e tortura, poche settimane dopo il suo arresto. Manuel Contreras, oggi quasi 80enne si trovava già in carcere, condannato per l’omicidio del noto dissidente Orlando Letelier. Ha accumulato condanne per 57 anni ed è sotto processo in casi che potrebbero costargli altri 197 anni. Nel 2005 confessò davanti alla corte di giustizia cilena la sua responsabilità nella sparizione e omicidio di almeno 580 persone e confermò che tutti gli ordini di sequestro, tortura e assassinio venivano direttamente da Pinochet. Il dittatore, come noto, finì più volte agli arresti domiciliari ma per motivi di salute è riuscito sempre a evitare di essere processato.