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Impronte ai bimbi rom? Luzzatto: “Timbrati ed esclusi come noi ebrei”

Amos Luzzatto, ex presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) ha rilasciato un’interessante intervista due giorni fa a “Repubblica”, commentando l’aberrante proposta del ministro Maroni di schedare e prendere le impronte digitali ai bambini rom. Ne riportiamo alcuni stralci.

Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile.

Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?

C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un’iniziativa mirata ma solo l’inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l’aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell’episodio. Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini. «Infatti quest’ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. È evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa. Mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi.

Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?

Si comincia così e poi si va avanti con l’allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. È una ferita che dura una vita.

Com’è quest’Italia?

Un Paese che ha perso la memoria.

Se n’è andato il re della musica gitana

(Articolo uscito anche su “Diario” in edicola oggi)

Un infarto ha portato via per sempre Šaban Bajramović, soprannominato il “Nat King Cole” della città serba di Niš. Aveva 72 anni ed è stato il più rappresentativo e prolifico cantante rom contemporaneo.

Nella Jugoslavia di Tito era diventato uno dei musicisti più amati del Dopoguerra. La sua popolarità l’aveva portato ben presto a varcare i confini balcanici per diventare uno dei migliori cantanti jazz viventi. Dopo averlo invitato per una serie di concerti in giro per l’India, Nehru e Indira Gandhi lo definirono “il re indiscusso della musica gitana”. Soffriva già di gravi disturbi cardiaci quando, nell’estate del 2004, si esibì in diverse serate memorabili a New York, Chicago e Washington. Fu in quell’occasione che la stampa specializzata statunitense arrivò a paragonarlo a Frank Sinatra e a Ray Charles. Continua…