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Chi ricorda le vittime dei regimi comunisti?

Il processo di integrazione europea, ormai da anni aperto ai paesi ex comunisti, rischia di favorire indirettamente un meccanismo di rimozione nei confronti della memoria delle vittime delle dittature filo-sovietiche. In alcuni casi questo atteggiamento è funzionale ai governi in carica, che preferiscono evitare di confrontarsi con un passato tanto recente quanto scomodo. Meno male che a cercare di contrastare questa tendenza ci pensano gli storici, aiutati dall’accesso a nuove fonti archivistiche. È il caso, per esempio, di Stefan Appelius, docente di scienza politica all’università di Oldenburg, che un giorno si è imbattuto quasi per caso in un referto sull’assassinio di un giovane tedesco in Bulgaria. Appelius ha cominciato a indagare e attraverso le interviste ad anatomopatologi e ed ex guardie di frontiera bulgare è riuscito a ricostruire una delle vie verso la libertà.

Secondo le sue ricerche almeno 4500 persone di vari paesi comunisti cercarono di attraversare la frontiera fra la Bulgaria e la Grecia. Almeno un centinaio di essi vennero uccisi. Una coppia di Lipsia nel 1975 venne eliminata con una raffica di colpi sparati a breve distanza: 35 pallottole toccarono a lui, 25 a lei. La polizia bulgara e la Stasi cercarono di catalogare questi omicidi come “incidenti stradali” ma ora le ricerche d’archivio stanno riportando a galla la verità. Quello che emerge dalle ricerche di Appelius è un fenomeno di grandi dimensioni, se si pensa  che furono mille le persone uccise durante i tentativi di lasciare la Germania Est. I caduti nel tentativo di attraversare il muro di Berlino furono 134. Purtroppo, pare che l’attuale governo bulgaro non stia collaborazndo alla ricostruzione dei fatti.
A raccontare questa storia è stato l’International Herald Tribune