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Il Senato in buone mani

Certo non si può dire che la seconda carica dello Stato italiano non sia in buone mani. Negli anni ’80 Renato Schifani è stato socio del futuro boss di Villabate Antonino Mandalà (8 anni in primo grado per associazione mafiosa) e dell’imprenditore Benny D’Agostino (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) nella società di brokeraggio Sicula Brokers. Quelli di Mandalà e D’Agostino sono nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono.
Politico di scuola democristiana, Schifani è stato eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Qualche anno prima di diventare presidente del Senato, Schifani si segnala anche per aver firmato il lodo che porta il suo nome e che prevedeva l’immunità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato. Quasi un atto premonitore. Peccato che la Corte costituzionale l’abbia bocciato nel gennaio 2004.

Quando la politica cancella la memoria

Perché l’Italia perseguì col contagocce i criminali di guerra tedeschi e italiani dopo il 1945? La domanda che si poneva già il documentario “La guerra sporca di Mussolini” andato in onda qualche settimana fa su History Channel, è al centro del nuovo libro di Filippo Focardi, “Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra Italia e Germania Federale 1949-1955” (Carocci). Il lavoro di Focardi, che insegna storia contemporanea all’Università di Padova, approfondisce il tema della sostanziale impunità nei confronti dei criminali di guerra italiani e tedeschi basandosi su nuovi documenti e riprendendo in mano le più recenti ricerche della storiografia europea.

La portata dell’anomalia italiana emerge chiaramente nel raffronto con gli altri paesi europei: dopo la guerra l’Italia è stata capace di istruire solo 26 processi, comminando solo tre ergastoli di cui uno in contumacia (Kappler, Reder e Niedermayer), più un paio di condanne a 15 anni di detenzione. Un piccolo paese come la Danimarca – dove l´occupazione tedesca fu certo meno sanguinaria – celebrò tra il 1948 e il 1950 almeno 77 processi, con 71 condanne. In Belgio furono condotti 31 processi contro una novantina di criminali, con pene molto pesanti tra cui 21 condanne a morte (solo due eseguite). In Olanda i criminali di guerra processati furono 231, con 15 condanne a morte (5 delle quali eseguite). Anche in Francia i processi furono centinaia.