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Un premio dedicato a Marla

Non aveva ancora compiuto 29 anni quando la follia della guerra in Iraq se la portò via. Oggi in pochi si ricordano di lei, forse perché nessuno ha pensato, ancora, a trasformarla strumentalmente in un’icona. Eppure Marla Ann Ruzicka è stata la personificazione di un pacifismo attivo e tenace, che persegue obiettivi concreti e non si ferma di fronte a niente, anche a costo della propria vita. Lo sguardo da ragazzina e l’aria quasi svagata da studentessa fuori corso nascondevano in realtà un talento quasi straordinario nella raccolta di fondi da destinare alle vittime della mattanza irachena, e prima ancora a quella afgana. Con la sua attività di lobbying sul campo riuscì in pochi mesi, quasi da sola, a ottenere risultati che sarebbero stati impensabili anche per le Ong più blasonate. Basti pensare che proprio alla sua memoria è stato intitolato il fondo statunitense per le vittime civili del conflitto iracheno. La storia di Marla spiega alla perfezione cosa voglia dire impegnarsi per la pace nel III millennio e costituisce la risposta più efficace a chi crede che i pacifisti siano solo una banda di sognatori che vivono tra le nuvole. Il suo è stato un martirio per i diritti umani: ho voluto ricordarlo in un racconto biografico che sarà contenuto del mio prossimo libro (in uscita nel 2012, salvo imprevisti) e che è stato selezionato tra i sei vincitori del premio Firenze per le culture di pace dedicato a Tiziano Terzani, nella sezione inediti.
La premiazione si terrà domenica 4 dicembre alle 16, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.
Sarà una bella giornata: siete ovviamente tutti invitati.
RM

Irlanda, una pace senza giustizia

calamati“Quel che è accaduto a Emma Groves, Pat Finucane, Bobby Sands, Rosemary Nelson e a tante altre persone in Irlanda del Nord è radicato profondamente nelle coscienze e fa parte della memoria collettiva della gente. E lo sarà, così come succede da sempre in questo piccolo angolo d’Europa e come le antiche ballate irlandesi ancora oggi testimoniano, per tanto, tanto tempo ancora”. Questo scrive la giornalista Silvia Calamati nell’introduzione del suo nuovo libro dedicato alla tragedia delle sei contee del nord Irlanda. “Qui Belfast” è una raccolta di articoli che testimonia l’impegno ormai ventennale della giornalista vicentina per cercare di aprire una breccia nel muro di omertà e connivenze costruito attorno al conflitto nord-irlandese. Girando in lungo e in largo le Sei Contee, Calamati ha raccolto le voci di gente comune, ma anche di personalità di spicco del mondo politico e culturale e religioso. Ha inoltre seguito il difficile processo politico che ha portato, dagli inizi degli anni ’80, alla firma dello storico “Accordo del Venerdì Santo” dell’aprile 1998. Nonostante tale accordo non si è ancora giunti a una “pace con giustizia” in Irlanda del Nord, a causa di molti, troppi, quesiti rimasti irrisolti. Perché sono ancora a piede libero i mandanti dell’assassinio degli avvocati Pat Finucane e Rosemary Nelson, uccisi rispettivamente nel 1989 e 1999? Perché non si conoscono ancora i nomi dei killer del giornalista Martin O’Hagan, assassinato nel 2001? E perché non hanno avuto ancora giustizia le famiglie delle moltissime persone uccise in questi anni a causa della politica di collusioni tra soldati, polizia, servizi segreti e gruppi paramilitari? Perché, infine, le leggi, le istituzioni e le strutture che hanno permesso tali collusioni e violazioni dei diritti umani non sono state ancora eliminate? Oggi il tentativo di far affievolire in tempi brevissimi la memoria storica di un conflitto in cui Londra ha avuto pesantissime responsabilità si scontra con il pressante bisogno di portare alla luce la verità su quel che è accaduto, così come richiesto dai familiari delle vittime, dai più prestigiosi organismi internazionali per i diritti umani e da giornalisti coraggiosi e indipendenti.

Lezioni di pace ai bambini in fuga dai conflitti

Quella di Betty Williams, premio Nobel per la pace 1976, sembrava una sfida velleitaria e irrealizzabile: creare un centro per l’accoglienza dei minori in fuga dai conflitti e per lo studio delle energie rinnovabili in un luogo destinato ad ospitare il più grande deposito di scorie nucleari d’Italia. Cinque anni fa una lunga protesta popolare bloccò definitivamente la discarica prevista nella cittadina lucana di Scanzano Jonico.

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Oggi, grazie alla testardaggine di questa irlandese impegnata anima e corpo da oltre trent’anni in difesa dei diritti dell’infanzia, il progetto della “Città della pace dei bambini” è uscito dal libro dei sogni per cominciare ad assumere una forma concreta. Qualche mese fa la Regione Basilicata ha finalmente stanziato 4 milioni e 400mila euro per finanziare l’avvio del progetto della Ong irlandese World Centers of Compassion for Children International presieduta dalla Williams, che adesso è pronto a entrare nella fase esecutiva. La “Città della pace” ospiterà i bambini vittime delle guerre ma sarà anche un polo d’eccellenza per l’educazione alla pace, per la ricerca sulle energie pulite e per lo studio di nuove tecnologie in campo medico. L’intervista che abbiamo realizzato con Betty Williams è uscita qualche settimana fa su “Avvenire”

Verso la riunificazione dell’Irlanda

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“La riunificazione dell’Irlanda non è un sogno lontano ma un obiettivo al quale stiamo lavorando”: l’ha affermato oggi il presidente di Sinn Féin Gerry Adams nel corso delle celebrazioni svolte a Dublino per il 92esimo anniversario della Rivolta di Pasqua del 1916. Adams ha ribadito l’appello a tutti i partiti irlandesi che sostengono il progetto di riunificazione affinché lavorino a stretto contatto per raggiungerla prima possibile. “Dobbiamo impegnarci soprattutto per convincere il mondo unionista dei benefici dell’unità dell’isola e di un futuro condiviso fondato sul rispetto per le singole tradizioni. Stiamo per completare il lavoro iniziato dai ribelli del 1916.” Altri dettagli sulle dichiarazioni di Adams sono in questo articolo dell’Irish Times.

Sarebbe straordinario che la riunificazione dell’Irlanda arrivasse entro il 2016, per il centesimo anniversario dell’Easter Rising

Sono finalmente on-line anche le gallerie fotografiche sui murales di Belfast