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“La cattiva educazione”: l’Irish Times sui preti pedofili

Un’intera nazione sconvolta dal rapporto della Commissione sugli abusi sui minori, secondo cui stupri e molestie erano “endemici” nelle scuole industriali e negli orfanotrofi gestiti dalla Chiesa cattolica. Il noto editorialista dell’Irish Times Fintan O’Toole si chiede come possa una società aver consegnato i propri figli a “un sistema di terrore”.

Il sadismo organizzato inflitto ai bambini dalla Chiesa cattolica e dallo stato, rivelato dalla Commissione sugli abusi sui minori, è troppo grave per essere accettato. Tra il 1936 e il 1970, 170mila bambini sono stati consegnati alle circa 50 scuole industriali, più di un bimbo su cento nella fascia d’età in questione. Dato che le cifre sono difficili da concepire, è meglio concentrarsi su singole immagini. Uno dei Padri si era arrabbiato con un alunno troppo lento a rispondere: “Colpì il ragazzo, gli prese la testa e la sbattè contro il banco. I calamai si rovesciarono, era tutto coperto di sangue e inchiostro.” Il ricordo di un bimbo dell’uomo che lo picchiava: “Era come un lupo. Spalancava le mascelle e mostrava i denti…” Il Padre che accese la radio a tutto volume quando un bambino gli fu portato in stanza. Gli disse: “togliti quel pigiama, puoi gridare quanto ti pare, piccolo bastardo”. Continua la lettura di “La cattiva educazione”: l’Irish Times sui preti pedofili

Giuseppe Impastato, 9 maggio 1978

I funerali di Peppino Impastato ucciso dalla Mafia il 9 maggio del 1978. Trent’anni fa. I servizi segreti – è ormai dimostrato – depistarono le indagini. Giornalista e militante di Democrazia proletaria, Peppino faceva parte di una potente famiglia mafiosa del palermitano ma si ribellò, denunciò, fece i nomi dai microfoni di Radio Aut. In suo nome sono in corso a Cinisi, vicino Palermo, tre giorni di Forum sociale antimafia.

La banalità del male

C’è un genocida tra noi. O meglio, c’è stato. Ha vissuto accanto a noi, a un passo dalle nostre case, ha fatto lezioni di catechismo ai nostri figli, ha recitato messa e confessato tanti fiorentini. Ma qualche anno prima di riempirsi la bocca con parole come “perdono”, “pace” e “solidarietà”, si era reso responsabile della morte di almeno 1500 ruandesi di etnia tutsi. Stiamo parlando di “Don Atanasio”, al secolo Athanase Seromba, il simpatico e brillante prete di colore che nella seconda metà degli anni ’90 ha fatto parte attivamente della parrocchia fiorentina di S. Martino a Montughi, nei pressi di via Vittorio Emanuele. seromba.jpg

Ieri la Corte d’Appello del tribunale internazionale per il crimini del Ruanda l’ha condannato all’ergastolo per aver commesso atti di genocidio e sterminio durante la mattanza che sconvolse il piccolo Paese africano nel 1994. Una valanga di prove e testimonianze hanno accertato che don Atanasio aveva attirato all’interno della sua parrochia a Nyange, nella prefettura di Kibuye, almeno 1500 persone. Aveva assicurato a tutti che lì, al cospetto di Gesù e della Madonna, protettrice del Ruanda, sarebbero stati in salvo. Le bande armate hutu non avrebbero osato entrare nella cattedrale. Invece mentre i rifugiati pregavano, ha chiuso a chiave le porte della chiesa, e ha ordinato all’autista di un bulldozer di abbattere l’edificio mentre gli assassini sparavano e lanciavano granate dalle finestre. Fu un massacro soprattutto di donne, vecchi e bambini. Dicono che durante il lungo processo il candido don Atanasio non abbia mostrato alcun segno di pentimento e non abbia riconosciuto le sue responsabilità. La corte ha constatato che senza la sua autorità morale quel massacro non sarebbe stato commesso.
A coprire la sua fuga in Italia era stato il Vaticano: con l’aiuto delle gerarchie vaticane si era rifugiato a Firenze, aveva cambiato nome, (padre Anastasio Sumbabura) e aveva continuato a officiare messa come se nulla fosse accaduto. Era stato poi riconosciuto e denunciato, ma l’allora procuratrice del Tribunale dell’Onu, Carla del Ponte, aveva avuto difficoltà a ottenere l’estradizione perché il Vaticano aveva esercitato pressioni sul governo italiano per evitare che prendesse una decisione in proposito. I parrocchiani fiorentini, convinti a priori della sua innocenza, avevano addirittura costituito un comitato in sua difesa. Chissà cosa penseranno adesso che la sentenza del tribunale internazionale ha finalmente chiuso l’incredibile storia di questo genocida della porta accanto.