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Se Torino imita Belfast

torinoUna notizia incredibile è comparsa ieri sulla cronaca torinese di “Repubblica”: in un quartiere di Torino è stata installata una rete metallica per separare in due il cortile comune di due palazzi, per evitare che i bambini delle famiglie popolari di inquilini si mischino con gli altri, con i proprietari degli alloggi del palazzo di fronte. Assemblee condominiali hanno votato a larga maggioranza la costruzione di un muro vero e proprio che dovrebbe essere eretto a breve. In pratica, una lotta tra ricchi e poveri, nata dopo l’assegnazione da parte del Comune di una serie di alloggi popolari che si trovano proprio di fronte a una palazzina dove i residenti sono invece proprietari degli alloggi. I giochi rumorosi dei più piccoli, un pallone finito sul balcone, un vetro rotto, infine qualche scherzo di troppo. E dai semplici rimbrotti si è passati a litigi pesanti tra i genitori dei due palazzi, a parole grosse, fino alle assemblee che hanno visto infine la grande maggioranza dei proprietari votare per la costruzione di un muro.
E pensare che proprio in questi giorni i famigerati “muri” di Belfast hanno compiuto 40 anni. Le prime barriere per dividere i quartieri cattolico-nazionalisti da quelli unionisti–protestanti erano state erette infatti nel luglio 1969 dai soldati britannici. Prima sgangherate barriere temporanee realizzate per proteggere la popolazione durante i violenti attacchi settari, poi col passare degli anni diventati i simboli di una società che continua a essere divisa. Anche più di dieci anni dopo la fine ufficiale del conflitto. Un recente sondaggio ha mostrato che la grande maggioranza della gente che vive nelle zone divise desiderano l’abbattimento dei muri, ma crede che non sia ancora giunto il momento per farlo. Le peaceline “ufficiali” che dividono Belfast e altre città dell’Irlanda sono attualmente 53: cinque a Derry, 5 a Portadown, una a Lurgan. Ben 42 sono quelle tuttora esistenti a Belfast.

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Una mappa per i murales politici di West Belfast

La prima piantina dettagliata di oltre 130 murales della parte ovest di Belfast è la nuova frontiera del turismo politico in Irlanda del nord. Dopo i sempre più popolari taxi neri usati per portare i turisti a visitare quelli che furono i luoghi del conflitto, dopo i ‘maiali’ (i veicoli blindati dell’esercito inglese) convertiti a mezzi goliardici per feste e cerimonie, ecco arrivare la mappa per orientarsi nel variegato universo artistico dei muri della città. Per ora l’iniziativa riguarda solo l’area nazionalista di West Belfast (la pianta in distribuzione gratuita è stata prodotta dal Failte Feirste Thiar, l’ufficio turistico di Belfast ovest), ma c’è da scommettere che presto nascerà anche la versione ‘bipartisan’. Specie dopo l’avvio del processo di trasformazione in corso in alcuni quartieri unionisti, che ha visto sostituire i murales più violenti e settari con immagini molto più rassicuranti di scrittori (come C.S. Lewis) e personaggi dello sport (come George Best).

“I muri di Belfast”: galleria di foto dei murales della città

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Stanno per cadere i muri di Belfast?

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Chiunque abbia visitato Belfast in tempi recenti non può non essersi imbattuto nella cosiddette “peacelines”, denominazione eufemistica e involontariamente ironica per definire le terrificanti barriere di cemento e lamiera che continuano a dividere i quartieri cattolico-nazionalisti da quelli unionisti-protestanti). Dieci anni dopo la firma dell’Accordo che ha concluso il conflitto, pur di fronte a una pace effettiva ed ‘esemplare’, la città continua a essere divisa da una quarantina di questi veri e propri “muri”, indispensabili per evitare violenze tra le due comunità (lanci di sassi e bottiglie incendiarie sono tuttora all’ordine del giorno).100_0448.jpg

Il primo fu eretto nel 1969, l’ultimo appena questa estate per proteggere la scuola elementare mista di Hazelwood. Secondo politici, amministratori locali e vari opinion leader la popolazione continuerebbe a volerli per motivi di sicurezza. Eppure alcune settimane fa un sondaggio indipendente effettuato da un’organizzazione di irlandesi d’America ha ribaltato completamente questa convenzione: l’80% degli intervistati dice che è l’ora di eliminare gli ultimi muri che ostacolano la pace. Dimostrando che forse sono proprio queste barriere fisiche e culturali a inibire l’integrazione.


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