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Srebrenica, “le scuse di Belgrado non hanno alcun valore”

Non ha nessun valore per i sopravvissuti al massacro di Srebrenica la risoluzione di condanna adottata ieri dal Parlamento serbo. Per la prima volta dai tragici fatti del 1995 Belgrado ha affrontato direttamente la responsabilità del massacro di circa 8.000 civili musulmani per mano delle truppe serbo-bosniache al saldo dell’allora generale Ratko Mladic, a oggi ancora ricercato per genocidio. “Per noi non vuol dire nulla” ha dichiarato Hajra Catic, dell’associazione Donne di Srebrenica, in quanto il testo adottato a Belgrado non utilizza in prima persona il termine ‘genocidio’, ma vi fa solo riferimento indiretto. “Sappiamo che dei crimini sono stati commessi in tutta la Bosnia, ma noi abbiamo la sentenza della Corte internazionale di giustizia che dice che a Srebrenica è stato commesso un genocidio”, ha precisato la Catic. La pensa allo stesso modo Sehida Abdurahmanovic, una sopravvissuta che ha perso un fratello e altri tre membri della sua famiglia nel massacro, il testo adottato dai parlamentari serrbi è un “oltraggio” in quanto “avrebbe dovuto, per il bene delle future generazioni, includere il termine ‘genocidio’”. Apprezzamento per l’atto del Parlamento serbo è stato invece espresso dall’Unione europea, così come da Francia e Olanda.
Nel 2001 la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, il principale organo giurisdizionale dell’ONU, ha riconosciuto che il massacro di Srebrenica fu un genocidio perché “l’azione venne condotta con l’intento di distruggere in parte la comunità bosniaco musulmana della Bosnia-Erzegovina e di conseguenza si trattò di atti di genocidio commesse dai serbo bosniaci”.

Missing (un intero popolo è scomparso)

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(di Azra Nuhefendić)

E’ un intero popolo. Comprende bosgnacchi, serbi, albanesi, croati e rom. Non si riconoscono né per la nazionalità, né per la religione, né per il sesso, ma per la lunga angoscia degli anni di ricerca. Parole grosse come patriottismo, coraggio, onore e patria gli provocano il mal di stomaco. Vanno avanti intorpiditi, le ombre di se stessi. Per loro il presente è una sofferenza costante, le giornate nient’altro che il disperato attendere la notizia che i resti sono stati ritrovati. Desiderano questa notizia, ma allo stesso tempo la temono. Più di 34.000 persone sono scomparse durante le guerre in ex Jugoslavia. Nella sola Bosnia Erzegovina sono sparite 28.000 persone. Ancora oggi non si conosce il destino di circa 11.000, in Croazia ne mancano 2.283 mentre in Kosovo 1.895. La sorte incerta di ancora 16.000 scomparsi, in totale, tormenta circa un milione di loro famigliari. I numeri non chiariscono molto, le grosse cifre non impressionano più di tanto. Quelli che cercano i propri cari non vogliono sentire le statistiche, le rifiutano. Si ricordano di dettagli precisi, com’era vestita, cosa si sono detti quando si sono visti l’ultima volta, cosa indossava il primo giorno di scuola, il dente che mancava, i capelli ricci, il giocattolo che portava, le scarpe che indossava, la foto che aveva nel portafoglio, una cicatrice, un gesto della mano, l’orologio regalato, i pantaloni che aveva cucito varie volte. Continua la lettura di Missing (un intero popolo è scomparso)

A Roma una giornata in memoria del genocidio di Srebrenica

Il Parlamento Europeo ha proclamato l’11 luglio Giorno della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica, affermando che quanto accaduto nel 1995 nella  cittadina bosniaca è stato il maggior crimine di guerra perpetrato in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. In poco più di una settimana furono uccisi almeno 8.000 uomini: il massacro della popolazione musulmana bosniaca di Srebrenica è stato definito genocidio dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia il 19 aprile 2004.

Sabato 11 luglio, a partire dalle 10, si terrà presso la Casa della Memoria di Roma (Via San Francesco di Sales 5), la Giornata in Memoria di Srebrenica organizzata da Infinito edizioni in collaborazione con il Comune di Roma e l’Associazione Comunità della Bosnia Erzegovina. Gli ospiti della giornata: Continua la lettura di A Roma una giornata in memoria del genocidio di Srebrenica

Elvis è tornato a Srebrenica

(di Carla Giacomozzi)*

Può capitare che un bambino cammini dando la mano a suo padre, che il padre venga ucciso all’improvviso da un uomo armato, che la mano del bambino perda così per sempre il contatto con il padre. Questo e altro può capitare ed è capitato nel luglio 1995 in Bosnia. Questo e altro può capitare ed è capitato dentro la base ONU di Potočari, una frazione del comune bosniaco di Srebrenica. Questo è capitato ad un bambino di 10 anni. A quella data aveva già dietro e dentro di sé tre anni – di vita? – in una città sotto assedio. Non poteva esserci vera vita, è chiaro, ma c’era pur sempre la sicurezza della famiglia, un fratellino, mamma e papà. Elvis è il bambino di cui parlo.
Il giorno venerdì 11 luglio 2008 Elvis mi porta, a 13 anni da quel fatto, davanti alla fossa vuota che la sera del giorno prima ha scavato per suo padre. Siamo nello Spomen Obilježje i Mezarje / Memorial and Cemetery di Potočari, che Bill Clinton ha inaugurato nel 2003 e che accoglie le migliaia di vittime della pulizia etnica attuata dai serbi in Bosnia nel corso della guerra 1992 – 1995. Dal 2003, ogni 11 luglio in memoria del giorno d’inizio dell’ultimo grande massacro, vi vengono sepolti con rito musulmano i corpi trovati nelle fosse comuni e identificati. Continua…

L’arresto di Karadzic? “Una manovra politica”

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

La latitanza di Radovan Karadzic? “Più incredibile di un film di Hollywood”. Le possibilità di far emergere la verità con il suo processo? “Scarse se gli altri criminali di guerra rimangono liberi”. Sono trascorsi solo due giorni dalla cattura del “Dottor morte” dei Balcani ed Elvira Mujcic, scrittrice originaria di Srebrenica ma residente da anni in Italia, ha già messo da parte l’iniziale euforia per lasciare spazio a un ragionevole pessimismo. L’arresto di Karadzic – “la personificazione dell’ingiustizia” – l’ha sorpresa mentre stava ultimando il suo nuovo libro, un romanzo storico ispirato alle origini del conflitto nell’ex Jugoslavia. Nella sua opera prima, “Al di là del caos” (Infinito edizioni), aveva compiuto un difficile viaggio interiore per metabolizzare le conseguenze psicologiche del genocidio di 13 anni fa. Ora non nasconde il proprio scetticismo: “man mano che emergono particolari sulla sua cattura e sulla sua lunga latitanza, mi convinco che per una volta la realtà è stata più inverosimile della finzione”. Continua…