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Il sogno di Iqbal

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

Iqbal Maish (1983-1995)
Iqbal Masih (1983-1995)

“Nessun bambino dovrebbe mai lavorare. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”. Il messaggio universale di Iqbal Masih, lanciato nel corso di una conferenza a Stoccolma nel 1994, è finora rimasto soltanto un sogno. A soli 12 anni, il piccolo sindacalista pakistano era già diventato un simbolo planetario della lotta allo sfruttamento del lavoro minorile e della ribellione contro l’infanzia negata nei paesi del sud del mondo. Di anni Iqbal ne aveva appena quattro, quando fu mandato dalla sua famiglia a lavorare in una fabbrica di tappeti, incatenato a un telaio dodici ore al giorno, per un salario pari a tre centesimi di euro attuali. A causa del duro lavoro e dell’insufficienza di cibo, Iqbal non era cresciuto correttamente: a dieci anni aveva già il volto di un vecchio e le mani devastate; a dodici aveva il peso e la stazza di un bambino di sei. Quando cercava di fuggire dalla fabbrica, veniva picchiato e gettato in un pozzo privo d’aria. Ma un giorno del 1992 assistette a una manifestazione organizzata dal Fronte di liberazione dal lavoro schiavizzato (BLLF) e improvvisò un discorso per denunciare le condizioni di lavoro dei bambini nelle fabbriche di tappeti. Fu l’inizio della sua nuova vita: con l’aiuto di Ehsan Khan, leader del sindacato, tornò libero e cominciò a raccontare la sua storia alle televisioni, e nelle conferenze internazionali sui diritti negati all’infanzia. Sognava, Iqbal, di diventare avvocato per poter difendere i bambini dallo sfruttamento. Prima che la mafia locale lo uccidesse nel 1995, riuscì a sollecitare una pressione internazionale sufficiente a far chiudere decine di fabbriche di tappeti, liberando circa tremila piccoli schiavi come lui. La sua toccante storia è raccontata da Andrew Crofts, già autore di opere di grande successo, nel libro “Il fabbricante di sogni”, appena uscito per Piemme. Una biografia sotto forma di romanzo basata sull’accurato lavoro d’indagine effettuato sul campo dallo scrittore statunitense. Continua…

Missioni di pace con violenze sui minori

Save the Children ha lanciato l’allarme: i caschi blu dell’ONU e i volontari delle organizzazioni umanitarie abusano dei bambini nelle zone di guerra. Stupri e scambi di sesso contro cibo sarebbero all’ordine del giorno, secondo un’inchiesta dell’Ong britannica, che si basa sulle testimonianze di centinaia di bambini, alcuni di soli sei anni. La notizia non è del tutto nuova. Le stesse Nazioni Unite avevano già ammesso in un rapporto del 2005 che i casi di abusi sessuali da parte del personale umanitario erano un problema endemico, e avevano proposto misure radicali per combatterlo, come la creazione di corti marziali. Ma Save the Children propone di fare di più, soprattutto per la prevenzione. L’Onu, che da sola conta 80mila soldati e oltre 200mila operatori in tutto il mondo, ha dichiarato che studierà con grande attenzione il rapporto di Save the Children.

Lezioni di pace ai bambini in fuga dai conflitti

Quella di Betty Williams, premio Nobel per la pace 1976, sembrava una sfida velleitaria e irrealizzabile: creare un centro per l’accoglienza dei minori in fuga dai conflitti e per lo studio delle energie rinnovabili in un luogo destinato ad ospitare il più grande deposito di scorie nucleari d’Italia. Cinque anni fa una lunga protesta popolare bloccò definitivamente la discarica prevista nella cittadina lucana di Scanzano Jonico.

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Oggi, grazie alla testardaggine di questa irlandese impegnata anima e corpo da oltre trent’anni in difesa dei diritti dell’infanzia, il progetto della “Città della pace dei bambini” è uscito dal libro dei sogni per cominciare ad assumere una forma concreta. Qualche mese fa la Regione Basilicata ha finalmente stanziato 4 milioni e 400mila euro per finanziare l’avvio del progetto della Ong irlandese World Centers of Compassion for Children International presieduta dalla Williams, che adesso è pronto a entrare nella fase esecutiva. La “Città della pace” ospiterà i bambini vittime delle guerre ma sarà anche un polo d’eccellenza per l’educazione alla pace, per la ricerca sulle energie pulite e per lo studio di nuove tecnologie in campo medico. L’intervista che abbiamo realizzato con Betty Williams è uscita qualche settimana fa su “Avvenire”