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Siria, la speranza abita in una biblioteca segreta

Avvenire, 27 novembre 2019

Amjad, il piccolo bibliotecario di Daraya

Solo in un paese distrutto dalla guerra e in una città assediata, i cui abitanti sono ridotti alla fame e presi di mira dai cecchini, si può comprendere fino in fondo quanto sia straordinario il potere salvifico dei libri. Era il 2013 e da due anni la città siriana di Daraya, alla periferia meridionale di Damasco, si trovava stretta nella morsa dell’assedio delle forze governative di Assad, quando un gruppo di giovani abitanti iniziò a rovistare tra le macerie delle case e degli uffici distrutti, nei negozi e nelle cantine. Molti di loro erano ex studenti universitari che, mossi da un coraggio poetico e da una lucida follia, si misero alla ricerca dei libri rimasti sepolti sotto la terrificante devastazione della città. Mettendo a rischio la loro stessa vita. Una volta trovati, quelli rimasti integri li avvolgevano in pezzi di stoffa – quasi fossero vittime umane della guerra – e li trasportavano nel sottosuolo di un palazzo semidistrutto. In poco tempo furono allineate alle pareti delle stanze lunghe file di libri di tutte le dimensioni e di tutti i generi, antichi e moderni, alcuni dei quali – soprattutto i testi di medicina e i manuali tecnici – avrebbero consentito a molti giovani di continuare gli studi interrotti a causa della guerra. Mentre nelle strade rimbombavano le esplosioni e i colpi di mortaio, i sotterranei del palazzo si trasformarono in un’oasi di pace e tranquillità, un luogo dove si alimentava la speranza nel futuro e si faceva crescere il senso di comunità tra la popolazione assediata. La “biblioteca segreta” prese forma in un’area della città che era stata quasi completamente rasa al suolo, all’esterno non c’era niente che segnalava la sua presenza e lasciava credere che non vi fosse nient’altro da bombardare. Ma dentro c’era quasi sempre il giovanissimo Amjad, il libraio appena 14enne, che annotava in un grande registro i libri presi in prestito e poi si rimetteva a leggere. Con il trascorrere del tempo, in mezzo agli scaffali e ai sacchi di sabbia, vennero organizzati gruppi di lettura settimanali, lezioni di inglese, matematica e storia, dibattiti sulla letteratura e la religione. Quella raccontata dal reporter della Bbc Mike Thomson nel suo libro Syria’s Secret Library. Reading and Redemption in a Town Under Siege è la storia quasi incredibile di un luogo straordinario e delle persone che l’hanno reso possibile. Il ritratto appassionato e a tratti commovente di chi non ha voluto arrendersi di fronte all’orrore. “Durante l’assedio nacque il dilemma di promuovere le attività della biblioteca senza comprometterne la sicurezza”, ci spiega, “e temendo che potesse diventare un bersaglio dell’esercito siriano fu utilizzato il semplice passaparola tra le persone”.
Il regime considerava Daraya una roccaforte dei ribelli perché per anni la popolazione era scesa in piazza periodicamente reclamando riforme. Durante l’assedio era rimasto appena un decimo degli oltre ottantamila abitanti che ci vivevano prima della guerra, e ogni giorno le persone erano costrette a fare i conti con i bombardamenti, la scarsità di cibo, il razionamento dell’acqua e dell’elettricità. “Non deve stupire che in condizioni simili qualcuno possa pensare ai libri – sostiene Thomson – poiché, come mi diceva uno dei fondatori della biblioteca, l’anima ha bisogno dei libri proprio come il corpo ha bisogno del cibo”.
Com’è venuto a sapere dell’esistenza della biblioteca?
Mi sono imbattuto in questa storia mentre stavo seguendo per la Bbc l’assedio di Daraya da parte delle forze governative siriane. Durante un’intervista mi capitò di chiedere a un abitante come facevano le persone a resistere sul piano psichico alla fame, alle bombe e ai cecchini. Quell’uomo mi parlò di un luogo segreto nel sottosuolo di un palazzo semidistrutto che funzionava come una biblioteca, al cui interno lui e altri si recavano a volte per cercare rifugio. Quel luogo, mi spiegò, è stato trasformato in un mondo di pace e conoscenza. Fu allora che cominciai a indagare per trovarlo.
Perché queste persone sono rimaste a Daraya e non hanno cercato di scappare come hanno fatto molti altri siriani?
Me lo sono chiesto a lungo anch’io. La risposta più frequente era che se avessero lasciato Daraya, il luogo dove molti di loro erano nati ed erano sempre vissuti, con ogni probabilità non avrebbero più potuto farvi ritorno. Molti di quelli che erano rimasti erano giovani e da anni manifestavano contro il regime, quasi sempre in modo pacifico. Erano convinti che valesse la pena restare lì, nella speranza che a breve le cose potessero migliorare. Purtroppo sono stati costretti a ricredersi. Stando a contatto con loro mi sono anche convinto di quanto certe notizie su di loro fossero false. Daraya, in particolare, ha una lunga storia di proteste pacifiche e gran parte della popolazione è assai più interessata alla penna che alla spada.
Ma da cosa deriva tutta questa devozione per i libri, in una realtà dove la gente veniva uccisa o moriva di fame?
Anas, uno dei fondatori della biblioteca, mi ha spiegato che è stato anche un antidoto alla disperazione, un buon motivo per continuare a sentirsi vivi in quell’inferno. La guerra civile ha oscurato, direi che ha quasi cancellato, la grande eredità culturale e letteraria del paese e la biblioteca segreta di Daraya rappresenta un simbolo della lunga ricerca del sapere del popolo siriano. Abdel, un altro dei ragazzi, mi ha detto che la biblioteca è stata talmente importante per loro che un giorno, quando avranno finalmente fatto ritorno nella loro città, la riapriranno di nuovo.
Com’è riuscito a intervistare gli organizzatori e gli utenti della biblioteca e a raccogliere il materiale per questo libro?
Usando Skype, WhatsApp e la posta elettronica. Ho trascorso mesi a intervistare i volontari della biblioteca e le persone che vi si recavano. Devo dire che non è stato affatto facile, a causa della connessione internet che spesso saltava o era periodicamente interrotta. Tuttavia le forze governative non hanno mai oscurato completamente i mezzi di comunicazione per evitare di sottrarli anche ai loro stessi soldati.
Nell’agosto 2016, dopo quattro anni di bombardamenti, i ribelli e le forze governative hanno stabilito finalmente un cessate il fuoco su Daraya. Cos’è successo da allora?
Migliaia di civili sono stati evacuati e hanno lasciato alle loro spalle le rovine della città. Molti di loro sono andati a Idlib, vicino al confine turco-siriano, altri si sono invece spostati in Turchia dove sono riusciti anche a continuare gli studi. Altri ancora si sono invece rifiutati di lasciare il paese e vivono nella speranza di poter tornare a Daraya, prima o poi. Purtroppo negli ultimi mesi i cacciabombardieri russi e siriani hanno continuato a colpire Idlib e la conta dei morti continua a salire. Per questo sono molto sollevato quando ricevo notizie dalle persone che conosco, e mi confermano che stanno bene. Due dei ragazzi della biblioteca si sono rifugiati in Italia, dove si sono sposati e hanno avuto dei bambini.
RM