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Iraq: il costo dell’ignoranza

Il New York Times denuncia sprechi per oltre 100 miliardi di dollari dell’amministrazione statunitense in Medioriente.  La costosissima ricostruzione dell’Iraq, secondo un rapporto governativo non ancora pubblico, è stata un clamoroso fallimento. Fino alla metà del 2008, infatti, sono stati spesi in Iraq 117 miliardi di dollari ma non è stato avviato nulla di davvero innovativo. Al massimo, commenta polemicamente il giornale americano, «è stato rimesso in piedi ciò che le cannonate del 2003 e i successivi saccheggi avevano distrutto». Le due cause dello spreco dovrebbe essere ricercate, secondo il quotidiano d’oltreoceano, fondamentalmente nella poca conoscenza dei vertici del Pentagono verso la cultura irachena e quindi nei limiti imposti dalla burocrazia. Il Pentagono, denuncia chiaramente il rapporto, ha cercato di nascondere il fallimento gonfiando e modificando le cifre. Ad esempio vengono citate, tra virgolette, alcune parole  dell’ex segretario di stato Colin Powell «nei mesi successivi all’invasione del 2003 i numeri dei militari inviati in loco sono stati “gonfiati” di circa ventimila unità a settimana». L’affermazione, destinata a riscaldare gli animi, è stata confermata dall’ex comandante delle truppe americane in Iraq, Ricardo Sanchez. Ma anche gli appalti per la ricostruzione sul territorio pare non siano stati tanto “limpidi”. Le imposizioni sulle aziende utilizzabili, denuncia un ufficiale americano impegnato sul territorio, «sono state costanti, e se si decideva di non servirsi dei fornitori prestabiliti semplicemente si decideva di non fare il lavoro».
Conclusione pessimista per il rapporto intitolato “Dura lezione: l’esperienza della ricostruzione in Iraq”: «il governo non ha mai davvero sviluppato una nuova legislazione o messo le basi per operazioni diplomatiche, di sviluppo e tantomeno militari». In questo momento -sempre secondo il New York Times– gli Stati Uniti non hanno né la capacità tecnica, né la visione politica, né la struttura organizzativa per portare a compimento il più grande piano di ricostruzione elaborato dai tempi del Piano Marshall.