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Padre Reinisch sotto la lama nazista

Avvenire, 21.11.2018

“Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta”. Molti anni prima che Martin Luther King pronunciasse una delle sue frasi più famose, padre Franz Reinisch trovò la forza di opporsi a Hitler sacrificandosi fino alle estreme conseguenze per non tradire la sua fede in Dio. Sarebbe passato alla storia come l’unico prete cattolico ghigliottinato ai tempi del Terzo Reich. A lungo preso di mira dalla Gestapo per la sua aperta e radicale disapprovazione nei confronti del Fuhrer, padre Reinisch subì prima il divieto di tenere conferenze e di predicare in tutto il territorio del Reich poi ricevette la chiamata dalla Wehrmacht con il conseguente obbligo di prestare il giuramento fedeltà a Hitler. “Sapeva bene che agli obiettori di coscienza erano riservate pene durissime e molti cercarono di fargli cambiare idea, ma lui fu sempre irremovibile nel suo rifiuto. Disse che sarebbe stato disposto a giurare fedeltà al popolo tedesco ma non al Fuhrer”, ci spiega lo scrittore irlandese David Rice, autore di I Will Not Serve: The Priest Who Said No To Hitler, un romanzo biografico appena uscito che racconta la vita di questo martire cattolico.
Franz Reinisch era nato nel 1903 nella città austriaca di Feldkirch, e dopo studi in diritto e filosofia era entrato nel Seminario maggiore di Bressanone. Nel 1928 prese gli ordini ed entrò a far parte della comunità pallottina nel movimento di Schoenstatt, iniziando a prendere posizione pubblicamente contro il nazismo subito dopo l’ascesa al potere di Hitler, che lui definiva “la personificazione dell’Anticristo”. Quando nel 1942 ricevette l’ordine di entrare nelle forze armate – al pari di migliaia di altri esponenti del clero dell’epoca – era ancora all’oscuro dell’esistenza dei campi di sterminio, non poteva sapere che il regime stava attuando la Soluzione finale ma aveva già visto gli ebrei perseguitati per le strade, intere famiglie strappate dalle loro case e sparite nel nulla. Aveva assistito con i propri occhi alle violenze contro i religiosi e alla repressione di qualsiasi forma di dissenso. Per questo si convinse che non avrebbe potuto prestare giuramento di fedeltà a Hitler senza tradire i principi nei quali credeva così fermamente. Nel 1937 papa Pio XI aveva denunciato il nazionalsocialismo con la sua enciclica Mit brennender Sorge, definendolo “l’apostasia orgogliosa da Gesù Cristo, la negazione della sua dottrina e della sua opera redentrice”. Negli anni seguenti migliaia di persone vennero costrette con la violenza a rinunciare alla fede cristiana, e persino professarsi cattolici equivaleva ormai a opporsi al nazismo.
Il libro di Rice racconta in forma romanzata il percorso interiore che condusse padre Reinisch verso un coraggioso rifiuto che sbalordì persino i vertici della Wermacht. “Ci deve pur essere qualcuno che si oppone agli abusi di potere. Io, come cristiano, sento di essere chiamato a esprimere questa protesta”, spiegò durante la consegna delle divise militari nella caserma di Bad Kissingen. Continua la lettura di Padre Reinisch sotto la lama nazista

Un premio dedicato a Marla

Non aveva ancora compiuto 29 anni quando la follia della guerra in Iraq se la portò via. Oggi in pochi si ricordano di lei, forse perché nessuno ha pensato, ancora, a trasformarla strumentalmente in un’icona. Eppure Marla Ann Ruzicka è stata la personificazione di un pacifismo attivo e tenace, che persegue obiettivi concreti e non si ferma di fronte a niente, anche a costo della propria vita. Lo sguardo da ragazzina e l’aria quasi svagata da studentessa fuori corso nascondevano in realtà un talento quasi straordinario nella raccolta di fondi da destinare alle vittime della mattanza irachena, e prima ancora a quella afgana. Con la sua attività di lobbying sul campo riuscì in pochi mesi, quasi da sola, a ottenere risultati che sarebbero stati impensabili anche per le Ong più blasonate. Basti pensare che proprio alla sua memoria è stato intitolato il fondo statunitense per le vittime civili del conflitto iracheno. La storia di Marla spiega alla perfezione cosa voglia dire impegnarsi per la pace nel III millennio e costituisce la risposta più efficace a chi crede che i pacifisti siano solo una banda di sognatori che vivono tra le nuvole. Il suo è stato un martirio per i diritti umani: ho voluto ricordarlo in un racconto biografico che sarà contenuto del mio prossimo libro (in uscita nel 2012, salvo imprevisti) e che è stato selezionato tra i sei vincitori del premio Firenze per le culture di pace dedicato a Tiziano Terzani, nella sezione inediti.
La premiazione si terrà domenica 4 dicembre alle 16, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.
Sarà una bella giornata: siete ovviamente tutti invitati.
RM