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Anche il cinema smaschera le bufale leghiste

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(di Roberto Beretta)

Uno: Alberto da Giussano non è mai esistito. Due: il “giuramento di Pontida” probabilmente pure. Adesso che nelle sale d’Italia imperversa (pare comunque con successo inferiore alle aspettative) il kolossal di Renzo Martinelli Barbarossa, chi glielo dice alla Lega Nord che il film sul quale ha puntato per far risalire le sue radici sino al Medioevo è in realtà un polpettone che non rispetta affatto la storia? Eppure è così, praticamente tutti gli studiosi sono d’accordo; e davvero non si sa dove Federico Rossi di Marignano (consulente storico della pellicola) abbia – sono parole del regista – “trovato traccia del carroccio, oltre che naturalmente di un certo Alberto da Giuxano” . Beh, forse Martinelli doveva scegliersi meglio il supporto scientifico (il settantenne Rossi di Marignano, del quale in concomitanza col film è uscito anche un libro sullo stesso argomento, risulta laureato in economia, diplomato in pittura e licenziato in scienze religiose: tutto fuorché storia…), visto che è stato subito massacrato da parecchi studiosi con le carte accademiche in regola. Continua la lettura di Anche il cinema smaschera le bufale leghiste

Impronte ai bimbi rom? Luzzatto: “Timbrati ed esclusi come noi ebrei”

Amos Luzzatto, ex presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) ha rilasciato un’interessante intervista due giorni fa a “Repubblica”, commentando l’aberrante proposta del ministro Maroni di schedare e prendere le impronte digitali ai bambini rom. Ne riportiamo alcuni stralci.

Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile.

Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?

C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un’iniziativa mirata ma solo l’inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l’aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell’episodio. Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini. «Infatti quest’ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. È evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa. Mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi.

Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?

Si comincia così e poi si va avanti con l’allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. È una ferita che dura una vita.

Com’è quest’Italia?

Un Paese che ha perso la memoria.