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La Francia dice addio al revisionismo

Il potere legislativo non potrà più pronunciarsi su leggi che qualifichino o esprimano apprezzamento su fatti storici.

1874La nazione esprime la sua riconoscenza alle donne e agli uomini che hanno partecipato all’opera compiuta dalla Francia negli ex dipartimenti francesi di Algeria, Marocco, Tunisia e Indocina, così come in quelli appartenuti alla sovranità francese”. Recitava così la contestata legge del 23 febbraio 2005, in seguito alla quale si aprì nel Paese un dibattito molto esteso, incentrato sulla necessità di riconoscere la storia coloniale come parte integrante della nazione. Il voto sulla legge corrispose a rivendicazioni di varie lobby, prima fra tutte quelle delle associazioni di rimpatriati, che intesero fare pressione sull’Assemblea Generale affinché intervenisse in materia di insegnamento della storia coloniale. Il legislatore che recepì tali richieste preconizzò un controllo governativo sui testi di storia, considerando che “il ministro dell’istruzione nazionale esercita un diritto di supervisione sul contenuto dei manuali”. Un emendamento alla legge, poi ‘declassato’ dalla Corte costituzionale su indicazione di Chirac, prevedeva che anche i programmi scolastici riconoscessero il ruolo positivo della presenza francese oltremare. Da oggi non sarà più possibile legiferare su fatti inerenti alla storia nazionale. Una commissione parlamentare francese ha infatti pubblicato le sue conclusioni sulle cosiddette leggi della memoria, raccomandando che in futuro non vengano più votate simili leggi di natura storica. Dopo aver ascoltato una settantina di storici, ricercatori, sociologi e insegnanti, la commissione ha innanzitutto stabilito che il Parlamento non dovrà più pronunciarsi sui provvedimenti già adottati relativi alla lotta al razzismo, all’antisemitismo o alla xenofobia (legge Gayssot), o al riconoscimento della schiavitù come crimine contro l’umanità (legge Taubira). In aggiunta a questo, si è deciso che non spetterà più al potere legislativo pronunciarsi su leggi che qualifichino o esprimano apprezzamento su fatti storici. La necessità di affrontare nuovamente il problema nacque immediatamente dopo l’approvazione della legge del 2005, che mise in luce, per usare la parole dei detrattori del provvedimento, i ‘rapporti incestuosi’ tra storia e legge, sollevando una polemica nazionale e provocando la furiosa rabbia degli algerini, che accusarono i francesi di aver approvato una legge che “glorifica l’atto coloniale, consacra una visione retrograda della storia” e cerca di giustificare “la barbarie delle gesta coloniali attenuando gli atti più odiosi”. La storia è come un coltello – diceva Marc Bloch -, serve a tagliare il pane, ma può servire anche a uccidere.
(Da “Peacereporter”)