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Sarajevo festeggia l’arresto di Karadzic

Chi c’era la descrive come qualcosa di molto simile ai festeggiamenti visti nelle città italiane per la vittoria dei mondiali di due anni fa. Invece era una sorta di ‘urlo’, catartico e liberatorio, di una città che ha vissuto tre anni e mezzo d’assedio, con circa 12000 morti, di cui 1500 bambini. Poco più di un decennio fa, dall’aprile 1992 al novembre 1995. La notizia dell’arresto di Radovan Karadzic si è diffusa come un lampo la notte scorsa a Sarajevo e centinaia di persone sono scese per strada a festeggiare con i clacson delle auto e i petardi. Gioia mista a tratti mista a incredulità: la radio e la televisione hanno trasmesso per ore i discorsi pronunciati da Karadzic durante la guerra, quando da leader dei serbo-bosniaci ordinava alle artiglierie di aprire il fuoco contro io quartieri della città.

Grande felicità hanno manifestato anche le donne dell’associazione della madri di Srebrenica, le mogli, madri e figlie degli 8000 uomini uccisi nel 1995 a Srebrenica. Negli ultimi tredici anni non avevano mai smesso di manifestare in piazza, l’11 di ogni mese, portando le fotografie e i nomi ricamati dei loro congiunti, chiedendo l’arresto di Karadzic e dell’allora comandante militare Ratko Mladic. 

Arrestato Karadžić, ricercato per il genocidio di Srebrenica

Radovan Karadžić è stato arrestato. Lo ha reso noto la presidenza della Serbia e la notizia è stata confermata dal procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia Serge Brammertz. L’ex leader dei serbo-bosniaci, «localizzato e arrestato» dalle forze di sicurezza di Belgrado, è ora detenuto dagli organi della procura nazionale per la lotta ai crimini di guerra. Un’operazione che segna anche un passo avanti nel processo di avvicinamento di Belgrado all’Ue. Karadžić era al primo posto nella lista dei ricercati del Tribunale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia. Il suo nome è legato al massacro di Srebrenica, nel ’95, con l’uccisione di circa 8mila civili, tra i 12 e i 77 anni, massacrati in pochi giorni. Un’operazione che la Corte internazionale di giustizia ha definito «genocidio». Latitante fin dal 1995, Karadžić deve rispondere anche di crimini di guerra e contro l’umanità per il ruolo svolto nella sanguinosa guerra di Bosnia, la più feroce fra quelle scatenate dalla dissoluzione della Jugoslavia.

Nato nel 1945, bosniaco di origini serbe, è stato condannato dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja nel 1996. A suo carico era stato emesso un mandato di cattura internazionale e il governo degli Stati Uniti aveva offerto un premio di 5 milioni di dollari per la sua cattura, così come per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić, tuttora in fuga. Dopo il riconoscimento della Bosnia Erzegovina come Stato indipendente e sovrano da parte nell’Onu nel ’92, i serbo-bosniaci proclamarono la nascita nei loro territori della Repubblica Serba di cui Karadžić divenne il presidente, assumendo anche il ruolo di comandante in capo dell’esercito con il potere di nomina e revoca degli ufficiali. Nella guerra che seguì, dal 1992 al 1995, con 200mila morti in totale, Karadžić si rese colpevole di operazioni di pulizia etnica contro le popolazioni bosniache e croate.