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Diecimila vite gettate in un pozzo

desaparecidosIl tempo continua a dissotterrare gli scheletri della dittatura argentina : oltre 10mila resti di ossa umane calcificate e un grande muro recante i segni di oltre 200 colpi di arma da fuoco, evidentemente utilizzato per le fucilazioni, sono stati scoperti in un vecchio centro clandestino di detenzione e sterminio risalente al periodo della dittatura argentina (1976-1983), noto come “Il pozzo del ragno”. Lo stato delle ossa rivela che i corpi furono cremati, per questo l’identificazione delle vittime non sara’ facile, fanno sapere gli esperti. I resti, scrive il quotidiano Clarin, sono stati scoperti dagli uomini della squadra argentina di antropologia forense che su mandato giudiziario hanno condotto delle ricerche nel centro, che si trova nella citta’ di La Plata (60 chilometri a sud di Buenos Aires), dal 25 febbraio al 15 settembre scorsi.
“Le cremazioni sono la prova materiale che rafforza le testimonianze delle vittime e dei teste”, ha spiegato uno dei membri della squadra, Daniel Bustamante. Il titolare del gruppo di esperti, Luis Fondembrider, ha detto che nel 2009 la squadra cerchera’ di “recuperare il materiale genetico delle ossa” ritrovate. La segretaria dei diritti umani di Buenos Aires, Sarah Derotier De Cobacho, ha affermato che “è la prima volta che frammenti delle ossa dei desaparecidos vengono trovati in un centro clandestino di tortura”. In questo centro clandestino finirono molti desaparecidos come Jorge Julio López, ex-militante sopravvissuto alla dittatura, e gli adolescenti sequestrati nell’episodio noto come la Notte delle matite spezzate, quando il 16 settembre del 1976 diversi giovani vennero fatti sparire e torturati. Secondo cifre ufficiali furono 18mila le persone scomparse in Argentina durante l’ultima dittatura, ma secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani furono almeno 30mila.

A Belfast si indaga sull’omicidio di Rosemary Nelson

È finalmente iniziata l’inchiesta su uno degli omicidi politici più controversi della recente storia del conflitto anglo-irlandese. L’avvocato Rosemary Nelson fu uccisa a Lurgan, nell’Irlanda del nord, il 15 marzo 1999 in un attentato che venne rivendicato da un gruppo paramilitare lealista, ma fin da subito emersero gravi sospetti di collusione da parte delle forze di sicurezza britanniche. L’indagine indipendente avviata la scorsa settimana ha l’obiettivo di fare luce una volta per tutte sulle circostanze dell’omicidio e sul coinvolgimento dei servizi segreti britannici e delle forze di polizia. Soprannominata “la voce dei senza voce”, Rosemary Nelson aveva 40 anni ed era un avvocato molto noto anche negli U.S.A., per le sue lotte in difesa dei diritti umani nel nord dell’Irlanda. Per questo era divenuta oggetto dell’odio settario dei gruppi paramilitari protestanti. Prima di essere uccisa aveva denunciato pubblicamente le minacce e le molestie subite dalla stessa polizia. Pochi mesi prima di essere barbaramente uccisa, la Nelson era stata chiamata a testimoniare di fronte al Congresso degli Stati Uniti sulla situazione dei diritti umani in Irlanda del Nord, e nel corso del suo intervento aveva denunciato le numerose minacce di morte ricevute anche nei confronti dei membri della sua famiglia. Fino quando non sarà venuta fuori la verità sulla sua morte e su quella del suo collega Pat Finucane (ucciso nel 1989), il conflitto anglo-irlandese non potrà dirsi realmente concluso.

Nuova condanna per il capo dei torturatori cileni

Manuel Contreras, capo della famigerata DINA, la polizia segreta cilena ai tempi della dittatura di Pinochet, è stato condannato a quindici anni di carcere da un tribunale di Santiago per la scomparsa del dissidente Marcelo Salinas, arrestato nel 1974. I giudici hanno ritenuto che l’uomo sia uno delle migliaia di “desaparecidos” uccisi dalla dittatura fra il 1973 e il 1990, vittime che si aggiungono ai circa 3200 morti accertati. Salinas, all’epoca trentunenne, lavorava come tecnico radiofonico ed era membro di un movimento della sinistra cilena. Fu visto l’ultima volta a Villa Grimaldi, uno dei principali centri segreti di detenzione e tortura, poche settimane dopo il suo arresto. Manuel Contreras, oggi quasi 80enne si trovava già in carcere, condannato per l’omicidio del noto dissidente Orlando Letelier. Ha accumulato condanne per 57 anni ed è sotto processo in casi che potrebbero costargli altri 197 anni. Nel 2005 confessò davanti alla corte di giustizia cilena la sua responsabilità nella sparizione e omicidio di almeno 580 persone e confermò che tutti gli ordini di sequestro, tortura e assassinio venivano direttamente da Pinochet. Il dittatore, come noto, finì più volte agli arresti domiciliari ma per motivi di salute è riuscito sempre a evitare di essere processato.

 

Vent’anni fa, quelle tre esecuzioni a Gibilterra

L’8 marzo 1988 tre cittadini irlandesi, Mairead Farrell, Dan McCann e Sean Savage, furono crivellati di proiettili dalle teste di cuoio britanniche. L’esecuzione sommaria ordinata dal governo di Londra fu compiuta in pieno giorno, in una strada dell’isola di Gibilterra. I tre volontari dell’I.R.A. erano disarmati e le perizie balistiche hanno dimostrato che gli uomini dei Sas non intimarono loro di arrendersi prima di sparare. Sulla vicenda il governo britannico è stato anche condannato dalla Corte europea per i Diritti Umani nel 1995. Il ventennale della morte dei tre giovani viene celebrato con grande commozione in Irlanda del nord.