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Londra diserta la commemorazione della Grande Carestia

L’assenza di un rappresentante del governo britannico alla cerimonia in memoria delle centinaia di migliaia di vittime della Grande Carestia irlandese è stata drammaticamente eloquente. Un migliaio di persone hanno partecipato alla bella manifestazione svolta domenica 16 maggio al parco della pace di Murrisk, riunite intorno alla grande scultura di bronzo raffigurante una nave-bara ai piedi del Croagh Patrick, la montagna sacra degli irlandesi, alla presenza dei delegati di quattordici governi e del Parlamento europeo. Ma da Londra, o dalle rappresentanze diplomatiche di Sua Maestà – che pure erano state invitate dagli organizzatori – non è arrivato nessuno per rendere omaggio alla memoria di oltre un milione e mezzo di persone morte di fame e di stenti tra il 1845 e il 1849. Difficile credere che si sia trattato di un’amnesia o di una semplice gaffe diplomatica. Assai più lecito è pensare che l’assenza di un rappresentante del governo britannico alla cerimonia sia piuttosto un modo per continuare a negare le proprie colpe in una delle maggiori tragedie del XIX secolo. A oltre un secolo e mezzo di distanza da quell’ecatombe, l’establishment britannico appare infatti ancora assai lontano dal volersi assumere piena responsabilità per quei fatti. I motivi non sono soltanto di carattere simbolico: esiste infatti il rischio concreto che gli inglesi, come i nazisti con gli ebrei, si trovino sommersi da innumerevoli richieste di risarcimento da parte dei discendenti degli irlandesi morti alla metà del XIX secolo. Ecco perché, quando in anni recenti Tony Blair decise di intervenire sull’argomento, lo fece usando la massima cautela. In una lettera scritta agli irlandesi nel 1997, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della Grande Carestia, Blair biasimò i suoi predecessori, i governanti di Londra dell’epoca, affermando che “la Carestia è stato un evento determinante nella storia dell’Irlanda e della Gran Bretagna che ha lasciato cicatrici profonde. Che un milione di persone siano morte in un’isola che all’epoca faceva parte di una delle nazioni più ricche e potenti del mondo è un fatto che crea sofferenza ancora oggi. Chi governava a Londra in quegli anni ha tradito il suo popolo restando a guardare mentre il fallimento di un raccolto si trasformava in una catastrofe umanitaria”.