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‘Nunca más’, Vera Jarach è tornata in Italia

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“Finalmente in Argentina stiamo avendo giustizia”. Il tono di voce è come sempre pacato ma fermo. Le sue parole non trasudano mai odio, né rancore, per quello che ha subito insieme a migliaia di altre madri e parenti di vittime della dittatura argentina. Finché avrà vita, l’85enne italo-argentina Vera Vigevani Jarach continuerà la sua battaglia per tenere viva la memoria di un’intera generazione che è stata spazzata via dalla ferocia della dittatura militare argentina, tra il 1976 e il 1983. Il messaggio che l’anziana fondatrice delle “Madri di Plaza de Mayo” ha lanciato due giorni fa durante un incontro pubblico alla periferia di Firenze, è come sempre un messaggio di speranza, stavolta finalmente coronato dalla consapevolezza che dopo decenni di lotta la giustizia sta finalmente arrivando. Il capo della giunta militare golpista, Jorge Videla, è morto alcuni giorni fa in carcere. Il fatto che abbia trascorso i suoi giorni in cella è di buon auspicio, perché ci fa capire che è finita l’epoca dell’impunità per i dittatori. Ma se la società argentina è finalmente riuscita a fare i conti con il suo tragico passato deve molto all’impegno e al coraggio poetico di personaggi come Vera, che meriterebbero molto più del premio Nobel per la pace. Il peso degli anni di lotta sembrano non scalfire la tempra di questa donna straordinaria, che è tornata nuovamente nel nostro paese alcuni giorni fa, per partecipare a un altro dei suoi “tour della memoria” attraversando molte città italiane per tramandare la memoria dei “desaparecidos”. Vera è la madre di Franca Jarach, fatta sparire dai militari nel 1976 a soli diciott’anni. Della ragazza non si è saputo più niente fino a qualche anno fa, quando un superstite dei campi di concentramento del regime ha raccontato che appena un mese dopo il sequestro i militari costrinsero Franca al cosiddetto “volo”, gettandola ancora viva nell’Oceano, dopo atroci torture. La storia di Vera, di Franca e dei 30.000 desaparecidos argentini riguarda l’Italia da vicino, perché tra le vittime della dittatura ci sono stati centinaia di italiani e di oriundi d’origine italiana. E anche perché la diplomazia italiana dell’epoca è stata perlomeno assente e ha avuto dunque un ruolo negativo nella tragedia della dittatura argentina. Le disperate richieste di aiuto inoltrate in quegli anni furono sempre respinte a causa dei vincoli economici tra l’Italia e l’Argentina. Fortunatamente la giustizia italiana, in particolare con i processi svolti in anni recenti dal tribunale di Roma è riuscita a riparare alle connivenze della politica durante il regime. Nell’ambito dei processi Esma e Condor del 2003 e del 2007 sono stati ascoltati tantissimi testimoni e sono state finalmente emesse delle condanne.

Nei prossimi giorni Vera Vigevani Jarach parteciperà a conferenze, dibattiti e incontri nelle scuole. Domani e il 30 maggio sarà a Ferrara, il 31 maggio a Padova. Dal 2 al giugno prenderà parte a iniziative pubbliche a Milano e a Varese. Dal 6 al 9 sarà invece a Torino, il 10 e l’11 a Bologna. Questo suo ennesimo viaggio italiano si concluderà infine a Roma, dove l’anziana attivista è attesa dal 12 al 15 giugno. Per info: www.24marzo.it

Giorno della Memoria, ecco lo speciale “Diario” del 2009

memoria09È uscito oggi il numero di “Diario” dedicato al Giorno della Memoria. Una consuetudine preziosa che si rinnova ormai da alcuni anni. Centocinquanta pagine da leggere e ricordare, possibilmente anche da diffondere, soprattutto tra i più giovani. Chi scrive vi ha contribuito con il pezzo dal titolo “In lutto contro Hitler e Videla”.

Giustizia per la generazione cancellata

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

Le porte del carcere di Buenos Aires si sono aperte, qualche giorno fa, per l’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, finalmente riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità. Il capo della giunta militare che tra il 1976 e il 1983 sterminò un’intera generazione – cancellando l’esistenza di circa 30.000 connazionali – sarà ricordato dalla storia come un genocida e, contrariamente a quanto è accaduto a Pinochet, finirà con ogni probabilità i suoi giorni in prigione. La notizia ha fatto il giro del mondo proprio mentre Vera Vigevani Jarach (foto in alto), 80enne italo-argentina storica esponente delle “Madri di Plaza de Mayo”, iniziava un lungo viaggio che la porterà in molte città italiane per tramandare la memoria dei “desaparecidos”. Vera è la madre di Franca Jarach (foto sotto), fatta sparire dai militari nel 1976 a soli diciott’anni. Della ragazza non si è saputo più niente fino a qualche anno fa, quando un superstite dei campi di concentramento del regime ha raccontato che appena un mese dopo il sequestro i militari costrinsero Franca al cosiddetto “volo”, gettandola ancora viva nell’Oceano, dopo atroci torture. Da oltre trent’anni Vera Vigevani lotta per la verità e per tenere viva la memoria di un’intera generazione che è stata spazzata via. Alcuni giorni fa è stata a Venezia dove ha partecipato alla cerimonia d’intitolazione di una parte del “Bosco di Mestre” alla memoria di sua figlia. “Ho sempre chiesto – spiega – che giardini e piante, simbolo di vita, fossero dedicati al ricordo di tutti i ragazzi e le ragazze fatti sparire dalla dittatura”. Continua…