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Il mondo alla rovescia di Margaret Thatcher

Il politico dallo sguardo di Caligola, la donna che frantumò da sola uno dei più potenti sindacati del mondo, si è portata nella tomba tutti i fantasmi della sua monumentale e controversa carriera politica. Dai minatori in sciopero alla tragedia delle Falklands, dalla morte in carcere di Bobby Sands alla scabrosa amicizia con il dittatore Pinochet. Un gigante dei nostri tempi, questo è stato Margaret Thatcher, il leader mondiale che trova già un posto di spicco nei libri di storia. Ma che non potrà non essere ricordato soprattutto per il ruolo dispotico, violento e distruttivo col quale ha portato avanti tutte le sue battaglie.
thatcherIl suo paese era già da tempo diviso tra chi la ama e chi la odia, eppure quasi tutti gli osservatori concordano nel ritenere che il momento cruciale dei suoi 15 anni di leadership del partito conservatore – quasi tutti trascorsi a Downing street – sia stato ai primi anni ’80, al tempo della guerra con l’Argentina per le isole Falklands. Affrontò quella crisi con un coraggio e una determinazione che le valse non solo la vittoria in quella breve guerra, ma anche la spinta decisiva per scagliarsi contro i sindacati dei minatori. E infatti riuscì a distruggerli con la stessa spietatezza con la quale diede l’ordine di affondare il Belgrano, l’incrociatore argentino che si trovava al largo delle isole contese, e il cui equipaggio fu massacrato senza pietà da un sottomarino nucleare britannico. All’epoca le politiche economiche della Lady di ferro avevano già causato un fiume di disoccupati in Gran Bretagna e i suoi consensi erano in picchiata. Con le elezioni all’orizzonte nel 1983, lo sbarco delle truppe argentine alle Falklands furono quindi una sorta di manna politica per lei e per il partito conservatore. Equiparò l’esercito argentino invasore ai sindacati delle miniere di carbone, definendoli “nemici interni”, sostenendo che erano più difficili da combattere e assai più pericolosi per la libertà. Non tutti colsero fin da subito la gravità delle sue parole: le donne e gli uomini che lavoravano duramente nelle miniere di carbone per una paga da fame erano ‘i nemici interni’ e ad accusarli di tradimento era il loro stesso primo ministro. Thatcher non è vissuta nell’era della comunicazione globale ma è stata una comunicatrice ante litteram, facendo uso di una gestualità e di una retorica comune soltanto ai grandi leader del passato, quelli allergici alla democrazia e alla libertà. I dittatori. E fu proprio con piglio dittatoriale che non si fece alcuno scrupolo a definire “criminale” Bobby Sands, il leader delle eroiche lotte carcerarie irlandesi, neanche quando il 27enne di Belfast si lasciò morire di sciopero della fame per ottenere quello status di prigioniero politico che lei gli aveva negato con tutte le sue forze, mostrandosi inflessibile di fronte alle richieste del mondo intero.

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Richieste che furono accordate solo dopo la morte di altri nove giovani irlandesi, che fecero la stessa fine di Sands, perché ritenevano la libertà un valore più alto della loro stessa vita. Bobby Sands era un criminale, secondo la visione del mondo della Thatcher, eppure alle elezioni politiche cui aveva preso parte mentre si trovava morente in carcere ottenne oltre 10.000 voti più della stessa Lady di ferro. Risultò eletto, divenne Member of Parliament, ma non ebbe mai modo di mettere piede a Westminster. Bobby Sands un criminale, Augusto Pinochet un eroe: questo era il mondo alla rovescia di Margaret Thatcher, che nel 1998 fece tutto quello che era nel suo potere (da anni non era più al governo) per evitarne l’estradizione in Spagna richiesta dal giudice Garzòn, durante una visita del sanguinario dittatore in Gran Bretagna. Thatcher era da tempo una grande amica del generale cileno, tanto che in più occasioni manifestò pubblicamente la sua gratitudine per l’aiuto logistico che le aveva fornito durante la crisi delle Falklands e, anche se sembra una tragica barzelletta, per aver riportato la democrazia in Cile.
RM