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I miei compagni gettati in mare dall’aereo e lo sguardo dei loro aguzzini 30 anni dopo

Si è aperto in Argentina il maxi processo sui crimini della giunta militare di Videla

(di Marco Bechis)

Jorge Rafael Videla, capo della giunta militare argentina dal 1976 al 1981 ha compiuto 87 anni. Sconta l’ergastolo in carcere, niente domiciliari. La sua vita si consuma dietro le sbarre, un letto singolo, il crocifisso al muro. Qualche mese fa ha confessato ad un giornalista off the record di essere il responsabile dell’uccisione di almeno 7.000 oppositori, ha riconosciuto il furto di molti neonati strappati alle madri dopo il parto, ed ha accusato la classe imprenditoriale di averlo incitato al massacro. «Abbiamo preso la decisione di farli scomparire per non provocare proteste dentro e fuori dal Paese. Ogni scomparsa può essere intesa come un mascheramento, la dissimulazione di una morte». Ma non dice altro. Nessun ex militare ha dato informazioni concrete: luoghi di sepoltura, liste di vittime e di neonati oramai trentenni che le Nonne di Plaza de Mayo stanno ancora cercando. Dopo 35 anni la violenza di quel silenzio si è fatta assordante. Ma Videla è in carcere mentre Pinochet morì nel letto di casa sua. Il fenomeno argentino dei processi e delle condanne per i crimini della dittatura è unico in Sudamerica. Continue reading

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Mezzo secolo di carcere per Videla

L’ex dittatore argentino ha ricevuto finalmente una sentenza di condanna esemplare per il rapimento dei figli dei desaparecidos durante la dittatura.

L’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos durante l’ultimo regime militare (1976-1983). Videla, 87 anni fra meno di un mese, già condannato all’ergastolo due anni fa, è detenuto nella prigione militare di Campo de Mayo alla periferia della capitale argentina.
Insieme a Videla sono stati condannati, per lo stesso reato, altri esponenti della giunta fra i quali il generale Reynaldo Brignone, ultimo capo del regime militare, a 15 anni; e Jorge Acosta, “el Tigre”, che diresse il campo di concentramento dell’Esma, la scuola tecnica della Marina, a 30 anni. La sentenza conclude una lunghissima battaglia giudiziaria iniziata sedici anni fa dall’associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne dei bambini rubati ai genitori assassinati e consegnati segretamente in affidamento a famiglie di militari. Condannando Videla al massimo della pena prevista, i giudici del Tribunale hanno riconosciuto la tesi sostenuta dalle “Abuelas” e cioè che nel corso della dittutura i militari misero in atto un programma sistematico di sequestro dei bambini. Continue reading

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Argentina, ergastolo per l’Angelo della morte

Lo chiamano “l’angelo biondo della morte”, ma di certo sarebbe più corretto definirlo “diavolo”. Riconosciuto finalmente responsabile di crimini contro l’umanità, l’ex capitano di vascello della Marina argentina Alfredo Astiz è stato condannato all’ergastolo insieme ad altri ex alti ufficiali della polizia argentina. Astiz, Jorge “Tigre” Acosta e altri dieci imputati erano sotto processo a Buenos Aires per il dramma dei “desaparecidos” durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983. I reati per cui sono stati condannati sono rapimento, tortura e omicidio di dissidenti nel più grande centro di detenzione e tortura di Buenos Aires, la Escuela mecanica de la armada (Esma).


Ex spia della Marina, l’ormai 59enne Astiz si guadagnò il suo soprannome “angelico” per i tratti gentili del viso, e la spietata capacità di insinuarsi tra i contestatori del regime per poi farli arrestare. È stato ritenuto responsabile, tra l’altro, di complicità nella scomparsa, tortura e uccisione delle due suore francesi Alice Domon e Leonie Duquet, e di Azucena Villaflor, fondatrice del gruppo Madri di Plaza de Majo. Astiz si era infiltrato nel gruppo che si riuniva nella Chiesa di Santa Cruz a Buenos Aires, spacciandosi per fratello di una desaparecida. In pochi mesi fece sequestrare, torturare e assassinare dodici donne che avevano l’unico torto di aver chiesto notizia dei propri familiari scomparsi.
Astiz è stato anche giudicato colpevole della sparizione di Rodolfo Walsh, che insieme allo scrittore Gabriel Garcia Maquez fondò l’agenzia Prensa Latina e che diede voce al dissenso durante la dittatura. I crimini riguardanti tutti gli imputati includono 86 casi di tortura e omicidio di desaparecidos commessi all’Esma, ora museo aperto al pubblico. Si stima che nella struttura furono detenute circa 5mila persone e che meno della metà di loro sopravvisse. Il processo, iniziato a dicembre 2009, ha visto la condanna di altri quattro imputati al carcere per periodi di pena tra 18 e 25 anni e l’assoluzione di altri due.
Alla lettura delle sentenze centinaia di attivisti, parenti dei desaparecidos e gente comune in attesa in strada ha festeggiato, applaudendo e piangendo. “Olé olé, avranno il destino dei nazisti. Dovunque andranno, li troveremo”, cantavano, definendo quello di oggi un “giorno storico per l’Argentina”. Intanto, prosegue il processo sul rapimento sistematico dei figli delle detenute nel centro, che era utilizzato anche per far partorire le donne incinte. I neonati venivano fatti scomparire e affidati in segreto ad altre famiglie.

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Morto Massera, simbolo del terrorismo di Stato argentino

È morto l’ammiraglio argentino Emilio Eduardo Massera, il famigerato “comandante zero”, il militare pluriomicida che amministrava il terrore nel centro di tortura della Esma – la scuola di meccanica della Marina – di Buenos Aires. Fulminato da un ictus a 85  anni nell’ospedale della Marina di cui fu Capo di Stato Maggiore negli anni più bui della dittatura. Fu uno dei maggiori responsabili del golpe del 1976 e fece parte della prima giunta militare che governò il paese fino al 1981. Entrato nel 1942 alla scuola militare navale argentina, nel 1946 studiò negli Stati Uniti, dove entrò in contatto con Cia. Tornato in Argentina scalò le gerarchie militari, fino a quando nel 1974, dopo il pensionamento coatto di molti ufficiali attuato dal governo, venne nominato ammiraglio e capo di Stato Maggiore della Marina. Nel 1976 prese parte con i generali Jorge Rafael Videla, Leopoldo Galtieri e Orlando Ramon Agosti al colpo di stato che rovesciò Isabelita Peron. Fu tra i più crudeli repressori del dissenso nel paese, ritenuto uno dei responsabili della sparizione e morte di migliaia di militanti comunisti. Nel 1985 fu giudicato colpevole di violazione dei diritti umani, assassinio, tortura e privazione illegale della libertà. Fu condannato all’ergastolo e degradato con infamia dall’esercito. Nel 1990 un’amnistia del presidente Carlos Menem fece decadere la condanna e lo tirò fuori di prigione fino al 1998, quando fu accusato di crimini contro l’umanità per aver ordinato fucilazioni illegali, sparizioni, assassinii, torture, detenzioni illegali in campi di concentramento e sterminio, sequestri di minorenni e lanci di prigionieri vivi nell’oceano. I processi a suo carico sono stati ostacolati con ogni mezzo fino al 2004, quando fu colpito da un aneurisma cerebrale che impedì di fatto qualsiasi procedimento penale a suo carico. Era sotto processo in contumacia anche in Italia, accusato di concorso aggravato di crudeltà nell’omicidio di tre cittadini di origine italiana. Il suo nome figura anche nella lista degli appartenenti alla P2 di Licio Gelli.

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Giustizia per la generazione cancellata

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

Le porte del carcere di Buenos Aires si sono aperte, qualche giorno fa, per l’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, finalmente riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità. Il capo della giunta militare che tra il 1976 e il 1983 sterminò un’intera generazione – cancellando l’esistenza di circa 30.000 connazionali – sarà ricordato dalla storia come un genocida e, contrariamente a quanto è accaduto a Pinochet, finirà con ogni probabilità i suoi giorni in prigione. La notizia ha fatto il giro del mondo proprio mentre Vera Vigevani Jarach (foto in alto), 80enne italo-argentina storica esponente delle “Madri di Plaza de Mayo”, iniziava un lungo viaggio che la porterà in molte città italiane per tramandare la memoria dei “desaparecidos”. Vera è la madre di Franca Jarach (foto sotto), fatta sparire dai militari nel 1976 a soli diciott’anni. Della ragazza non si è saputo più niente fino a qualche anno fa, quando un superstite dei campi di concentramento del regime ha raccontato che appena un mese dopo il sequestro i militari costrinsero Franca al cosiddetto “volo”, gettandola ancora viva nell’Oceano, dopo atroci torture. Da oltre trent’anni Vera Vigevani lotta per la verità e per tenere viva la memoria di un’intera generazione che è stata spazzata via. Alcuni giorni fa è stata a Venezia dove ha partecipato alla cerimonia d’intitolazione di una parte del “Bosco di Mestre” alla memoria di sua figlia. “Ho sempre chiesto – spiega – che giardini e piante, simbolo di vita, fossero dedicati al ricordo di tutti i ragazzi e le ragazze fatti sparire dalla dittatura”. Continua…

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Confermato l’ergastolo per 4 torturatori argentini

La notizia è di una settimana fa, ma merita di essere ricordata. La prima corte di Assise di Appello di Roma ha confermato la condanna all’ergastolo per quattro ex ufficiali della Marina argentina accusati di omicidio volontario plurimo premeditato di tre cittadini di origine italiana, Angela Maria Aieta, Giovanni e Susanna Pecoraro, scomparsi nel Paese sudamericano nel periodo della dittatura militare. Gli imputati a cui è stato confermato l’ergastolo sono Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza e Antonio Vanek. Per un altro imputato, Hector Antonio Febres, a sua volta condannato all’ergastolo in primo grado, la corte ha dichiarato il non luogo a procedere per morte del reo. Febres è deceduto nel dicembre dello scorso anno per avvelenamento da cianuro nella sua cella della Prefettura navale di Tigre (40 chilometri da Buenos Aires) dove era detenuto nell’ambito di un altro procedimento della magistratura argentina. I quattro imputati nel processo italiano, tutti già detenuti in patria ad eccezione di Vildoza, il quale è latitante, appartenevano al ‘Grupo de Tarèa 3.3.2.’ istituito presso la Escuela Superior de Mecanica de la Armada (Esma). Nessuno di loro ha preso parte al dibattimento poiché hanno detto di non riconoscere la legittimità della nostra autorità a giudicarli. La sentenza di primo grado fu pronunciata il 14 marzo dello scorso anno. Nella vicenda è coinvolto anche un altro ex ufficiale argentino, l’ammiraglio Emilio Edoardo Massera, ma la sua posizione è stata stralciata in quanto una consulenza medica deve stabilire se sia in grado, alla luce delle sue attuali condizioni di salute, di essere presente nel giudizio. In aula al momento della sentenza erano presenti due madri di Plaza de Mayo, Angela Boitano e Vera Vigevani visibilmente commosse alla lettura del dispositivo.

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