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“Verità e giustizia per Beslan”

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Da Avvenire di oggi

La strage degli innocenti della scuola n. 1 di Beslan, in Ossezia del nord, rivive nelle parole di una delle vittime con particolari inediti, spesso intimi, che gettano una nuova luce sulla più terribile strage della storia della Federazione russa. Ella Kesaeva abita ancora a pochi passi dall’edificio dove nel settembre del 2004 , durante la festa del primo giorno di scuola, un commando di guerriglieri ceceni prese in ostaggio oltre mille persone, tra studenti, genitori e insegnanti, chiedendo il riconoscimento dell’indipendenza e il ritiro dell’esercito russo dalla Cecenia. L’assedio durò tre giorni e finì con l’irruzione delle teste di cuoio russe nella scuola ma fu una carneficina, con 334 morti, oltre la metà dei quali bambini. Quel giorno Ella Kesaeva perse due nipoti adolescenti – i figli della sorella – e il cognato. Lei stessa rimase ferita. Da allora non ha mai smesso di lottare per tenere in vita la memoria delle vittime e per accertare le responsabilità della strage: da anni presiede Golos Beslana (La voce di Beslan), un’associazione che nonostante le minacce e le intimidazioni continua a battersi per i diritti delle vittime. In questi giorni è uscita l’edizione italiana del libro Beslan, nessun indagato (Carabba Editore) – realizzato in collaborazione con la Onlus Mondo in cammino -, nel quale Ella Kesaeva rivive le fasi concitate del sequestro e i terribili giorni dell’assedio, condivide il suo dolore di fronte ai corpi dei nipoti, gli anni di lotte alla ricerca della verità, la raccolta delle prove del massacro per accertare le responsabilità. La sua è una testimonianza che non può lasciare indifferenti e non lesina critiche nei confronti dell’operato delle forze speciali russe. “Abbiamo visto coi nostri occhi il fuoco che si abbatté sulla scuola con l’utilizzo di tecnologia militare pesante mentre gran parte degli ostaggi era ancora all’interno”, ci ha detto. “Col loro operato, col pretesto della guerra al terrorismo, non hanno salvato gli ostaggi. Li hanno condannati”.

Nella foto: Ella Kesaeva
Nella foto: Ella Kesaeva

Con questa convinzione, suffragata da prove e testimonianze – 43 chili di documenti, si legge nel libro – negli anni l’associazione ha presentato decine di ricorsi e denunce, l’ultima delle quali un anno fa, nel decennale dell’attentato. L’accusa, per i servizi segreti russi, è quella di essere responsabili dell’attacco terroristico, con la volontà di instaurare un ‘potere verticale’ all’interno del paese. Ma ancora nessun alto funzionario è stato messo sotto processo. Il solo colpevole della strage di Beslan resta ad oggi Nur-Pasha Kulaiev, unico superstite del commando ceceno. Per lui nel 2006 è arrivata la condanna all’ergastolo. Anni fa, su consiglio della compianta giornalista Anna Politkovskaja, Golos Beslana è stata la prima e finora unica associazione a presentare ricorso di fronte alla Corte europea per i Diritti umani. L’appello ai giudici di Strasburgo fu firmato da circa cinquecento persone, coinvolte a vario titolo nella strage. Ma per questo l’associazione è stata prima privata dei propri uffici e dello status giuridico, infine tacciata di estremismo. “Non hanno mandato giù le nostre accuse alle autorità federali – spiega Kesaeva – circa l’uccisione degli ostaggi. Ma noi abbiamo tutto il diritto di fare tali accuse perché ne abbiamo le prove e le abbiamo messe per iscritto in una dichiarazione alla comunità internazionale e al Congresso degli Stati Uniti”. In questi undici anni la determinazione e il coraggio a proseguire il percorso verso la verità e la giustizia non sono mai venute meno. “Crediamo che il grande sacrificio di Beslan non sia stato inutile e noi sopravvissuti all’attacco terroristico ci siamo impegnati prima di tutto per rispetto verso noi stessi”. “È proprio questo – prosegue – che ci ha aiutato a continuare a vivere e a lottare. La storia insegna che le autorità che versano il sangue dei propri cittadini alla fine ne pagano le conseguenze. Crediamo che prima o poi il Cremlino dovrà rispondere di quei fatti di fronte al tribunale dei diritti umani. Molti cittadini hanno già aperto gli occhi, anche se purtroppo solo molti anni dopo Beslan”. Intanto, il 2 luglio scorso, la Corte europea si è pronunciata a favore dell’ammissibilità dei ricorsi presentati dai familiari delle vittime in base agli articoli 2 e 13 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (diritto alla vita e diritto a un ricorso effettivo). La speranza – conclude Kesaeva – è che il verdetto definitivo dei giudici di Strasburgo consenta la riapertura di ulteriori procedimenti giudiziari.
RM

Il libro “Beslan. Nessun indagato” può essere richiesto all’associazione Mondo in cammino all’email info@mondoincammino.org al prezzo di 17 euro spedizione compresa. Il ricavato andrà a sostegno dei progetti per l’infanzia e la riconciliazione nei paesi dell’ex Unione Sovietica.