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Auschwitz e la scritta rubata: eccessi di memoria

(di Alessandro Portelli)

Dopo la rimozione della scritta “Arbeit macht frei” dal cancello di Auschwitz, si è detto che si trattava di un attentato contro la memoria, di un tentativo di cancellarla. A me sembra invece che azioni del genere siano il risultato di una vera e propria ossessione per la memoria: un’ossessione che rende insopportabile l’esistenza di certi oggetti e che cerca di placarsi possedendoli e cancellandoli al tempo stesso, e si illude così di controllare e dominare anche la memoria altrui. E’ questo il fondamento emotivo dei revisionismi e dei negazionismi: più si affannano a cancellare, manipolare, nascondere queste memorie, più mostrano di essere dominati da quello che vorrebbero dominare. Solo chi non può dimenticare rimuove. Continua la lettura di Auschwitz e la scritta rubata: eccessi di memoria

Figlio di un Dio minore

Questa è una storia incredibile ma vera: è accaduto tutto qualche giorno fa, a Viterbo, secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero”.

Un giovane paraplegico e la fidanzata si sono sposati con rito civile in un ospedale romano perché il vescovo della città laziale, Lorenzo Chiarinelli, ha negato il matrimonio religioso per “impotenza copulativa”, seguendo quanto dispone una norma del diritto canonico. Alla base del no pronunciato dalla curia di Viterbo, c’è l’incapacità a procreare del giovane, causata dalle gravi lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto circa due mesi fa. Alla cerimonia civile, celebrata da un consigliere comunale, ha presenziato anche il parroco della chiesa in cui i due si sarebbero dovuti sposare con rito religioso. La curia non smentisce il diniego ma lo definisce “condiviso” e, soprattutto, imposto dal diritto canonico, quindi “non soggetto a discrezionalità” o “intenzionalità”. Il vescovo sostiene che non avrebbe potuto comportarsi in modo diverso. E’ la Chiesa che conferma di essere lontana anni luce dalla società civile.