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Ma l’istigazione a deliquere non era reato?

L’istigazione a deliquere, nonché quella a disobbedire alle leggi di ordine pubblico, è un reato secondo il codice penale italiano. Per tutti, ma non per Francesco Cossiga, che ha lanciato la sua personalissima ricetta per ‘risolvere’ in salsa cilena la protesta studentesca attualmente in corso. E’ difficile leggere l‘intervista rilasciata qualche giorno fa a uno dei principali quotidiani italiani senza trasalire. Alla domanda di un imbarazzato cronista, l’ex presidente della Repubblica ha spiegato che

“gli universitari bisogna lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città (…) Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.

Praticamente: quello che è stato fatto con grande successo a Genova nel luglio 2001. Il delirio di Cossiga potrebbe essere considerato uno scherzo, o una boutade, se non fosse stato pronunciato da un ex inquilino del Quirinale, con trascorsi anche da ministro degli Interni (ai tempi del rapimento Moro). Forse per loro il codice penale prevede qualche deroga?

Ultimo appello per la verità su Ustica

Non è mai troppo tardi per avere giustizia. Neanche sulla strage di Ustica, uno dei misteri più fitti della recente storia italiana, per il quale la verità giudiziaria ha finora assolto tutti, con l’aggravante del mancato risarcimento dei familiari delle 81 vittime. Due giorni fa la procura di Roma ha finalmente riaperto le indagini, dopo che l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha affermato che ad abbattere nell’estate del 1980 un aereo Dc9 dell’Itavia con 81 persone a bordo fu un missile sparato da un caccia della marina militare francese. Il nuovo fascicolo è stato aperto dalla pm Maria Monteleone, che ha ascoltato come testimoni lo stesso Cossiga e Giuliano Amato, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nei mesi scorsi Cossiga aveva dichiarato che “furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l’allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell’aereo”. Il volo civile, secondo una ricostruzione che anche Cossiga ha offerto, sarebbe stato abbattuto perché si trovava in prossimità di un aereo su cui volava il presidente libico Muammar Gheddafi, uscito indenne dall’attacco perché informato in precedenza dal Sismi, il servizio segreto militare italiano. L’unico procedimento giudiziario conclusosi con sentenza defiitiva in Italia sul caso Ustica è quello che ha mandato assolti due generali dell’Aeronautica accusati dai magistrati di aver compiuto despistaggi sulla vicenda.