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Tolstoj in Cecenia

Non esistono mezze misure per chi racconta la guerra in Cecenia: o finisce ammazzato perché cerca di scoprire la verità (la povera Anna Politkovskaya è solo l’ultimo esempio) o viene celebrato come il nuovo Tolstoj perché riesce a trasformare in letteratura uno tra i più oscuri conflitti moderni. A Mosca non hanno ancora trovato una soluzione alla matassa cecena, ma in compenso sono certi di aver scovato nientemeno che l’erede intellettuale dell’autore di “Guerra e pace”.

Molti elementi suggeriscono un parallelismo tra Lev Tolstoj e il trentenne Arkady Babchenko. Entrambi soldati nel Caucaso (in Crimea e, appunto, in Cecenia), si mettono a scrivere dopo essere tornati profondamente cambiati dall’esperienza del fronte. Entrambi subiscono tentativi di censura perché gettano pesanti ombre sul comportamento dell’esercito russo. Come il suo illustre predecessore, anche Babchenko racconta la guerra dall’interno con una sintesi perfetta di realismo e immaginazione, crudezza e lirismo. Il suo “A soldier’s war in Chechnya” è stato paragonato ai “Racconti di Sebastopoli” di Tolstoj, ha vinto il premio come miglior debutto letterario in patria e sta raccogliendo grandi consensi anche all’estero: dopo l’edizione inglese appena uscita, nei prossimi mesi sarà tradotto anche in francese, in tedesco e in italiano.

Ecco il mio articolo uscito su “Avvenire”