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La nuova vita di Paddy Armstrong

Avvenire, 18.8.2017

Paddy Armstrong ce l’ha fatta. Dopo aver trascorso quindici anni in carcere da innocente è riuscito a ricostruirsi una vita felice grazie alla sua famiglia e alla sua forza di volontà. Oggi sostiene di non provare più alcun rancore nei confronti di chi lo trascinò in quell’incubo, rubandogli la giovinezza e distruggendo la sua prima vita. Nel 1975, insieme a Gerry Conlon, Paul Hill e Carole Richardson, fu condannato all’ergastolo con l’accusa di aver piazzato le bombe dell’IRA che erano esplose in un pub della cittadina inglese di Guildford. Dopo aver letto la sentenza, il giudice affermò che potevano ritenersi fortunati, poiché la Gran Bretagna aveva abolito la pena capitale solo pochi anni prima, viceversa sarebbero stati sicuramente condannati a morte. I “Quattro di Guildford” avevano tra i 17 e i 24 anni e provenivano da un retroterra di povertà e miseria inimmaginabili nell’Europa occidentale. La loro unica colpa era quella di essere irlandesi provenienti dai ghetti cattolici di Belfast e di trovarsi in Inghilterra durante una delle più drammatiche campagne di attentati dell’IRA. L’isteria anti-irlandese di quegli anni – alimentata dai mezzi d’informazione – li trasformò nei capri espiatori perfetti: dopo giorni di isolamento, durante i quali subirono gravi maltrattamenti e pesanti pressioni psicologiche, furono costretti a firmare false confessioni che risultarono sufficienti per condannarli nonostante le successive ritrattazioni. Pochi mesi dopo furono individuati i veri responsabili degli attentati ma neanche quello bastò a salvarli. La loro innocenza sarebbe stata riconosciuta soltanto quindici anni dopo. Nel 1989 i giudici revocarono la sentenza di condanna e ammisero che all’epoca del primo processo la pubblica accusa aveva falsificato le prove nascondendo gli elementi probatori che sarebbero stati sufficienti a scagionarli.
Considerata una delle ingiustizie più clamorose della recente storia giudiziaria britannica, la vicenda dei “Quattro di Guildford” ha dato vita negli anni a una cospicua produzione letteraria, a cominciare dalle biografie di Paul Hill e Gerry Conlon, uscite poco tempo dopo la loro scarcerazione e dalle quali è stato tratto il memorabile film Nel nome del padre di Jim Sheridan. Finora Paddy Armstrong – al pari di Carole Richardson, morta di cancro qualche anno fa – era sempre rimasto lontano dai riflettori, scegliendo un basso profilo e partecipando soltanto di rado a eventi pubblici. Adesso ha deciso di tracciare un bilancio della sua seconda vita e ha dato alle stampe Life after Life: A Guildford Four Memoir, un libro scritto a quattro mani con la giornalista Mary-Elaine Tynan, dal quale emerge il lucido ritratto di un uomo che è riuscito a ritrovare la felicità nonostante tutto ciò che gli è accaduto. Non mancano i tremendi ricordi e gli aneddoti risalenti agli anni in carcere, ma contrariamente alle biografie di Conlon e Hill, questa si concentra molto più sulle difficoltà della lenta e faticosa rinascita del protagonista. Oggi Armstrong è un marito e un padre felice di due adolescenti, e proprio pensando a loro ha deciso che fosse giunto il momento di raccontare la sua storia. Nei primi periodi da uomo libero non riusciva a riabituarsi alla vita normale, a lungo ha persino desiderato tornare in carcere, il pensiero del suicidio era ricorrente. Ammette che se non fosse stato per Caroline, la ragazza che conobbe a Dublino negli anni ’90 e che poi divenne sua moglie, alcol e droghe l’avrebbero fatto precipitare in un vortice senza ritorno. Si sposarono nel 1998 e pochi anni dopo nacquero John e Sophie, che hanno dato un senso compiuto alla sua seconda vita. Quella di Paddy Armstrong è una storia terribile che culmina in un inaspettato lieto fine anche grazie ad Alastair Logan, l’avvocato che dopo essersi battuto a lungo per sottrarlo a un’ingiusta detenzione, è diventato con gli anni qualcosa di molto simile a un padre. È a lui che il libro è dedicato.
RM

In the Name of Gerry Conlon

È in corso la raccolta fondi per realizzare e promuovere il documentario patrocinato da Amnesty International sulla vita di Gerry Conlon (1954-2014), vittima del più grave errore giudiziario mai avvenuto in Gran Bretagna. Il testamento spirituale di un uomo innocente che è stato in carcere per 15 anni.

Gerry Conlon, originario di Belfast, aveva soltanto 20 anni quando fu di uno dei più sanguinosi attentati compiuti dall’I.R.A. in Inghilterra. Era il 1974 e con lui altri tre giovani irlandesi furono incastrati, divenendo noti al mondo come i Guildford Four. La loro unica colpa era quella di essere irlandesi e di trovarsi in Inghilterra alla ricerca di lavoro durante gli anni più drammatici del conflitto in Irlanda del Nord. Furono trasformati nei capri espiatori perfetti: sottoposti a maltrattamenti e pressioni psicologiche, costretti a firmare false confessioni, vennero infine condannati all’ergastolo. Ma l’isteria anti-irlandese di quegli anni avrebbe portato in carcere altri innocenti: il padre di Gerry, Giuseppe Conlon, arrivato a Londra per aiutare il figlio, fu accusato di trasporto di esplosivi e condannato a dodici anni di prigione. Gravemente malato e privato delle cure necessarie, morì in carcere nel 1980. La loro drammatica storia è stata raccontata anche nel film Nel nome del padre di Jim Sheridan.
BELFASTL’innocenza di Gerry Conlon e degli altri sarebbe stata riconosciuta soltanto quindici anni dopo, nel 1989, dimostrando che i rappresentanti dello Stato britannico avevano falsificato le prove a loro carico.
Dopo una lenta e faticosa rinascita, Gerry ha trovato dentro di sé la forza per combattere ancora, facendo diventare la sua vicenda un esempio e un monito, in Irlanda e nel resto del mondo.
Il documentario, autoprodotto e autofinanziato, nasce dalla lunga intervista rilasciata da Gerry Conlon a Lorenzo Moscia nella sua casa di Belfast, pochi mesi prima della sua morte. La sua storia è ricostruita per la prima volta nel dettaglio dalle sue vive parole e utilizzando rare immagini di repertorio.
Fotoreporter e documentarista italiano, Moscia ha vissuto per anni in Cile, lavorando per importanti riviste locali (El Sabado del Mercurio, El Semanal de la Tercera, New York Times, Der Spiegel, Corriere della Sera, Repubblica).
Dal 2012 è tornato a vivere a Roma, sua città natale, dove lavora come corrispondente per le principali agenzie foto giornalistiche.
A Belfast Moscia ha incontrato Riccardo Michelucci, giornalista e scrittore esperto della questione irlandese e autore di Storia del conflitto anglo-irlandese, il libro nero del colonialismo inglese in Irlanda. Tra loro è nata un’amicizia che va la condivisione di certi ideali, ed è sfociata nella collaborazione per realizzare questo documentario.
Per realizzare e promuovere al meglio il documentario (che ha già ottenuto il patrocinio di Amnesty International) è stata lanciata una campagna di raccolta fondi tramite il crowdfunding.
Il lavoro è a buon punto ma rimangono ancora molte cose da fare: la post-produzione, il montaggio dei sottotitoli in inglese, in spagnolo e in italiano, l’accertamento dei diritti d’autore, la stampa e la promozione dei dvd.
Vi chiediamo di credere nel nostro progetto e di diventare nostri mecenati con un contributo, anche modesto, per aiutarci a portare a termine il lavoro e a veicolarlo nel miglior modo possibile.

Sono previste una serie di ricompense per chi contribuisce alla campagna:

– Un ringraziamento pubblico sulla pagina Facebook del documentario per chi versa almeno 5 dollari;

– Un ringraziamento sulla Facebook e il proprio nome nei titoli di coda tra i sostenitori del documentario, per chi versa almeno 10 dollari;

– Un ringraziamento su Facebook, il proprio nome nei titoli di coda e la possibilità di vedere il film in streaming per chi contribuisce con almeno 15 dollari;

– Un ringraziamento su Facebook, il proprio nome nei titoli di coda e una copia del documentario in Dvd per chi contribuisce con almeno 25 dollari;

– Un ringraziamento su Facebook, il proprio nome nei titoli di coda, una copia del documentario in Dvd e la locandina originale del film (oppure, a scelta, una copia del libro “Storia del conflitto anglo-irlandese” di Riccardo Michelucci) per chi contribuisce con almeno 35 dollari;