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Non illudersi su Obama

Pochi giorni prima che arrivasse la certezza della candidatura del democratico Obama Barack alle prossime elezioni Usa, il sempre lucido Massimo Fini ha ricordato quanto segue, non senza un pizzico di cinico, ma doveroso, realismo:

[…] Storicamente i democratici sono stati più guerrafondai dei repubblicani. Fu il democratico Kennedy a iniziare la disastrosa guerra del Vietnam, mentre a chiuderla è stato il repubblicano Nixon, forse il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto nel dopoguerra. È stato il democratico Clinton a perpetrare un’aggressione alla Jugoslavia ancora meno giustificata di quelle all’Afganistan e all’Iraq (l’11 settembre era di là da venire). Un Impero (e gli Stati Uniti lo sono) segue delle inevitabili logiche di potenza. E fin qui niente di nuovo e nemmeno, forse, di riprovevole. Ciò che disturba negli americani è l’ipocrisia, il mascherare la politica di potenza dietro i ‘sacri principi’, i ‘diritti umani’, la Bontà. Con i democratici, si tratti dell’insopportabile Hillary o di Obama, la politica di potenza Usa non cambierebbe, ma l’ipocrisia sarebbe perfino maggiore.

Ci sembra un’opinione corroborata da una serie sufficiente di dati di fatto. Di certo, anche se Obama dovesse tradire le aspettative dei tanti che anche nel nostro paese sognano di vedere il primo inquilino afro-americano della Casa Bianca, non riuscirebbe a essere un presidente peggiore di George W. Bush.


Che fine hanno fatto i pacifisti?

baghdad.jpgA cinque anni dall’aggressione statunitense all’Iraq, Firenze dedica una giornata di approfondimento e riflessione sullo stato di salute e le prospettive del movimento pacifista. L’evento a ingresso gratuito si svolgerà al Viper Theatre di via Lombardia, zona Le Piagge. Alle 18.30 discussione/aperitivo con Lisa Clark (Beati i costruttori di Pace), Tommaso Fattori (Forum mondiale alternativo dell’acqua), Marco Romoli (un Tempio per la Pace), Martina Taci (Volontaria del Campo di lavoro in Libano coordinato dal Servizio Civile Internazionale). Coordinerà Riccardo Michelucci.
Alle 21 la compagnia ‘Saverio Tommasi’ metterà in scena in anteprima assoluta ‘il mio nome è mai più’ di Domenico Guarino, tratto dall’omonimo racconto vincitore del premio 2007 “Firenze per le culture di pace”, intitolato a Tiziano Terzani. Il monologo è la storia del movimento pacifista visto attraverso gli occhi di una bandiera della pace. Occhi critici, disillusi, ma ancora pieni di speranza. Saranno inoltre allestite due mostre fotografiche (una retrospettiva sul movimento pacifista fiorentino a cura di Marco Quinti e A sud di Tyro: Fotogrammi tra Libano e Palestina”. una collettiva di immagini dai campi profughi palestinesi in Libano). In sala video saranno proiettati i filmati prodotti dai ragazzi e dalle ragazze palestinesi impegnate nel progetto di Media Education che si è tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008 in 5 villaggi del sud del Libano.

“Iraq Body Count”: le vittime civili della crisi irachena seguita all’aggressione Usa sono ormai quasi 90.000

Il massacro di Halabja e il doppio gioco Usa

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La mattina del 15 marzo 1988 venti aerei dell’aviazione di Saddam Hussein sorvolarono il cielo sopra la cittadina curda irachena di Halabja. Il più massiccio e letale attacco con armi chimiche su civili che la storia ricordi durò quattro interminabili giorni, causando la morte di almeno 5000 civili, in gran parte donne e bambini. Oggi, mentre ricorre il ventesimo anniversario, l’attuale governo iracheno ha affermato di voler intentare azioni legali contro i fornitori – occidentali – dell’agente chimico usato nell’attacco e ha approvato un finanziamento di 6 milioni di dollari per la ricostruzione della città.

Ma aggiungendo ulteriore barbarie a quanto accadde esattamente 20 anni fa, alcuni giorni fa il Consiglio presidenziale iracheno ha anche approvato l’esecuzione di Ali Hassan al-Majid, detto “Ali il chimico”, uno dei più stretti collaboratori di Saddam. Al Majid è considerato il responsabile dell’attacco chimico sulla città curda per questo è stato condannato a morte insieme ad altri ex gerarchi del regime. Sulla vicenda di Halabja e sul doppio gioco degli Usa in proposito è assai lluminante quanto scrive il media indipendente americano “Democracy now”.