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La “Nuova IRA” soffia sulla Brexit

Venerdì di Repubblica, 15 febbraio 2019

Se pensavate che la guerra in Irlanda del Nord fosse un lontano ricordo del passato forse dovrete cominciare a ricredervi. Per farlo vi basterà andare a Derry, la cittadina tristemente famosa per la “Bloody Sunday” del 30 gennaio 1972, quando i paracadutisti britannici uccisero quattordici persone inermi durante una manifestazione pacifica per i diritti civili. Secondo la polizia e i servizi segreti del MI5 si trova qui la roccaforte dei dissidenti repubblicani, quelli da sempre contrari all’Accordo di pace del 1998 e ritenuti responsabili di almeno la metà dei 150 morti contati da allora. La violenza è rimasta sotto traccia per anni ma adesso – complice la Brexit – rischia di riaccendersi. Dal 2017 risultano in crescita le spedizioni punitive e gli attentati contro la polizia e le guardie carcerarie, mentre gli arresti e i ritrovamenti di armi ed esplosivi non fanno quasi più notizia. Il 19 gennaio scorso davanti al tribunale di Derry, nel cuore del centro cittadino, è esplosa un’autobomba attribuita alla cosiddetta ‘New IRA’, un gruppo armato attivo dal 2012 e considerato oggi la principale minaccia alla pace in Irlanda. Se durante il conflitto l’IRA ebbe il suo braccio politico nel Sinn Féin di Gerry Adams, questa “nuova IRA” avrebbe il proprio alter-ego in Saoradh (termine irlandese che si legge ‘sirù’ e significa “liberazione”), un partito rivoluzionario di estrema sinistra fondato tre anni fa e ispirato alle idee di James Connolly, il leader socialista fucilato dagli inglesi dopo la rivolta di Pasqua del 1916. Il capo della polizia dell’Irlanda del Nord, George Hamilton, non ha dubbi: Saoradh è il braccio politico della New IRA. Ma i membri del partito hanno sempre negato di avere alcun legame con il gruppo paramilitare e denunciano di essere perseguitati dalle forze dell’ordine. I cinque uomini arrestati dopo l’attentato al tribunale – e poi rilasciati senza alcuna accusa – erano tutti suoi militanti. A Derry la sede del partito si trova al piano terra di un edificio del Bogside, il quartiere dove si consumò la strage del 1972. L’ufficio è intitolato a James “Junior” McDaid, un comandante dell’IRA ucciso in uno scontro a fuoco con l’esercito britannico alla fine di quell’anno maledetto. Un murale sulla facciata del palazzo raffigura un combattente a volto coperto che imbraccia un lanciagranate. Alcuni mesi fa la polizia fece irruzione durante una conferenza stampa e arrestò dieci membri del partito rei di aver preso parte a una marcia in uniforme militare con i volti coperti. La vicepresidente del partito, Mandy Duffy, 40 anni, ci accoglie all’interno spiegandoci che il loro obiettivo è porre fine alla presenza britannica in Irlanda e riunificare l’isola. “Non è una questione di hard border o di soft border. La Brexit conferma che siamo un paese a sovranità limitata. La presenza delle forze di sicurezza al confine aumenterà la violenza perché sarà una dimostrazione concreta del dominio britannico sul nostro paese e riporterà alla memoria i tempi in cui la nostra gente veniva maltrattata e persino ammazzata dai soldati ai controlli di frontiera”. Duffy ribadisce che Saoradh non ha alcun legame con gli autori dell’attentato al tribunale e non sarà mai controllato da altre organizzazioni, siano esse armate o meno. “Ma finché il potere dominante sarà l’imperialismo – spiega – ci saranno sempre donne e uomini disposti a impegnarsi nella lotta armata rivoluzionaria”. Poi aggiunge che Saoradh sta aprendo sedi in tutta l’isola ed è tutto tranne che un partito di nostalgici. Accanto a lei siede Nathan Hastings, 26 anni, da poco uscito dal carcere di massima sicurezza di Maghaberry, vicino a Belfast, dove ha scontato una condanna a cinque anni per possesso di armi ed esplosivi. Nel 1998, quando fu firmato l’accordo di pace, era un bambino. Ha frequentato con il massimo dei voti il collegio cattolico St. Columb di Derry, lo stesso dove studiarono due futuri premi Nobel: Seamus Heaney e John Hume. Hastings pensava di andare all’università, prima di aderire alla lotta armata entrando nelle file della New IRA. Dopo aver trascorso lunghi periodi di isolamento in carcere si è avvicinato a Saoradh e adesso dirige il dipartimento che si occupa dei prigionieri politici. “Ancora oggi ci sono decine di detenuti repubblicani che subiscono pestaggi, perquisizioni forzate e altre vessazioni”, denuncia. “Per questo ci ispiriamo alla tradizione delle lotte carcerarie degli anni ‘80, quelle di Bobby Sands”. L’accenno al grande martire del repubblicanesimo irlandese non è casuale. Il linguaggio, la liturgia e i punti di riferimento culturali di Saoradh coincidono con quelli usati dal Sinn Féin in passato. Nel novembre scorso il congresso del partito ha eletto presidente il 57enne Brian Kenna, di Dublino, un ex prigioniero dell’IRA allontanatosi dal Sinn Féin subito dopo la firma dell’accordo di pace. L’assemblea ha ribadito la linea orgogliosamente astensionista, considera illegittimo il parlamento di Stormont e ritiene che quelli come Gerry Adams abbiano svenduto la causa dell’indipendentismo sull’altare della realpolitik. Il sostegno popolare nei loro confronti non appare paragonabile a quello di cui godeva il Sinn Féin durante il conflitto, tuttavia i repubblicani dissidenti sono decisi a sfruttare fino in fondo le incertezze politiche in cui versa l’Irlanda del Nord. Da due anni le istituzioni sono bloccate a causa della sospensione di Stormont ma soprattutto la Brexit ha fatto tornare al centro dell’agenda politica la questione del confine irlandese, con il rischio concreto di una possibile escalation di violenza. “Escludo che lo scontro possa tornare ai livelli di venti o trent’anni fa”, assicura Peter Taylor, veterano della Bbc, uno dei giornalisti più esperti del conflitto anglo-irlandese. “Tuttavia il livello di allerta è considerato molto alto perché la New IRA rappresenta una grave minaccia alla pace”. Dal 2012 a oggi il gruppo ha ucciso due guardie carcerarie e ha messo a segno decine di piccoli attentati contro caserme e postazioni militari, molti dei quali proprio a Derry. Rispolverando anche un classico dei tempi del conflitto: gli attacchi a colpi di mortaio. La sua capacità di reclutare uomini e di finanziarsi con il contrabbando di benzina e il commercio illegale di sigarette è considerata in forte crescita. “Le sue origini – ricorda Taylor – risalgono all’assemblea straordinaria che i vertici dell’IRA organizzarono nel 1997, sei mesi prima dell’accordo di pace, in un piccolo villaggio del Donegal. Le decisioni di Gerry Adams non furono approvate all’unanimità. Alcuni se ne andarono in segno di protesta, sentendosi traditi. Erano contrari alla linea della leadership del Sinn Féin e volevano continuare a battersi con la forza per la riunificazione dell’isola”. Tra loro c’erano uomini esperti che conoscevano i nascondigli di una parte del vasto arsenale dell’IRA. Armi che adesso sono in mano alla New IRA. “In assenza di dati ufficiali – conclude Taylor – possiamo stimare il loro potenziale tra i cinquanta e i cento membri militarmente attivi. Di qualsiasi età. Al culmine del conflitto, per rendere l’idea, gli effettivi della vecchia IRA erano poco più di cinquecento”.
RM