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Il nazista che rideva di Hitler

(Articolo uscito anche su “Avvenire” di due giorni fa)

Una grande città soffocata dal traffico. Enormi viali pieni di macchine e del tutto privi di passaggi pedonali. Quartieri presi letteralmente a cannonate per ridisegnarne l’assetto urbanistico. Aree deserte riempite da cumuli di macerie. Non è il desolante ritratto di un’odierna metropoli ma la parodia del progetto della “Grande Berlino”, la futuristica capitale del terzo Reich sognata da Adolf Hitler in un delirio di megalomania architettonica. Chi ha sempre considerato il nazismo un regime capace di censurare efficacemente ogni forma di satira può cominciare a ricredersi di fronte ai disegni firmati tra il 1937 e il 1942 da Hans Stephan, il principale collaboratore di Albert Speer, architetto di fiducia del Führer. Il regime riuscì in effetti a mettere la sordina a tutte le testate umoristiche e satiriche che avevano avuto grande successo negli anni di Weimar, ma fu beffato da un raro esempio di satira “dall’interno”, prodotta proprio negli austeri uffici degli urbanisti del Reich incaricati di realizzare il gigantesco piano urbanistico della capitale. Le tavole di Stephan sono state esposte per la prima volta nella mostra intitolata “Joyful Redesign”, visitabile fino al 18 ottobre nelle sale del museo di architettura dell’Università tecnica di Berlino. Non è chiaro se l’ironia del giovane architetto sia stata in qualche modo tollerata, o se lui sia riuscito a tenere i suoi superiori completamente all’oscuro dell’esistenza dei disegni, che rimasero nascosti fino al 1950. Continua…

Spionaggio ideologico

muhe.jpgÈ ormai risaputo che tanti tedeschi dell’est siano stati spiati, durante il regime, dai vicini, dai colleghi, nonché da amici e familiari. L’apertura degli archivi della Stasi, la famigerata polizia politica della Germania (anti)democratica, non ha fatto che confermare la vastità del fenomeno descritto in modo magistrale nello splendido film “Le vite degli altri”. Un rapporto appena pubblicato afferma che gli informatori della Stasi in servizio al momento della caduta del Muro di Berlino erano nientemeno che 189.000. Secondo Helmut Müller-Enbergs, il ricercatore che ha diretto la ricerca, almeno uno su venti membri del partito comunista della Germania dell’est ha lavorato come informatore per la polizia segreta del regime. La maggior parte di loro aveva un’età compresa tra i 25 e i 40 anni. Viene spontaneo chiedersi perché l’abbiano fatto. Ebbene, la prima motivazione, secondo lo stesso rapporto, era “una ferma convinzione nell’ideologia politica dello stato comunista”. Contenti loro…