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La Chiesa del Papa popstar

di Massimo Fini

Papa Wojtyla è stato beatificato a soli sei anni dalla morte, caso unico nella storia della Chiesa che in queste faccende è sempre stata cauta. Il popolo lo voleva “Santo subito”. Ma trascorso lo spirito dell’epoca, avido di fretta e di “eventi”, io credo che Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa che ha rischiato di distruggere ciò che resta della Chiesa cattolica e del senso del sacro in Occidente. E questo è, in apparenza, doppiamente paradossale. Perché nessun Pontefice è stato così popolare come Papa Wojtyla. Non lo è stato il problematico Paolo VI, non lo fu l’ascetico e ieratico Pio XII. Non ebbe il tempo di esserlo Papa Luciani. Solo Giovanni XXIII gli si può forse avvicinare, ma regnò cinque anni mentre Wojtyla in un quarto di secolo ha avuto più tempo per affermare la propria potente personalità. È inoltre paradossale perché il Papa polacco, nelle sue strutture più intime era portatore di valori spirituali forti, tradizionali, premoderni, addirittura pretridentini e quindi particolarmente adatto a rilanciare la Chiesa in un’epoca in cui, proprio in reazione ad una Modernità trionfante e dilagante che ha fatto terra bruciata del sacro, si fa sentire il bisogno di un ritorno a quei valori religiosi o comunque a dei valori che la società laica non ha saputo dare. Eppure mentre la popolarità di Wojtyla è andata sempre crescendo, fino all’apoteosi della sua esibita agonia e della sua morte, nello stesso tempo, sono crollate le vocazioni (crisi del sacerdozio e degli ordini monacali) e la fede, almeno in Occidente, si è intiepidita fino a ridursi a vuota forma. Come si spiega questo duplice paradosso? Con una situazione strutturale della società contemporanea estremamente negativa per il magistero spirituale della Chiesa, che però Wojtyla ha contribuito, in modo notevole, ad aggravare proprio con i modi e i mezzi con cui ha raggiunto la sua straordinaria popolarità.
In linea generale la crisi della Chiesa in Occidente deriva dal fatto che il mondo industrializzato si è da tempo desacralizzato. Continua la lettura di La Chiesa del Papa popstar

Il Tibet come Tien an Men (ma i politici e il Papa non se ne sono accorti)

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1989 – 2008

tibet2.jpg Mentre il governo cinese massacra i tibetani, i politici italiani si azzuffano sulle solite beghe da repubblica delle banane. E la politica estera continua a rimanere fuori da una campagna elettorale troppo occupata a parlare di Ciarrapico o di Calearo. Non una parola sui fatti di Lhasa è giunta ancora da Benedetto XVI. I politici di ogni colore e anche il Papa non hanno il coraggio né l’interesse di prendere una posizione nei confronti di quanto sta accadendo in Tibet. Il loro silenzio assordante assomiglia a quello che ci fu nel 1989, in occasione del massacro di piazza Tien an Men. Fare affari con la Cina, si sa, è troppo importante. E questa estate tutti davanti al televisore ad ammirare le coreografie dell’inaugurazione dei giochi olimpici di Pechino. I cerchi olimpici di quest’anno grondavano sangue anche prima che iniziasse la repressione di questi giorni. Ma adesso ci sarebbe un motivo in più per boicottarli. E quando si parla di diritti umani e repressione della democrazia, gli Stati Uniti dimostrano come sempre di essere i più avanzati, nonché i più originali di tutti: per una tragica ironia del destino, solo pochi giorni che iniziasse il massacro in Tibet un rapporto del Dipartimento di Stato Usa ha tolto la Cina dalla “lista nera” dei paesi che violano massicciamente i diritti umani.

Il governo cinese ha anche bloccato l’accesso a Youtube dopo che sul sito erano apparse immagini delle violenze in Tibet. Chi voglia accedervi dal territorio cinese, trova solo uno schermo bianco e l’indicazione di ‘errore’.

Impossibile dunque, vedere filmati come questo qui:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=SBhhOPXMCFk&hl=en]