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Nessun mea culpa inglese per l’Irlanda. Neanche sulla “Bloody Sunday”

Dieci anni di pace non sono bastati per convincere finalmente Londra che è tempo di ammettere le proprie gravissime responsabilità storiche sulla guerra che ha devastato l’Irlanda del nord per circa trent’anni. E’ quanto si evince dal libro appena uscito scritto dal diplomatico inglese Jonathan Powell, braccio destro e ‘uomo ombra’ di Tony Blair durante tutto il processo di pace anglo-irlandese. La versione della storia è purtroppo la solita di sempre: il governo inglese – con i suoi soldati e le sue forze di polizia che torturavano e ammazzavano civili – avrebbe svolto un ruolo di pacificazione. La guerra sarebbe stata causata soltanto dai soliti ‘terroristi’ e dagli ‘odi ancestrali tra le comunità irlandesi’. Un delirio che vale, manco a dirlo, anche per le 14 vittime della “Bloody Sunday” del 1972. Se non fosse tragico, sarebbe tutto da ridere. Sembra proprio che il tempo, tra i palazzi del potere di Downing street, sia trascorso invano.

Approfondimenti nell’articolo uscito oggi su “Avvenire”.

Stanno per cadere i muri di Belfast?

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Chiunque abbia visitato Belfast in tempi recenti non può non essersi imbattuto nella cosiddette “peacelines”, denominazione eufemistica e involontariamente ironica per definire le terrificanti barriere di cemento e lamiera che continuano a dividere i quartieri cattolico-nazionalisti da quelli unionisti-protestanti). Dieci anni dopo la firma dell’Accordo che ha concluso il conflitto, pur di fronte a una pace effettiva ed ‘esemplare’, la città continua a essere divisa da una quarantina di questi veri e propri “muri”, indispensabili per evitare violenze tra le due comunità (lanci di sassi e bottiglie incendiarie sono tuttora all’ordine del giorno).100_0448.jpg

Il primo fu eretto nel 1969, l’ultimo appena questa estate per proteggere la scuola elementare mista di Hazelwood. Secondo politici, amministratori locali e vari opinion leader la popolazione continuerebbe a volerli per motivi di sicurezza. Eppure alcune settimane fa un sondaggio indipendente effettuato da un’organizzazione di irlandesi d’America ha ribaltato completamente questa convenzione: l’80% degli intervistati dice che è l’ora di eliminare gli ultimi muri che ostacolano la pace. Dimostrando che forse sono proprio queste barriere fisiche e culturali a inibire l’integrazione.


La fine della Storia in Irlanda del nord

Non potevo non inaugurare questo blog con una notizia che giunge dall’ultima colonia inglese. Tanto piu’ che gli sviluppi di questi ultimi mesi stanno chiudendo gradualmente il cerchio sugli ultimi 40 anni del conflitto anglo-irlandese. Il “Modello Belfast”, come ci ha confermato uno dei protagonisti del processo di pace, rappresenta ormai un esempio virtuoso di risoluzione dei conflitti a livello internazionale. Da mesi i due ex “falchi” delle opposte fazioni Paisley e McGuinness (premier e vicepremier del nord Irlanda) si fanno fotografare sorridenti e felici in giro per il mondo, neanche fossero Sarkozy e Carla Bruni.

mcpaisley2.jpgCon il recente annuncio delle prossime dimissioni dell’ormai ottuagenario Paisley dalla vita politica si sono sprecati i commenti, gli editoriali e i necrologi politici. Ma non potevamo non trasalire nel leggere cosa ha scritto di lui Gerry Adams sul Guardian di ieri