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Irlanda, il processo di pace fa tappa a Como

Forse la scuola italiana non è proprio tutta da buttare se esistono professoresse come Graziella Mattaliano. Qualche anno fa, Graziella si era messa in testa di promuovere un disegno di legge per inserire l’insegnamento dei diritti umani nelle scuole. La proposta fu sposata da un senatore Ds, ma si perse poi inevitabilmente nei meandri dei lavori parlamentari e negli italici valzer delle legislature. Nei mesi scorsi, senza grandi clamori, Graziella ha invece promosso, insieme ai suoi colleghi dell’istituto tecnico commerciale “Caio Plinio Secondo” di Como, un progetto di ampio respiro per far conoscere il conflitto anglo-irlandese ai giovani della sua scuola, diffondendo la cultura della nonviolenza attraverso il dialogo. Nelle scorse settimane li ha accompagnati personalmente a Belfast per un viaggio di studio e approfondimento solcato da numerosi incontri con i protagonisti del Peace Process. Venerdì 3 aprile, a partire dalla mattina, presso l’Aula Magna del Politecnico di Como (via Castelnuovo 7) si terrà il convegno conclusivo del progetto, dal titolo “Northern Ireland: Making Peace withe the Past”. Parteciperanno, oltre alla cara amica Silvia Calamati (massima esperta italiana del tema), anche numerosi esponenti politici irlandesi e membri di associazioni impegnate nel processo di pace.

Il programma dettagliato del convegno

Si parla dell’I.R.A. a Reggio Calabria

sundayUna giornata di studi sul conflitto in Irlanda del nord, organizzata dal circolo culturale “L’Agorà”, si terrà domani, sabato 21 marzo alle 17 alla saletta convegni della chiesa di San Giorgio al Corso di Reggio Calabria. Il titolo è “Sunday Bloody Sunday: I.R.A. – movimenti sociali politici e culturali nell’Ulster”.
Interverranno Richard English, docente di dottrine politiche alla Queen’s University di Belfast e autore del bel volume sull’I.R.A. uscito qualche anno fa nella versione italiana (“La vera storia dell’IRA”). Oltre ad altri volumi, tra i suoi numerosi scritti di storia e politica irlandese si ricordano quelli pubblicati da «Newsweek», «Times Literary Supplement» e da periodici irlandesi quali «Fortnight» e «Dublin Review». Ha collaborato come commentatore di politica irlandese anche con il «New York Times», la BBC e il «Guardian». Alla conferenza reggina parteciperà anche il giornalista italiano Gustavo Pregoni e il presidente del circolo Agorà Gianni Aiello.

Belfast e i rischi di una “pace fredda”

Due morti, quattro feriti e un processo di pace ormai consolidato che torna (almeno potenzialmente) in discussione è il tragico bilancio dell’attacco messo a segno sabato sera dal gruppo repubblicano dissidente Real I.R.A. alla base militare britannica di Massereene, nella contea di Antrim. Belfast e l’Irlanda del nord sono tornate così prepotentemente – e inopinatamente – in prima pagina, facendo sollevare addirittura dubbi sulla tenuta di un percorso di pacificazione ritenuto esemplare fino ad appena tre giorni fa. Perplessità, queste, che ci sembrano completamente fuori luogo: le lancette della Storia, a Belfast, non torneranno indietro di 15 o 20 anni, perché proprio in questo periodo la crescita economica nella (ex?) provincia britannica ha portato quel benessere che costituisce un’affidabile garanzia di pace per il futuro. Ma se l’attentato di Massereene non è senz’altro sufficiente a far temere un ritorno al passato, quanto accaduto sabato sera può costituire un brusco risveglio per chi aveva dato ormai per conclusa la partita del conflitto anglo-irlandese. È vero, l’esercito di Sua Maestà non perdeva un uomo in Irlanda dall’ormai lontano 1997 e Mark Quinsey e Patrick Azimkar, i due soldati poco più che ventenni del 38esimo reggimento del Genio freddati dai colpi della Real I.R.A. sono i primi militari inglesi ammazzati dopo la firma dell’Accordo del Venerdì Santo (1998). Tuttavia, né il definitivo disarmo dell’I.R.A. (datato 2005), né la parziale smobilitazione delle postazioni militari inglesi, né l’implementazione di uno storico governo bipartisan sono riusciti a sciogliere una serie di nodi politici cruciali che restano tuttora fatalmente irrisolti. A dispetto del trionfalismo da anni ostentato dai politici, quella irlandese continua purtroppo a essere una pace “fredda”, a causa dell’odio ancora profondamente radicato nelle sei contee dell’Ulster britannico, retaggio indistruttibile di lunghi secoli di giogo inglese. Ed è anche una pace senza giustizia, perché continua a mancare qualsiasi verità giudiziaria sugli innumerevoli casi di collusione come gli assassini degli avvocati Finucane (1989) e Nelson (1999) o del giornalista O’Hagan (2001), solo per citarne alcuni. Così come senza colpevole rimangono sia gli “omicidi di stato” commissionati da Londra a partire dalla metà degli anni ’70 che il famigerato eccidio compiuto a Derry, l’ultima domenica di gennaio del 1972. I mandanti del massacro, in quest’ultimo caso, restano ancora misteriosamente ignoti anche dopo la conclusione dell’inchiesta più costosa della storia giudiziaria britannica. Non può dunque stupire, in questo quadro, che trovino ancora spazio di manovra piccoli gruppi dissidenti composti da giovani reclute come la Real I.R.A.. Incapaci di far ripiombare l’Irlanda del nord nel caos, ma comunque in grado di esprimere un disagio che suona ormai anacronistico, e di uccidere.
RM

Quando lo Stato uccide gli avvocati

markelov Il destino di Stanislav Markelov, il noto avvocato ammazzato nei giorni scorsi in una strada di Mosca, è lo stesso che capitò al legale irlandese Patrick Finucane, ucciso nella sua casa di Belfast esattamente 20 anni fa. In entrambi i casi la rabbia e l’impotenza sono direttamente proporzionali alla certezza dell’impunità dei mandanti degli omicidi. Se nel caso di Finucane – freddato davanti ai suoi familiari il 12 febbraio 1989 – è ormai accertato il coinvolgimento dello Stato britannico, per quanto riguarda Markelov ci sono per il momento solo sospetti, anche se pesanti. Era lui a seguire gran parte dei casi aperti in seguito alle indagini della compianta Anna Politkovskaya e a indagare sui gravi crimini commessi dall’esercito russe in Cecenia. Markelov difendeva, tra gli altri, i familiari di Elsa Kungaeva, la povera diciottenne cecena rapita, seviziata e uccisa dal colonnello Yuri Budanov, militare condannato nel 2000 a dieci anni di reclusione e incredibilmente liberato nei giorni scorsi per buona condotta. Con lui è stata uccisa in pieno giorno anche Anastasia Baburova, giovane giornalista impegnata in inchieste sulla rinascita di gruppi neo-nazi nella Russia putiniana. patfinucane
Per ricordare la figura di Patrick Finucane nel ventesimo anniversario dell’omicidio, la Ong British Irish Rights Watch ha organizzato un importante convegno che si terrà sabato 14 febbraio al Trinity College di Dublino.

Irlanda, una pace senza giustizia

calamati“Quel che è accaduto a Emma Groves, Pat Finucane, Bobby Sands, Rosemary Nelson e a tante altre persone in Irlanda del Nord è radicato profondamente nelle coscienze e fa parte della memoria collettiva della gente. E lo sarà, così come succede da sempre in questo piccolo angolo d’Europa e come le antiche ballate irlandesi ancora oggi testimoniano, per tanto, tanto tempo ancora”. Questo scrive la giornalista Silvia Calamati nell’introduzione del suo nuovo libro dedicato alla tragedia delle sei contee del nord Irlanda. “Qui Belfast” è una raccolta di articoli che testimonia l’impegno ormai ventennale della giornalista vicentina per cercare di aprire una breccia nel muro di omertà e connivenze costruito attorno al conflitto nord-irlandese. Girando in lungo e in largo le Sei Contee, Calamati ha raccolto le voci di gente comune, ma anche di personalità di spicco del mondo politico e culturale e religioso. Ha inoltre seguito il difficile processo politico che ha portato, dagli inizi degli anni ’80, alla firma dello storico “Accordo del Venerdì Santo” dell’aprile 1998. Nonostante tale accordo non si è ancora giunti a una “pace con giustizia” in Irlanda del Nord, a causa di molti, troppi, quesiti rimasti irrisolti. Perché sono ancora a piede libero i mandanti dell’assassinio degli avvocati Pat Finucane e Rosemary Nelson, uccisi rispettivamente nel 1989 e 1999? Perché non si conoscono ancora i nomi dei killer del giornalista Martin O’Hagan, assassinato nel 2001? E perché non hanno avuto ancora giustizia le famiglie delle moltissime persone uccise in questi anni a causa della politica di collusioni tra soldati, polizia, servizi segreti e gruppi paramilitari? Perché, infine, le leggi, le istituzioni e le strutture che hanno permesso tali collusioni e violazioni dei diritti umani non sono state ancora eliminate? Oggi il tentativo di far affievolire in tempi brevissimi la memoria storica di un conflitto in cui Londra ha avuto pesantissime responsabilità si scontra con il pressante bisogno di portare alla luce la verità su quel che è accaduto, così come richiesto dai familiari delle vittime, dai più prestigiosi organismi internazionali per i diritti umani e da giornalisti coraggiosi e indipendenti.