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Non fu tutta colpa di Hitler

Trascorsi i giorni delle celebrazioni (come sempre in pompa magna) del 70° anniversario della Seconda Guerra Mondiale, sono utili le riflessioni del medievista Franco Cardini. Ricordando le tesi di due libri fondamentali (uno del 1961 e uno del 2008), lo storico fiorentino cerca di fare ordine tra i consueti luoghi comuni che, come sempre, anche stavolta non sono mancati. In particolare circa le responsabilità dello scoppio di quella guerra. I due controversi autori degli studi sulla Seconda Guerra sono lo storico britannico Alan J.P. Taylor e lo scrittore statunitense Patrick J. Buchanan.

Settant’anni or sono, ma non li dimostra. Il passato che non passa
di Franco Cardini

Sono comode, le idées récues. Prendete la seconda guerra mondiale. Tutta colpa del genio malefico di Adolf Hitler. Che di colpe ne ebbe senza dubbio molte. Ma le cose stanno in modo diverso, sono più complicate. Nella longue durée delle vicende europee, tra 1648 e 1659 l’Europa dissanguata dalla guerre di religione mise a punto lo ius publicum europaeum e un sistema di controlli incrociati che rese possibile un lungo periodo di equilibrio e di guerre limitate. Con il 1789 e l’invenzione sia della “guerra ideologica “ (una laicizzazione della Guerra Santa che era andata disperdendosi dalla fine del Seicento?) e della “guerra totale”, si aprì un Todtentanz che in varie fasi condusse a quello che Oswald Spengler avrebbe definito l’Untergang des Abendlandes, ma che oggi possiamo meglio qualificare – ora che i concetti di Europa e di Occidente si sono andati reciprocamente allontanando, per quanto siano in molti a sostenere istericamente il contrario – come il suicidio d’Europa.
Settant’anni, ma non li dimostra. Nella storia vi sono cose magari recenti o molto recenti, e che sembrano remote o sono addirittura dimenticate, almeno dal grande pubblico: chi si ricorda più, ormai, di Pompidou o di Eltsin? E cose, invece, presenti o addirittura incombenti, “passati-che-non-passano”. Continua la lettura di Non fu tutta colpa di Hitler

In 40.000 sul luogo del genocidio

(Articolo uscito anche su ”Avvenire” di oggi)

DA SREBRENICA – ”Questo luogo evoca un dolore immenso e indescrivibile, ma da qui dobbiamo ripartire per creare una società multietnica che rispetti i diritti e offra a tutti un futuro migliore”. Con queste parole il giovane sindaco di Srebrenica, Abdurahman Malkic, ha aperto ieri la cerimonia di sepoltura delle vittime nel tredicesimo anniversario del genocidio del 1995. 308 nuovi corpi sono stati sepolti accanto ai circa 3.000 già esumati dalle fosse comuni e ricostruiti grazie alle ricerche col Dna. Ma all’appello mancano migliaia di cadaveri: le stanze del centro specializzato della vicina città di Tuzla sono piene di sacchi contenenti le ossa ancora da esaminare, mentre ogni anno vengono scoperte nuove fosse comuni.


Sotto il sole cocente di questo spicchio di territorio bosniaco al confine con la Serbia, intorno a un palco gremito di politici, autorità e leader religiosi delle principali confessioni, quasi 40.000 persone si sono sparpagliate nei prati del gigantesco memoriale di Potocari, a pochi chilometri da Srebrenica. Lo stesso luogo dove, in quei fatali giorni di luglio di 13 anni fa, migliaia di civili furono ammassati, selezionati e mandati al macello dalle milizie serbo-bosniache del generale Mladic, sotto gli occhi dei caschi blu olandesi che negarono loro ogni forma di protezione. Nei prati intorno all’ex base Onu – un luogo del terrore trasformato qualche anno fa in centro per la conservazione della memoria – sono arrivati nella prima mattinata anche i partecipanti alla marcia per la pace che ripercorre a ritroso la “strada della morte” tra Srebrenica e Tuzla. Quest’anno erano circa 3.000, arrivati da ogni parte del mondo, per la prima volta anche dalla Serbia. Nel 1995 fu quella l’unica via per tentare la fuga: molti vi riuscirono, ma non si contano quelli che furono catturati e uccisi per mano delle milizie o vennero straziati dalle mine nei boschi ora disseminati di fosse comuni. Tra quelli che scamparono quasi miracolosamente alla mattanza, ci fu anche Malkic che ieri ha parlato a nome delle migliaia di familiari intervenuti alla cerimonia, ricordando al mondo che Srebrenica rimane “una delle ombre più terrificanti della recente storia dell’umanità”. Per questo è necessario proseguire un lavoro – che durerà ancora anni – per ritrovare i resti e ridare un nome alle 8.000, forse 10.000 vittime di quei giorni. E per questo è indispensabile fare giustizia individuando e processando colpevoli e complici del genocidio. In settembre è attesa la sentenza del tribunale dell’Aja nei confronti del battaglione olandese sotto mandato Onu che non fece niente per impedire il peggior sterminio di massa avvenuto in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Ma la speranza vera arriva da Belgrado, dove proprio due giorni fa il nuovo ministro della giustizia ha promesso che il governo serbo – ansioso di essere ammesso nel ‘salotto buono’ dell’Unione europea – farà tutto il possibile per catturare Mladic e Karadzic, tuttora latitanti.

RM

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: 60 anni di promesse infrante

Ci sarà ben poco da festeggiare, il prossimo 10 dicembre, quando ricorrerà il 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel suo ultimo Rapporto Annuale, Amnesty International ha elencato, in modo molto eloquente, lo stato dell’arte dell’attuazione delle singole promesse della carta dei Diritti.

Articolo 1
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Nel 2007: in Egitto, nei primi sei mesi, 250 donne sono state assassinate dal marito o da altro familiare; ogni ora sono stati commessi, in media, due stupri.

Articolo 3
“Ogni persona ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”.
Nel 2007: sono state eseguite almeno 1252 condanne a morte in 24 paesi.

Articolo 5
“Nessuna persona potrà essere sottoposta a tortura o a trattamento o a pene crudeli, inumane o degradanti”.
Nel 2007: Amnesty International ha documentato casi di tortura o altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti in almeno 81 paesi.

Articolo 7
“Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a un’eguale tutela da parte della legge”.
Nel 2007: Amnesty International ha evidenziato legislazioni discriminatorie contro le donne in almeno 23 paesi, contro i migranti in almeno 15 paesi e contro le minoranze in almeno 14 paesi.

Articolo 9
“Nessuna persona potrà essere arbitrariamente arrestata, detenuta o esiliata”.
Nel 2007: alla fine dell’anno, almeno 600 persone erano in carcere senza accusa, processo o revisione giudiziaria nella base aerea statunitense di Bagram, in Afghanistan, e 25.000 erano quelle detenute dalla Forza multinazionale in Iraq.

Articolo 10
“Ogni persona ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, a un’equa e pubblica udienza davanti a un tribunale indipendente e imparziale”.
Nel 2007: Amnesty International ha riscontrato procedimenti giudiziari iniqui in 54 paesi.

Articolo 11
“Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente”.
Nel 2007: alla fine dell’anno, circa 270 delle 800 persone trasferite a Guantánamo Bay dal 2002 erano ancora detenute senza accusa né procedimento legale corretto.

Articolo 13
“Ogni persona ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato”.
Nel 2007: oltre 550 postazioni militari e altri blocchi imposti da Israele hanno limitato o impedito il movimento dei palestinesi all’interno della Cisgiordania.

Articolo 18
“Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”.
Nel 2007: Amnesty International ha registrato prigionieri di coscienza in 45 paesi.

Articolo 19
“Ogni persona ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, […] di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini”.
Nel 2007: Amnesty International ha riscontrato leggi limitative della libertà d’espressione e di stampa in 77 paesi.

Articolo 20
“Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica”.
Nel 2007: migliaia di persone sono state arrestate durante la repressione delle proteste pacifiche di Myanmar; secondo Amnesty International, alla fine dell’anno erano in carcere circa 700 prigionieri di coscienza.

Articolo 23
“Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro […] e di fondare dei sindacati e di aderirvi”.
Nel 2007: almeno 39 sindacalisti sono stati assassinati in Colombia; nei primi quattro mesi del 2008 i morti sono stati già 22.

Articolo 25
“Ogni persona ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia […] La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza”.
Nel 2007: il 14 per cento della popolazione del Malawi era affetta dal virus dell’Hiv/Aids e solo il 3 per cento di essa aveva accesso a farmaci anti-retrovirali gratuiti. Un milione di bambini era stato reso orfano per cause mortali collegate all’Hiv/Aids.