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La faccia feroce dell’Italia

(di Miriam Mafai)

La Camera affossa la legge contro l’omofobia. Una buona notizia per chi va a caccia di chi giudica “diverso” in un paese incattivito.

Ecco una buona notizia per coloro che, in un’Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima da insultare, picchiare, trascinare per terra, sputacchiare, calpestare. Una vittima colpevole di una sua presunta “diversità”. Una buona notizia, insomma per quanti hanno imparato e hanno in serbo gli insulti più volgari da buttare in faccia a coloro che, uomini o donne, hanno abitudini e tendenze sessuali diverse da quanti si definiscono “normali”. Questi presunti “normali” si appostano nelle strade frequentate da gay o lesbiche, li aspettano all’uscita dei locali da loro abitualmente frequentati, li inseguono, li insultano, li picchiano, abbandonandoli poi sanguinanti per terra. In questi ultimi giorni è accaduto più di una volta, in molte nostre città. È successo ancora a Roma, nella notte tra lunedì e martedì, in pieno centro, dove due presunti “diversi” sono stati lasciati a terra, sanguinanti, da un gruppo di teppisti “normali”. Ecco dunque per questi presunti “normali” una buona notizia. Alla Camera ieri è stato affossata una legge contro l’omofobia che, prima firmataria Paola Concia del Pd, inseriva tra le aggravanti dei reati, “fatti commessi per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa”. Era una buona legge. Flavia Perina, del Pdl, me ne aveva parlato recentemente, come di una legge che avrebbe dimostrato la possibilità di operare insieme, maggioranza e opposizione, per affrontare e risolvere problemi condivisi, superando il clima di feroce contrapposizione che caratterizza ormai da tempo la nostra vita politica. Continua la lettura di La faccia feroce dell’Italia

La notte dei cristalli di Sarajevo

Una dozzina di feriti, minacce e attacchi in varie parti della città: questo il tragico bilancio del primo festival Queer che avrebbe dovuto svolgersi a Sarajevo tra il 24 e il 29 settembre. L’evento, organizzato dalla comunità Lgbt della Bosnia Erzegovina, era stato preceduto per giorni dagli attacchi degli esponenti politici e religiosi, persino da minacce di morte nei confronti degli organizzatori, rei di aver deciso di svolgere il festival proprio durante il ramadan. Il giorno dell’apertura in città sono apparsi ovunque manifesti che parlavano dell’omosessualità come perversione, comportamento contro natura, di una malattia che porta le persone a un livello inferiore a quello degli animali. Nella notte gruppi di facinorosi ed estremisti islamici wahabiti si sono scatenati nella caccia all’uomo: otto persone sono state picchiate, il più grave un cittadino danese, finito con alcune costole rotte. Teatro delle aggressioni è stata prima l’area intorno all’Accademia di Belle Arti – dov’era in programma l’apertura della rassegna –, poi le strade circostanti. Di fronte a un tale clima di violenza e intimidazione gli organizzatori hanno deciso di annullare il festival. Cancellato anche l’attesissimo concerto di Iggy Pop che doveva tenersi a Sarajevo il primo ottobre. Nessuna presa di posizione o condanna nei confronti dei gravi fatti è stata espressa dai due principali partiti musulmani. Le elezioni bosniache si terranno, per l’appunto, proprio domenica 5 ottobre.