L’eredità di Bobby Sands

5 maggio 2008

Bobby Sands morì esattamente 27 anni fa, il 5 maggio 1981, dopo 66 giorni di sciopero della fame nel carcere britannico di massima sicurezza di Long Kesh, alla periferia di Belfast. Nei due mesi successivi nove suoi compagni di lotta morirono come lui, rifiutando il cibo per ottenere il riconoscimento dello status di prigioniero politico negato dal governo di Londra. Il loro sacrificio favorì l’avvio della decisiva svolta politica culminata in tempi recenti con la creazione di un esecutivo solido in grado di implementare gli accordi di pace e con l’addio alle armi da parte dei gruppi paramilitari. I dieci giovani morti nella tragica primavera del 1981 non furono i soli a prendere parte a quella forma estrema e terribile di lotta carceraria: altri prigionieri repubblicani vi parteciparono, ed essendone usciti vivi, hanno avuto in seguito la possibilità di analizzare criticamente quei fatti. Tredici di loro sono morti negli anni successivi (il loro fisico rimase per sempre segnato dalle conseguenze dello sciopero) ma chi è sopravvissuto oggi concorda nel ritenere che il movimento repubblicano irlandese abbia cominciato ad abbandonare la strategia della lotta armata proprio in seguito alla protesta che causò quelle dieci bare. E che allora quello fu un sacrificio necessario e inevitabile. Tutto ciò ci venne spiegato due anni fa, in occasione del 25esimo anniversario della morte di Bobby, quando raccogliemmo per il settimanale “Diario” la testimonianza di alcuni sopravvissuti allo sciopero della fame del 1981.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

il blog di Riccardo Michelucci