La Sterlina perde la “Britannia”

di Riccardo Michelucci
da “Avvenire” del 30 aprile 2008

Britannia, addio. Uno dei simboli più potenti dell’identità britannica ha resistito tre secoli e mezzo di fronte a eserciti stranieri, rivolgimenti interni e guerre civili, per essere infine cancellato dalla penna e dalla fantasia di un giovane grafico. Dalla prossima estate a Londra e in tutta la Gran Bretagna cominceranno a circolare le sterline di nuovo conio, completamente ridisegnate dal Royal Mint, la zecca reale di Sua Maestà. Un restyling che mancava da quarant’anni, da quando nel 1968 fu introdotto il sistema decimale, ma che in epoca moderna non era mai stato così innovativo: sul retro le monete recheranno sempre l’effigie della regina Elisabetta ma sparirà del tutto l’amata immagine di Britannia, la divinità antropomorfa inventata dai romani duemila anni fa e introdotta per la prima volta sul quarto di penny da Carlo II nel 1672. L’altra novità di rilievo riguarda il Royal Shield, lo scudo araldico che racchiude i simboli delle quattro nazioni del Regno Unito: comparirà intero solo sul retro delle monete da una sterlina, mentre sarà letteralmente fatto a pezzi negli altri sei tagli. I tre leoni inglesi, il leone scozzese, l’arpa irlandese e il dragone gallese daranno vita a un puzzle che farà la gioia dei numismatici ma non ha mancato di scatenare l’ira dei tradizionalisti. Perché il pound è ancora a tutti gli effetti il fulcro dell’orgoglio nazionale inglese, sia per il tradizionale euroscetticismo d’Oltremanica, sia perché con la nascita dell’euro la sterlina è diventata la moneta più antica ancora in circolazione. Matthew Dent, creativo 26enne originario del Galles, passerà alla storia come l’autore dell’ultimo restyling, quello che ha scardinato l’iconografia imperiale con conseguenze probabilmente irreversibili. È lui il vincitore di un concorso pubblico durato tre anni nel quale più di quattromila concorrenti si sono sfidati provando a disegnare la nuova immagine della sterlina. Comprensibilmente su di giri, il giovane ha spiegato che era sua intenzione “incuriosire e suscitare un sorriso, creando un disegno adatto ai bambini e al pubblico di un pub”. Ma la filosofia del nuovo conio era stata anticipata nel gennaio scorso dal premier Gordon Brown in persona, con parole che lasciavano presagire una piccola rivoluzione culturale. “Dobbiamo rinnovare i simboli nazionali per rappresentare al meglio la diversità britannica”, aveva detto il successore di Tony Blair, che per lunghi anni è stato anche Cancelliere dello Scacchiere. Così, prima ancora che il Royal Mint rendesse pubblico il lavoro del designer gallese, gli ambienti più conservatori si sono scatenati in difesa dell’‘orgoglio tradito’ della Nazione, decisi a non rinunciare dopo 336 anni a un simbolo paragonabile alla torre Eiffel per i francesi e alla statua della Libertà per gli Stati Uniti. Il tabloid Mail on Sunday, secondo quotidiano per copie vendute in tutta l’Inghilterra, ha lanciato la campagna “Save Britannia”, per convincere il governo a tornare sui suoi passi, e ha raccolto decine di migliaia di adesioni in meno di un mese. Da più parti sono arrivate critiche feroci e giudizi impietosi, con storici, politici e creativi impegnati a rincarare la dose di polemiche. La figlia di Christopher Ironside, il grande artista che su incarico della regina Elisabetta ridisegnò completamente la sterlina nel Secondo Dopoguerra, ha dichiarato all’Independent che suo padre si sta rivoltando nella tomba. “Oggi è un giorno estremamente triste per tutto il Regno Unito”, ha invece commentato prosaicamente lo storico Andrew Roberts, subito dopo l’annuncio della scomparsa di Britannia dalla moneta. Ma il nuovo conio ha ricevuto l’approvazione da parte della regina e il coro dei delusi non è riuscito a spostare di una virgola il progetto di rinnovamento delineato dal governo. Anche perché i più pragmatici si sono resi conto che la nuova moneta allontana ulteriormente il vero spauracchio di gran parte degli inglesi: l’ingresso di Londra nell’area euro, favorito dal progressivo indebolimento della sterlina, che a metà aprile ha toccato il minimo storico sulla moneta unica. Ma una svolta del genere dovrà passare attraverso un referendum nazionale il cui esito appare ancora oggi scontatissimo.

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