Iraq, quei contractors dal passato molto discusso

di Riccardo Michelucci
da “Diario”, anno IX, numero 37, 7 ottobre 2004

Che gli appalti per la ricostruzione dell’Iraq potessero finire in mani poco raccomandabili era un rischio ipotizzato da molti. Che dietro certe società private vi fossero personaggi quantomeno imbarazzanti non è mai stato un mistero. Ma che la commessa più cospicua se la assicurasse una società guidata da alcuni tra i responsabili dei peggiori traffici in giro per il mondo non poteva passare sotto silenzio. Il contratto da 293 milioni di dollari che il Pentagono ha affidato alla neonata società di mercenari britannici Aegis Defense per la fornitura di servizi di sicurezza avrebbe, secondo alcuni, oltrepassato ogni limite di decenza.
Prime a chiedere a Washington l’annullamento del contratto sono state le comunità degli irlandesi d’America che hanno puntato il dito contro il direttore della Aegis, il colonnello Tim Spicer, un veterano dell’esercito britannico da tempo dedito al business della sicurezza privata e al traffico d’armi. Nel 1992 Spicer era in Nord Irlanda, a capo del reggimento delle Guardie scozzesi responsabile della morte di Peter McBride, un diciottenne di Belfast freddato alle spalle dopo un controllo dei documenti. Il colonnello si impegnò personalmente per difendere i due soldati condannati per l’omicidio che dopo un paio d’anni di carcere sono stati reintegrati nell’esercito e hanno preso parte alla spedizione britannica in Iraq. Chissà se anche loro faranno parte di una delle 75 squadre armate che da contratto la Aegis dovrebbe fornire per garantire la sicurezza dei dipendenti del Pmo, l’ufficio di Baghdad incaricato di gestire i dollari stanziati dal Congresso per la ricostruzione dell’Iraq. Intanto la protesta sta montando. Padre Sean McManus, presidente della principale associazione degli irlandesi d’America, ha scritto a Bush assicurandogli che «perderà tutta la credibilità che era riuscito a guadagnarsi tra gli irlandesi degli Stati Uniti se non strapperà quel contratto».
Il ruolo di Londra. Ma il brillante passato di Spicer e della sua società non si limita al Nord Irlanda: la Aegis altro non sarebbe che la ricostituzione sotto nuovo nome della famigerata Sandline International, società fondata e diretta dall’ex soldato, che ha chiuso i battenti in aprile dopo essersi impegnata in affari poco edificanti in giro per il mondo. Nel 1997 Spicer venne arrestato in Papua Nuova Guinea per aver introdotto illegalmente armi nel Paese. Due anni dopo un’inchiesta parlamentare britannica rivelò che la Sandline aveva architettato un piano per inviare 30 tonnellate di armi in Sierra Leone durante la guerra civile violando l’embargo dell’Onu. Spicer si difese affermando che il piano aveva ottenuto l’approvazione di Londra, un’accusa che per settimane fece tremare il governo Blair prima di essere respinta dalle conclusioni della stessa inchiesta. Curiosamente adesso il sito della defunta Sandline spiega che la società ha chiuso a causa del «mancato sostegno del governo. In realtà l’azienda è stata travolta dagli scandali culminati in marzo, quando un gruppo di avventurieri britannici fu arrestato nello Zimbabwe mentre stava convogliando un carico di armi e mercenari verso la Guinea Equatoriale. Tra i fermati c’erano persone molto vicine a Spicer tra cui Simon Mann, il suo socio d’affari nella Sandline. Alla fine di agosto in Sudafrica è stato arrestato anche il figlio di Margaret Thatcher, Mark, con l’accusa di essere il finanziatore del tentato golpe. Intanto, mentre John Kerry e un gruppo di senatori democratici hanno aderito alla campagna degli irlandesi d’America anche la Dyncorp, principale azienda Usa nel campo della sicurezza privata, ha contestato la legittimità del lauto contratto concesso ai britannici sperando di aggiudicarselo al loro posto. La Aegis è una società appena nata, sostengono alla Dyncorp, e dunque ha «scarsa esperienza». Questione di punti di vista.

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