Il diario di Jean Paul, un tutsi 26 anni dopo

Avvenire, 17 settembre 2020

“Iye tubatsembatsembe!, Iye tubatsembatsembe!”(“Uccidiamoli tutti!, Uccidiamoli tutti!). Dopo tanti anni quelle grida terribili risuonano ancora nella mente di Jean Paul Habimana. In quel giorno di fine aprile del 1994 la parrocchia di Shangi, nella diocesi ruandese di Cyangugu dove aveva trovato rifugio insieme alla sua famiglia e ad altre persone di etnia tutsi, furono assediate dalla milizia paramilitare hutu degli Interahamwe. Erano armati fino ai denti con fucili, granate, mazze, machete e la loro furia omicida non si fermava neanche di fronte ai luoghi sacri. All’epoca Jean Paul aveva solo dieci anni e quel giorno la sua vita cambiò per sempre. “Iniziai a correre per salvarmi ma fui travolto dalla folla in fuga e inciampai. Mi ritrovai faccia a terra, mi caddero addosso i corpi dei fuggiaschi colpiti. Rimasi immobile, sotterrato dai cadaveri per un tempo che mi parve infinito. Chi chiedeva aiuto veniva freddato all’istante”. Continua a leggere “Il diario di Jean Paul, un tutsi 26 anni dopo”

Kjasif, testimone e vittima dei crimini serbi

Avvenire, 12 settembre 2020

“Temo che stiano venendo a prendere anche me. Eccoli, stanno arrivando, sento i loro passi. Temo che questa sia la mia ultima corrispondenza…”. Si conclude con queste poche righe strazianti l’ultimo manoscritto che il giornalista bosniaco Kjasif Smajlovic riuscì a trasmettere la mattina del 9 aprile 1992 alla redazione del quotidiano Oslobodenje dalla sua città, Zvornik, stretta sotto assedio dalle truppe irregolari serbe. Sembra di sentirli, i calci alla porta del suo ufficio, le grida e gli improperi, le inutili richieste d’aiuto e di pietà, a precedere i colpi, gli spari, il sangue. Sembra di rivedere al rallentatore gli ultimi e interminabili istanti di vita di un uomo che aveva deciso di non scappare di fronte alla violenta aggressione del suo paese. Avrebbe potuto andarsene, come avevano fatto molti altri. Ma scelse di restare. Fino all’ultimo rimase nel suo ufficio per inviare corrispondenze alla redazione di Sarajevo. Continua a leggere “Kjasif, testimone e vittima dei crimini serbi”

Ebru Timtik, morta di fame e di ingiustizia

Se n’è andata in silenzio, in una stanza d’ospedale, dove era stata trasferita dal carcere in seguito al precipitare delle sue condizioni. Se n’è andata al 238esimo giorno di uno sciopero della fame con il quale chiedeva un processo equo in un Paese, la Turchia, in cui l’equità e la giustizia sono concetti inesistenti. Specie se sei donna. Specie se sei un’avvocata per i diritti umani. Specie se non pieghi la schiena di fronte a un potere che vorrebbe tapparti la bocca. È morta così, Ebru Timtik, di fame e di ingiustizia. Il suo cuore si è fermato semplicemente perché non aveva più nulla da pompare in un corpo scarnificato dall’inedia. Continua a leggere “Ebru Timtik, morta di fame e di ingiustizia”

Séamus Heaney lirico e “politico”

Avvenire, 30 luglio 2020

Dopo la lunga chiusura imposta dalla pandemia è stata finalmente riaperta al pubblico, nel centro di Dublino, la grande mostra dedicata alla vita e all’opera di Seamus Heaney ospitata negli spazi culturali della Bank of Ireland, di fronte al Trinity College. Fu Heaney in persona, alcuni mesi prima di morire, a consegnare alla National Library della capitale irlandese una dozzina di scatoloni contenenti centinaia di reperti cartacei, scritti, bozze di poesie, lettere e dattiloscritti. Materiale che, debitamente arricchito da alcuni oggetti personali del poeta, ha costituito l’embrione di “Listen Now Again”, la mostra curata da Geraldine Higgins che consente di rivisitare l’opera e l’eredità di uno dei più grandi poeti contemporanei. Nato da una famiglia cattolica in una fattoria dell’Irlanda del Nord, figlio di un commerciante di bestiame, Heaney ha saputo fondere magistralmente la povertà materiale e la ricchezza spirituale della campagna irlandese dov’era cresciuto con la sua cultura di fine conoscitore del latino, del gaelico, dell’antico anglosassone, di letterato che come pochi altri poteva confrontarsi con le opere di Virgilio, di Ovidio, di Sofocle. Continua a leggere “Séamus Heaney lirico e “politico””

Ritrovate le ossa di Hugh “il rosso”? Dublino rivive la resistenza gaelica

Avvenire, 26 luglio 2020

“Tutta Valladolid sa dove seppellirono Hugh il rosso”, scrisse alcuni anni fa il poeta irlandese modernista Thomas McGreevy, e oggi i suoi versi suonano profetici, dopo la scoperta dei presunti resti del grande principe guerriero Hugh O’Donnell. Anche senza attendere conferme dalle analisi del Dna, gli archeologi spagnoli sono già sicuri di aver ritrovato nelle viscere del centro storico di Valladolid le ossa del nobile ribelle che alla fine del XVI secolo si batté contro gli inglesi nel tentativo di resistere alla conquista dell’Irlanda. Gli approfonditi scavi effettuati nei pressi delle fondamenta di una banca hanno riportato alla luce le mura perimetrali della cappella dell’antico monastero di San Francesco, risalente al XIII secolo. Al suo interno sono stati rinvenuti un teschio e i resti completi di uno scheletro. Continua a leggere “Ritrovate le ossa di Hugh “il rosso”? Dublino rivive la resistenza gaelica”

Sul web il più grande archivio mondiale sulle vittime del nazismo

Avvenire, 18 luglio 2020

Fino a poco tempo fa sembrava una sfida affascinante ma troppo velleitaria per poter essere realizzata in tempi brevi. Poi è arrivata la pandemia e nelle lunghe settimane di isolamento domestico migliaia di persone di tutto il mondo si sono fatte coinvolgere nel progetto che porterà alla completa digitalizzazione del più grande archivio mondiale sulle vittime del nazismo. Era iniziato tutto quasi per caso, all’inizio dell’anno, quando a un gruppo di studenti delle scuole superiori tedesche era stato chiesto di contribuire all’inserimento sul web dei dati degli Arolsen Archives, il cosiddetto “archivio della Shoah”, ovvero ciò che resta dell’ossessione nazista di documentare e catalogare ogni singolo aspetto dello sterminio. Situato nella piccola cittadina tedesca di Bad Arolsen, l’archivio custodisce un patrimonio di oltre quaranta milioni di documenti sulla persecuzione nazista, il lavoro forzato e i sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale. Continua a leggere “Sul web il più grande archivio mondiale sulle vittime del nazismo”

Dall’Etiopia a Salò, le galere del fascismo

Avvenire, 18 luglio 2020

“Fui sbattuto in cella nel campo di prigionia di Danane insieme ai criminali comuni. C’era una sola latrina per quasi duecento prigionieri, da mangiare ci davano cibo avariato e pieno di vermi. Se ci lamentavamo, le guardie dicevano che stavano eseguendo ordini ricevuti dall’alto”. Nel 1937 il giudice della Corte Suprema di Addis Abeba, Michael Bekele Hapte, fu arrestato insieme a molti suoi connazionali dopo il fallito attentato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani. Tra gli etiopi incarcerati nella rappresaglia c’erano persino bambini come Imru Zelleke, che aveva appena dodici anni quando fu assegnato alle pulizie dell’infermeria del carcere. “Molti detenuti si ammalarono di malaria, di tifo, di scorbuto e di dissenteria”, ricorda Zelleke, che in seguito sarebbe diventato ambasciatore del suo paese. “Oltre seimila persone furono detenute a Danane e meno della metà di esse riuscì a sopravvivere in quelle condizioni”. Le memorie e le testimonianze dirette della vergognosa campagna fascista in Etiopia sono uno dei tasselli che compongono l’approfondito database del centro di documentazione on-line “I campi fascisti. Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò” consultabile su internet all’indirizzo www.campifascisti.it. Continua a leggere “Dall’Etiopia a Salò, le galere del fascismo”

Quella “città ideale” chiamata Auschwitz

Avvenire, 27 giugno 2020

L’Italia era appena entrata in guerra a fianco di Hitler quando il primo carico di prigionieri arrivò ad Auschwitz, il 14 giugno 1940. Dai carri piombati scesero 732 esseri umani del tutto ignari della sorte mostruosa che il regime nazista aveva deciso per loro. La storia del più famigerato Lager del Terzo Reich inizia ufficialmente in quei giorni ma non si conclude il 27 gennaio 1945 con l’arrivo dell’Armata rossa. Terminata la sua funzione di sterminio, l’ombra di Auschwitz ha attraversato i decenni arrivando fino ai giorni nostri, entrando a far parte della nostra contemporaneità come sinonimo del male assoluto. Ancora oggi, a ottant’anni esatti di distanza, quella “rottura di civiltà” di cui parlò Primo Levi ci costringe a confrontarci con la natura dell’uomo, con il senso della vita e della morte, senza fornirci risposte definitive. Secondo lo storico Frediano Sessi, tra i massimi studiosi italiani dell’Olocausto, “le tensioni, le incomprensioni, le strumentalizzazioni e tutte quelle piccole e grandi fratture che si producono attorno ad Auschwitz denunciano il fatto che esso è ancora un luogo vivo, che interagisce con il presente destabilizzandolo e immettendo inquietudine, come fosse un mostro non ancora sconfitto, solo dormiente, perciò minaccioso”. Continua a leggere “Quella “città ideale” chiamata Auschwitz”