Al via il processo al boia di Zagabria

gotovina.jpgAll’Aja è iniziato il processo al generale croato Ante Gotovina, accusato di crimini di guerra. I media e l’opinione pubblica croata seguono molto attentamente questo evento, vissuto da una parte dei cittadini come un “processo all’intero Paese”.
In base alle accuse, Gotovina e altri due generali croati sono stati coinvolti in un’azione criminale che mirava alla definitiva eliminazione della popolazione serba dalla Croazia nel corso della cosiddetta “operazione Tempesta” dell’agosto 1995.
La politica ufficiale croata e buona parte dei cittadini considerano ancora il generale dal passato assai poco raccomandabile un eroe nazionale e la riconquista della Krajina una legittima azione militare. L’ardua sentenza, com’è giusto che sia, spetta però al Tribunale penale internazionale per i crimini in ex-Jugoslavia.

“Osservatorio sui Balcani” propone un approfondimento molto interessante

L’Argentina tra Memoria e resistenza

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Da oggi a domenica 30 marzo si tiene a Roma “Argentina: ieri e oggi. Memoria, lotta e resistenza”, un’iniziativa organizzata dall’associazione di cooperazione italo-argentina Progetto Sur per contribuire alla costruzione della Memoria Collettiva. Immagini, cinema, incontri, testimonianze e dibattiti
per ricordare la necessità di avanzare verso una società diversa, che obbliga ad esercitare la memoria, appropriandosi criticamente del passato. Il programma, ricco e molto interessante, si svolge in Largo Dino Frisullo, all’interno del Campo Boario dell’ex mattatoio, zona Testaccio, a Roma. Ingresso libero

Olimpiadi da boicottare?

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Tanto da qui all’estate sarà uno dei principali argomenti di discussione. E allora tanto vale chiederselo subito. E’ giusto boicottare i Giochi estivi di Pechino? O è forse meglio propendere per una campagna come quella lanciata mesi fa da Amnesty International? L’Ong a difesa dei diritti umani è contraria al boicottaggio e pensa che le Olimpiadi siano un’occasione unica per mobilitare l’opinione pubblica e spingere il governo cinese verso una svolta radicale. Chi scrive la pensa esattamente allo stesso modo. Intanto durante la cerimonia per l’accensione della fiaccola è andata in scena la prima protesta mediatica. Non da parte degli attivisti tibetani, ma ad opera dei rappresentanti di Reporters sans Frontières, l’associazione che si batte per i diritti della libera stampa. Sono entrati in azione mentre parlava Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008: uno ha sventolato una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette e la scritta «boicottate i Paesi che disprezzano i diritti umani», l’altro ha cercato di impadronirsi del microfono. Sono stati subito bloccati dal servizio di sicurezza. Una dozzina di manifestanti ha poi inscenato una protesta nelle strade di Olimpia. La tv cinese, manco a dirlo, ha sospeso la trasmissione in diretta della cerimonia, senza alcuna spiegazione.

Qui sotto è possibile rivedere le immagini censurate della protesta

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L’altra faccia del Kosovo indipendente

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Quando il Kosovo era parte della Serbia, la popolazione albanese, maggioritaria nella regione, era ovviamente una minoranza all’interno della repubblica serba. Ignorati per lunghi anni, i problemi della minoranza hanno guadagnato l’attenzione della “comunità internazionale” (cioè filoamericana) soltanto quando gli Stati Uniti hanno deciso di bombardare Belgrado. Era il 1999: due anni prima dell’11 settembre 2001, la capitale serba veniva colpita dalle bombe della Nato. Mai come allora è stata chiara la differenza fra Europa e Occidente: la Serbia faceva (e fa) parte della prima, ma non del secondo. Questo spiega perchè ogni anno la “comunità internazionale” commemora le vittime delle Twin Towers, civili innocenti, ma dimentica quelli di Belgrado, civili altrettanto innocenti.
Nel 1999 la difesa della minoranza albanese è stata inserita nel campionario delle cause occidentali: a un certo punto, è parso che l’unico modo per garantire questa minoranza fosse quello di trasformarla in maggioranza attraverso l’indipendenza. In realtà la posizione favorevole all’indipendenza del Kosovo non deriva da una sincera partecipazione ai problemi della minoranza albanese, ma dall’avversione nei confronti della Serbia. La secessione appare lecita perchè diventa il modo per “punire” Belgrado. Quando si sente dire che “i serbi non sono degli zuccherini” si capisce che l’indottrinamento dei media fedeli a Washington ha colpito un’altra volta nel segno. La Serbia è diventata così l’ennesimo “stato canaglia”, accanto alla Bolivia, all’Iran, al Venezuela.

Quale indipendenza?
La maggior parte dei paesi europei, Italia compresa, ha riconosciuto l’indipendenza del nuovo stato. Pochi hanno rifiutato di farlo: Grecia, Romania, Spagna. Si è detto che questi, in particolare la Spagna, l’hanno fatto per non incoraggiare i rispettivi movimenti indipendentisti. Ma si tratta di un’argomentazione semplicistica. Anzitutto perché la Catalogna e i Paesi Baschi sono inseriti in contesti del tutto diversi. Dal 1990 al 2006, inoltre, l’Europa ha visto cadere tre federazioni (Cecoslovacchia, Jugoslavia e Unione Sovietica) che si sono trasformate in ventitre stati. Dopo un simile terremoto continentale, quindi, i separatisti non avevano certo bisogno dell’esempio del Kosovo.
Ma il nodo centrale è un altro: l’indipendenza del Kosovo è un falso problema. La realtà si chiama Bondsteel, nome che indica la base Nato situata nei pressi di Uroševac (Kosovo orientale). Si tratta della più grande struttura militare costruita dagli Stati Uniti dopo la guerra del Vietnam (vedi foto sotto). Come dimostra il giornalista Michel Collon nel libro Media Lies and the Conquest of Kosovo (Unwritten History, 2007), la secessione del Kosovo riveste un’importanza centrale per l’espansionismo americano nell’area balcanica. La verità è questa: altro che indipendenza.
(A. Mich.)

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Verso la riunificazione dell’Irlanda

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“La riunificazione dell’Irlanda non è un sogno lontano ma un obiettivo al quale stiamo lavorando”: l’ha affermato oggi il presidente di Sinn Féin Gerry Adams nel corso delle celebrazioni svolte a Dublino per il 92esimo anniversario della Rivolta di Pasqua del 1916. Adams ha ribadito l’appello a tutti i partiti irlandesi che sostengono il progetto di riunificazione affinché lavorino a stretto contatto per raggiungerla prima possibile. “Dobbiamo impegnarci soprattutto per convincere il mondo unionista dei benefici dell’unità dell’isola e di un futuro condiviso fondato sul rispetto per le singole tradizioni. Stiamo per completare il lavoro iniziato dai ribelli del 1916.” Altri dettagli sulle dichiarazioni di Adams sono in questo articolo dell’Irish Times.

Sarebbe straordinario che la riunificazione dell’Irlanda arrivasse entro il 2016, per il centesimo anniversario dell’Easter Rising

Sono finalmente on-line anche le gallerie fotografiche sui murales di Belfast