Quando in Transilvania si parlavano tre lingue

Avvenire, 5 dicembre 2019

Di quel crocevia etnico, linguistico e culturale esistito fino a poco tempo fa nel cuore dell’Europa centrale, oggi non resta quasi più alcuna traccia. Le basi per la convivenza tra ungheresi, romeni e tedeschi della Transilvania erano state gettate in epoca medievale, dando forma a un orizzonte multiculturale che era sopravvissuto al trascorrere dei secoli ma era destinato a svanire lentamente a partire dal Secondo dopoguerra. Quel mondo ormai quasi cancellato ritorna in vita nel romanzo Le età dei giochi. Un’infanzia in Transilvania di Claudiu M. Florian (Voland, traduzione di Mauro Barindi, pagg. 363, euro 18) attraverso la rappresentazione autobiografica di un microcosmo originalissimo e dalla valenza universale. È la prima metà degli anni ‘70 del XX secolo, in un villaggio ai piedi di una fortezza medievale, non lontano dalla città di Brasov, in Transilvania. A farsi interprete di quel “melting pot” plurilinguistico e multietnico della Romania in cui coabitano da secoli ungheresi, sassoni e romeni è un bambino tra i cinque e i sette anni che vive con i nonni da quando i genitori, di professione attori di teatro, si sono trasferiti a Bucarest senza di lui. La profonda diversità etnico-linguistica si riflette nella stessa famiglia del protagonista, dove “non tutti parlano il tedesco, né il sassone, né l’ungherese, però tutti parlano il romeno. È la lingua della terra, non lascia nessuno proseguire per la propria strada senza che abbia saputo qualcosa. Anche se i suoi suoni ruzzolano in gola, sulla punta della lingua o fra i denti in modo diverso”. Lo sguardo disincantato del ragazzino ci introduce nella quotidianità del villaggio che è scandita dai ritmi della natura e dalle vicende private di quattro generazioni della sua famiglia, segnate dall’emigrazione, dallo sradicamento, dai drammi delle guerre e da un presente dominato dalla feroce dittatura di Ceausescu (“Ci comanda tutti a bacchetta, se non arrivavano i russi col loro comunismo, continuava a fare il ciabattino al suo villaggio. Ora si crede un gran rumeno e intavola discussioni con tutti i potenti del mondo. Ma quelli non sono mica fessi. Mica muoiono d’amore per lui, un olteno di Scornicesti!”).
Le età dei giochi – vincitore del premio dell’Unione europea per la letteratura nel 2016 – è un romanzo corale e plurilingue quasi completamente autobiografico. Florian è infatti originario della piccola città romena di Rupea, in Transilvania, anch’esso luogo di incrocio di culture tra romeni, sassoni e ungheresi. “Nel libro ho cercato di mantenere una certa distanza – ci spiega – per far sì che chi ha vissuto nel mio paese in quell’epoca potesse ritrovarvi almeno un pezzo della propria biografia. Volevo raccontare la convergenza tra modi di pensare assai diversi, quello dei romeni e dei Sassoni della Transilvania, quello degli Olteni e quello dei cosiddetti romeni dell’antico regno”. Il protagonista tenta di dare un senso al mondo che lo circonda a partire dalle parole pronunciate in lingue diverse, dagli oggetti strani e sfuggenti che danno forma alla realtà, e nel farlo interpreta un tempo segnato da tragedie e lacerazioni. Il passato drammatico della sua famiglia, l’avvento del comunismo, la Guerra Fredda e la popolazione sassone deportata in Unione Sovietica, dove fu costretta ai lavori forzati. “La famiglia di mia nonna era sassone. Mio nonno arrivava invece dall’Oltenia, la regione che ha dato i natali anche a Ceausescu. Era un militare di carriera che fu inviato in servizio in Transilvania alla fine degli anni ‘30. Si sposarono per impedire che mia nonna, appartenente alla minoranza tedesca del paese, venisse deportata in Unione Sovietica”. Al termine della Seconda guerra mondiale decine di migliaia di “Sachsen” furono internati nei lager sovietici con il beneplacito del governo di Bucarest. L’emorragia della popolazione sassone sarebbe proseguita anche in seguito, durante il regime comunista, finendo per spopolare interi villaggi. La trama del romanzo è solcata da precisi riferimenti storici: la morte di Mao Tse-Tung, la caduta di Saigon e la fine della guerra in Vietnam, le Olimpiadi di Montreal dell’estate 1976 con i trionfi della ginnasta romena Nadia Comaneci. Ma la curiosa ingenuità del protagonista, resa attraverso una narrazione in prima persona e una prosa talvolta ironica, non deve trarre in inganno. Secondo Florian quelli furono anni decisivi nella storia della Romania e dell’Europa: “fu senza dubbio un periodo assai duro perché dominato dalla dittatura comunista, ma anche caratterizzato da una coraggiosa politica estera e da grandi cambiamenti che avrebbero trovato compimento nel decennio successivo”. Ma più che un romanzo politico, Le età dei giochi è un grande affresco familiare, il tributo a un mondo che non esiste più. “In primo luogo molte delle persone che racconto nel libro se ne sono andate. Alcune sono morte, le altre sono in gran parte emigrate. Sia la mia generazione, quella nata alla fine degli anni ‘60, che quelle successive hanno lasciato il paese e sono andate a vivere all’estero.
L’universo descritto da Florian ricorda per certi versi quello raccontato dalla scrittrice tedesca di origine romene Herta Müller, premio Nobel nel 2009, che nel suo romanzo L’altalena del respiro si era fatta interprete della tragica vicenda della minoranza tedesca del Banato deportata nei campi di lavoro sovietici. Anche Florian, come Müller, è perfettamente bilingue e nel suo lavoro di scrittore usa sia il tedesco che il romeno. “Mia nonna mi parlava sempre in tedesco e in gioventù mi sono formato in scuole di lingua tedesca. In Romania, durante il periodo comunista, la situazione della minoranza sassone fu assai migliore di quella di altri paesi socialisti. Avevamo le nostre scuole, le nostre università, i nostri organi giornali, persino i seminari teologici per i religiosi di lingua tedesca. Questo libro l’ho scritto in tedesco e poi l’ho tradotto personalmente in romeno. Sto replicando questo metodo di lavoro anche nel nuovo romanzo che sto scrivendo. Sarà il proseguimento della storia raccontata in Le età dei giochi”.
RM

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